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Ridate l’Italia al suo unico sovrano: il popolo

Perché gli indici di borsa non sono il metro per dare un giudizio sulla stabilità politica del nostro Paese

Mario Monti a Sun Valley

Anche Mario Monti partecipa alla “Sun Valley conferente” , incontro annuale dei guru dell hi-tech. Idaho, 12 Luglio 2012 (Crdits: Reuters / Jim Urquhart)

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Sono un’elettrice di centrodestra, ma sono anche un po’ preoccupata dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi. Subito sono apparsi titoli negativi sui giornali, tutti dicono che lo spread che sale e la borsa che crolla sono colpa sua. A me pare di vedere qua e là una grande esagerazione, e forse un po’ di malafede. Forse, però, sbaglio.
Luisa C., via email

Definire una perdita in borsa di poco superiore al 2 per cento un «crollo» o presentarla come l’anticamera di una tragedia per l’Italia equivale a imbrogliare la gente. Significa disinformare, piegare l’informazione ad altri interessi. È successo anche questo, dopo le dimissioni annunciate da Mario Monti nella foga editorial-luttuosa che ha seguito la fine del suo governo. Recuperate le prime pagine dei giornali, sforzatevi di ricordare i toni dei telegiornali. Poi chiedetevi semplicemente: ma è mai successo, dall’inizio del 2012 con Monti a Palazzo Chigi, che la borsa di Milano abbia perso in una seduta più del 2 per cento? La risposta è sì, eccome: è successo 32 volte.

Chiedetevi ancora: quante volte, a ogni scivolone superiore al 2 per cento, si è gridato alla fine del mondo? E poi: come la mettiamo se il giorno successivo, come è accaduto, la borsa risale? Ha smesso il lutto e s’è messa a brindare alla fine di Monti? Per non parlare dello spread, con tutte le favole che lo accompagnano. Dopo Monti è aumentato di 30 punti: come faremo a pagare il debito pubblico, hanno iniziato a chiedersi i dotti sacerdoti della finanza? Panico. Vi presento Maria Cannata, direttore generale del debito pubblico al ministero dell’Economia, dichiarazione dell’11 dicembre: «Siamo in condizioni di tutta tranquillità. I prossimi anni saranno piuttosto tranquilli. Le scadenze diventeranno importanti solo a partire dal 2017». Amen.

Riavvolgiamo il nastro, proviamo a ragionare. È evidente che l’Italia, con il suo esecutivo tecnico, ha rappresentato un’anomalia per un sistema democratico fondato sul principio in forza del quale governa chi viene eletto dai cittadini. Il consenso popolare, per così dire, è stato in libertà vigilata per un anno. Insomma, siamo stati un Paese con una sovranità trasferita dal soggetto titolare (il popolo) a un soggetto sconosciuto alla Costituzione (il tecnico) in nome dell’emergenza economica e dei diktat dell’Europa.

Ora che la parentesi, ma non la crisi, si è chiusa siamo per caso passati al condizionamento sulla sovranità delle candidature? Il coro, la grande orchestra che dai giornaloni italiani a quelli stranieri passando per alcune cancellerie europee intona il requiem dell’Italia vorrebbe arrogarsi il diritto di imporre Mario Monti come candidato unico infischiandosene della volontà popolare. Da qui le minacce non esplicite dei disastri che ci pioverebbero addosso nel caso in cui il Professore non fosse più a Palazzo Chigi, da qui l’immagine devastata della Grecia ben visibile sullo sfondo. Tutto questo succede ancora prima che inizi la campagna elettorale e questo è inaccettabile, perché dovrà essere il popolo, l’unico titolare della sovranità, a decidere chi votare e chi eleggere. E il popolo italiano, con le scelte che autonomamente farà, merita rispetto. Piaccia o no, in Italia ancora non comandano i «mercati», ma i cittadini.

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