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Barack Obama: abbiamo vinto, e ora che facciamo?

Il capo del comitato per la rielezione Jim Messina ha mandato un questionario a milioni di supporter del presidente per chiedere quali dovrebbero essere le priorità di programma del secondo mandato

Ansa

Barack Obama needs you. Il presidente ha ancora bisogno di te. Se no, Jim Messina, il potente e geniale capo della macchina da guerra (elettorale) che ha condotto le divisioni democratiche alla vittoria il 6 novembre, non avrebbe mandato a milioni di elettori, supporter o semplici iscritti alla mailing list un questionario con cui chiede quali devono essere le priorità del secondo mandato.

L'iniziativa di Jim Messina (il quale in una recente visita alla Casa Bianca, per scherzo ha detto che la prossima sfida da vincere per lui è diventare esperto di vini rossi italiani) serve forse come feedback dell'operato del presidente, oppure ha lo scopo di capire quale è la lista dei desideri degli elettori democratici, per meglio preparare il terreno delle prossime battaglie politiche. In ogni caso è piuttosto originale e segna un altro passaggio dell'evoluzione della comunicazione politica. In fondo, non si era mai visto un presidente eletto sulla base di un programma politico chiedere ai suoi elettori idee e lumi su cosa fare con il mandato avuto da loro.

Ma Messina è avanti. E lo si era capito. Perché, in realtà, nel questionario non chiede soltanto quali provvedimenti devono essere presi per primi dalla Casa Bianca, ma vuole conoscere il giudizio degli interpellati  anche su  quale deve essere le priorità della vasta rete di singoli individui, associazioni, gruppi di pressione e sociali che ha fatto vincere Obama: appoggiare l'agenda del presidente? Puntare tutto sui candidati per le prossime elezioni di Medio Termine? Far nascere o crescere una nuova generazione di leader e di organizzatori di macchine elettorali (come lui)?

Il questionario, insomma, sembra essere il primo passo verso la campagna democratica di Medio Termine, che avrà come scopo la riconquista del Congresso. E poi, perché no?, magari Jim Messina pensa già al 2016 e a come tenere insieme la coalizione elettorale che ha premiato Barack Obama in vista della sfida del prossimo candidato democratico. Quattro anni, sono tempi biblici in politica, ma è meglio essere previdenti. O no?

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