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Corea del Nord, quanto è davvero pericolosa

La lunga serie di botta e risposta tra Pyongyang e la Casa Bianca

"La Corea del Nord cerca guai. Se la Cina decide di aiutare sarebbe magnifico. Altrimenti, risolveremo il problema senza di loro!". È il tweet con il quale il presidente Usa Donald Trump ha risposto all'ennesima provocazione di Pyongyang che, qualche ora fa, aveva minacciato "catastrofiche conseguenze" in risposta ad ogni ulteriore provocazione americana, definendo "oltraggiosa" la decisione Usa di dispiegare navi militari nella penisola coreana.

L'invio nell'area della portaerei americana a propulsione nucleare Uss Carl Vinson e della sua flotta di navi da guerra, dimostra come "le sconsiderate azioni statunitensi per invadere la Repubblica Popolare Democratica di Corea abbiano raggiunto una fase seria", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Pyongyang, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa del regime, Kcna.

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Pyongyang "è pronta a reagire a ogni scenario di guerra desiderato dagli Usa", è stato il monito. Il portavoce del ministero degli Esteri della Corea del Nord ha citato, in particolare, il rifiuto di Washington di escludere un raid preventivo contro le basi missilistiche di Pyongyang per il suo programma nucleare.

"Per rispondere alle provocazioni prenderemo le contromisure più dure - ha avvertito il portavoce coreano - in modo tale da poterci difendere con una potente forza d'armi".

La Corea del Nord aveva definito un'azione tale da giustificare l'uso della bomba atomica il raid americano contro la Siria, ordinato dal presidente Donald Trump in risposta alla strage di civili con le armi chimiche.

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L'EVOLUZIONE DELLO SCONTRO

5 APRILE 2017 - Il lancio di un nuovo missile
La Corea del Nord scaglia una nuova provocazione, proprio a poche ore dal vertice in Florida tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, con la minaccia nucleare coreana in cima all'agenda dell'incontro. 

Pyongyang ha infatti lanciato un nuovo missile balistico a medio raggio dalla sua costa orientale che ha percorso circa 60 km. Lanciato dalla base militare di Sinpo, sulla costa orientale del Paese, alle 6,42 ora di Seul, è caduto nel Mar del Giappone. Secondo le prime valutazioni del centro militare Usa e della Corea del Sud, potrebbe trattarsi del nuovo tipo a medio raggio KN-15.

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La reazione statunitense
Enigmatica la reazione del segretario di Stato statunitense Rex Tillerson: "Gli Stati Uniti hanno parlato abbastanza sulla Corea del Nord. Non abbiamo ulteriori commenti", ha fatto sapere con un comunicato dai toni sibillini.

Proprio in vista dell'incontro con Xi Jinping, Trump aveva usato parole molto dure, sostenendo di essere pronto ad agire da solo se Pechino non farà pressione sulla Corea del Nord per fermare il suo programma nucleare: "Se la Cina non ha intenzione di risolvere il problema, lo faremo noi", aveva detto il presidente.

Xi Jinping, che nel summit in Florida, nel resort di Mar-a-Lago, sperava di ammorbidire Trump sulla questione degli accordi commerciali tra le due potenze; dovrà quindi prima rassicurare il presidente americano sul suo impegno per metter fine alle minacce che arrivano da Pyongyang.

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22 MARZO 2017 - La precedente provocazione
Questa è solo l'ennesima provocazione nordcoreana. L'ultimo lancio missilistico risale a due settimane fa. Il 22 marzo scorso la Corea del Nord aveva effettuato un nuovo test missilistico, da una località vicino a Wonsan, nella parte orientale del Paese, ma il test fallì. Secondo la Marina di Stati Uniti e Corea del Sud, si era concluso con l'esplosione di un razzo a pochi secondi dal lancio. E con grande nervosismo da parte del dittatore nordcoreano Kim Yong-un.

Il test seguiva di pochi giorni l'ispezione del leader nord-coreano a un sito militare per assistere alla prova di un motore per razzi che potrebbe essere utilizzato per i missili balistici intercontinentali. Questo proprio mentre il segretario di Stato statunitense, Rex Tillerson, si trovava in Cina, terza tappa del suo viaggio asiatico, durante il quale aveva usato toni molto duri nei confronti della Corea del Nord. Una serie di minacce a distanza indice di una tensione crescente.

