Entra in guerra l'armata dei libri

De Bortoli, Lillo, lo stesso Renzi. Se chi indaga e la politica avessero ben lavorato non ci sarebbe bisogno di libri "rivelatori". Un fallimento per tutti

De-bortoli

L'ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli in occasione della presentazione del suo libro "Poteri forti o quasi" - Milano, 10 maggio 2017 – Credits: ANSA / MATTEO BAZZI

Un tempo i libri avevano il compito di analizzare la storia, di rileggerla - e correggerla magari - grazie a documenti dimenticati in archivio. Venivano pubblicati da autori solitamente non protagonisti dei fatti di cui si occupavano e a molti anni di distanza dagli eventi, proprio per essere distaccati dalle interferenze del presente.

Scrivo questa premessa dopo aver riflettuto sui casi che riguardano le famiglie Boschi e Renzi. Il minimo comun denominatore (o il massimo comune multiplo, fate voi) delle vicende è che a essere protagonisti sono i padri dei due esponenti politici, uno per Banca Etruria e l'altro per le indagini su mazzette e appalti Consip.

È già trascorso molto tempo, troppo, da quando la magistratura indaga sui due casi. Ad oggi non abbiamo alcuna certezza giudiziaria, solo una grandissima confusione. In questo vuoto di verità s'avanza ed entra una nuova armata, quella dei libri appunto. Questa armata esiste e può invadere il campo, portando quasi sempre elementi di ulteriore disordine, perché si è creato uno iato incolmabile tra chi dovrebbe garantire certezze e la realtà.

Questo dovrebbe preoccupare tutti e non poco. I due casi soffrono infatti di un clamoroso deficit di credibilità di investigatori e magistrati. Mi limiterò a stare in superficie: c'è un capitano dei carabinieri indagato per falso aggravato per aver "manipolato" intercettazioni; c'è un reparto della Benemerita "sollevato" dallo svolgere accertamenti dalla procura di Roma; c'è un pubblico ministero di Napoli in guerra con i colleghi di Roma che a sua volta è sotto procedimento disciplinare su iniziativa del procuratore generale della Cassazione per "presunte" esternazioni legate all'inchiesta; ad Arezzo il procuratore capo titolare del fascicolo su Banca Etruria, già consulente del governo Renzi fino al 2015, rimane dov'è anche dopo le rivelazioni di Panorama che smentirono la sua non conoscenza con i Boschi mentre al Csm, che dovrebbe controllare i suoi comportamenti, siede su indicazione del Pd di Boschi-Renzi l'avvocato penalista che difese papà Boschi in diversi procedimenti condotti (guarda un po') dallo stesso procuratore.

Risultato: credibilità pressocché azzerata per chi indaga, siano forze dell'ordine o magistrati. E la politica? Totalmente inaffidabile, bastano due fatti: il pandemonio intorno alla legge elettorale e l'incapacità del Parlamento dopo oltre sei mesi (!) di eleggere un giudice costituzionale. S'avanza l'armata dei libri, dunque. Ecco Ferruccio de Bortoli (Poteri forti, o quasi) sul caso Etruria con le rivelazioni su Maria Elena Boschi, Marco Lillo sul caso Consip (Di padre in figlio) con le intercettazioni tra Matteo e papà ed è in arrivo lo stesso Renzi jr. con il suo libro in uscita (Avanti - Perché l'Italia non si ferma), dove promette rivelazioni su tutto.

Gli autori si sarebbero risparmiati queste fatiche letterarie se solo chi indaga (investigatori), chi conduce le inchieste (magistrati), chi controlla (Csm e commissioni parlamentari) e chi rappresenta gli italiani alla Camera e al Senato avessero fatto il loro dovere. Hanno fallito tutti. E questa, senza dubbio, è la pagina più brutta che sta scrivendo la nostra fragilissima democrazia.

© Riproduzione Riservata

Commenti