La posizione americana
Sta finendo "la pazienza strategica" nei confronti della Corea del Nord e del suo programma nucleare, aveva dichiarato allora Tillerson, che nelle scorse settimane aveva anche visitato l'area demilitarizzata tra le due Coree. Tillerson aveva aggiunto che la "denuclearizzazione è l'unica strada per la Corea del Nord per ottenere sicurezza e stabilità economica".

La Corea del Nord è una "seria minaccia": il lancio di missili da parte di Pyongyang è una "chiara violazione" di varie risoluzioni dell'Onu, aveva aggiunto poi il presidente americano Donald Trump nel corso di due colloqui separati con il premier giapponese Shinzo Abe e il presidente reggente della Corea del Sud Hwang Kyo-Ahn.

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"Trump ha messo in evidenza l'impegno incrollabile degli Stati Uniti con il Giappone e la Corea del Sud di fronte alla seria minaccia posta dalla Corea del Nord", aveva dichiarato la Casa Bianca. Aggiungendo: "Il presidente Trump si è detto d'accordo con il premier Abe e il presidente reggente della Corea del Sud Hwang sul continuare la stretta collaborazione bilaterale e trilaterale per dimostrare alla Corea del Nord che ci sono conseguenze serie per le sue azioni provocatorie e di minaccia"

Un precedente missile, lanciato a febbraio, aveva percorso 600 chilometri.

12 MARZO - I primi attacchi
La traiettoria dei precedenti quattro missili balistici nordcoreani, partiti domenica 12 marzo alle 7 del mattino dalla regione occidentale di Tongchang-ri, vicina al confine con la Cina, era stata di ben 1000 chilometri prima che i razzi cadessero nell’oceano, in un’area definita "di competenza economica del Giappone".

Seguendo il percorso di tre degli ordigni lanciati da Pyongyang la Difesa di Tokyio aveva ipotizzato - senza peraltro fornire ulteriori dettagli - che si fosse trattato di missili intercontinentali, potenzialmente in grado di colpire obiettivi a larghissima gittata.

Se la notizia fosse confermata si tratterebbe di un balzo in avanti del sistema missilistico della Corea del Nord, quasi l'avveramento di quanto dichiarato dal dittatore Kim III durante il suo ormai celebre discorso di capodanno: "I preparativi per il lancio del primo missile balistico intercontinentale capace di colpire le città degli Stati Uniti sono all’ultimo stadio". 

LE RAGIONI DEL LANCIO
Le ripetute provocazioni nordcoreane, secondo gli analisti, sono in realtà una risposta alle esercitazioni militari congiunte delle scorse settimane tra il corposo contingente militare americano (forte di 28.500 uomini nella penisola a Sud del 38° parallelo) e gli alleati della Corea del Sud. Il tutto va inquadrato in un momento di grave crisi internazionale, con Pechino - storico alleato di Pyongyang - sempre più insofferente verso i comportamenti irrazionali e imprevedibili di Kim, per il quale la corsa alle armi missilistiche e nucleari sembra diventata ormai una questione di vita e di morte, il suggello del sogno di "volare come potenza militare dell’Oriente che non potrà essere toccata nemmeno dal più forte dei nemici".

L’assassinio a Kuala Lumpur del fratellastro in autoesilio del regime - che ha assunto i contorni di una spy story internazionale dove sarebbero indirettamente coinvolti anche i servizi segreti della Cina e, forse, degli Stati Uniti - è un altro sanguinoso capitolo del braccio di ferro in corso ormai da due lustri tra il paranoico regime nordcoreano e la comunità internazionale, per risolvere il quale a poco è servito finora la strategia di "pazienza strategica" messa in campo da Obama e prima di lui da George Bush.

È ancora prematuro capire che cosa farà Donald Trump, che ha finora alternato dichiarazioni muscolari a una finora generica "disponibilità" a incontrare Kim a Pyongyang. È certo comunque che il fattore tempo - per impedire che il regime nordcoreano possa (dopo i test) effettivamente dotarsi di armi nucleari o missili in grado di colpire gli Stati Uniti - è diventato ormai uno degli elementi chiave di questa nuova crisi internazionale.

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