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Quanto è davvero pericolosa la Corea del Nord?

Tutto quello che c'è da sapere sui rischi correlati con la gestione politica e militare di Kim Jong-un

Kim Jong-Un a un concerto

28 dicembre 2016. Il dittatore nordcoreano Kim Jong-Un assiste a una performance congiunta della Moranbong Band – da lui fondata – e del Coro di Stato, in onore dei partecipanti alla Prima conferenza dei presidenti dei comitati delle primarie del Partito dei Lavoratori a Pyongyang. – Credits: North Korean Central News Agency/AFP/Getty Images

La Corea del Nord ha fallito un nuovo test missilistico, che secondo la Marina di Stati Uniti e Corea del Sud, si è concluso con l'esplosione di un razzo a pochi secondi dal lancio. E con grande nervosismo da parte del dittatore nordcoreano Kim Yong-un.

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Non è chiaro che tipo di missile fosse quello lanciato oggi da una località vicino a Wonsan, nella parte orientale del Paese, ma il test segue di pochi giorni l'ispezione del leader nord-coreano a un sito militare per assistere alla prova di un motore per razzi che potrebbe essere utilizzato per i missili balistici intercontinentali, proprio mentre il segretario di Stato statunitense, Rex Tillerson, si trovava in Cina, terza tappa del viaggio asiatico di settimana scorsa, durante il quale ha usato toni molto duri nei confronti della Corea del Nord. Una serie di minacce a distanza indici di una tensione crescente.

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La posizione americana
Sta finendo "la pazienza strategica" nei confronti della Corea del Nord e del suo programma nucleare, ha dichiarato Tillerson, che ha visitato alcuni giorni fa l'area demilitarizzata tra le due Coree. Tillerson ha aggiunto che la "denuclearizzazione è unica strada per la Corea del Nord per ottenere sicurezza e stabilita' economica".

La Corea del Nord è una ''seria minaccia'': il lancio di missili da parte di Pyongyang è una ''chiara violazione'' di varie risoluzioni dell'Onu, aveva aggiunto poi il presidente americano Donald Trump nel corso di due colloqui separati con il premier giapponese Shinzo Abe e il presidente reggente della Corea del Sud Hwang Kyo-Ahn.

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"Trump ha messo in evidenza l'impegno incrollabile degli Stati Uniti con il Giappone e la Corea del Sud di fronte alla seria minaccia posta dalla Corea del Nord", ha dichiarato la Casa Bianca. Che ha poi aggiunto: "Il presidente Trump si è detto d'accordo con il premier Abe e il presidente reggente della Corea del Sud Hwang sul continuare la stretta collaborazione bilaterale e trilaterale per dimostrare alla Corea del Nord che ci sono conseguenze serie per le sue azioni provocatorie e di minaccia"

L’ultimo missile, lanciato a febbraio, aveva percorso 600 chilometri.

Gli ultimi attacchi
La traiettoria degli ultimi quattro missili balistici nordcoreani, partiti domenica 12 marzo alle 7 del mattino dalla regione occidentale di Tongchang-ri, vicina al confine con la Cina, è stata di ben 1000 chilometri prima che i razzi cadessero nell’oceano, in un’area definita «di competenza economica del Giappone».

Seguendo il percorso di tre degli ordigni lanciati da Pyongyang la Difesa di Tokyio ha ipotizzato - senza peraltro fornire ulteriori dettagli - che si sia trattato di missili intercontinentali, potenzialmente in grado di colpire obiettivi a larghissima gittata.

Se la notizia fosse confermata si tratterebbe di un balzo in avanti del sistema missilistico della Corea del Nord, quasi l'avveramento di quanto dichiarato dal dittatore Kim III durante il suo ormai celebre discorso di capodanno: «I preparativi per il lancio del primo missile balistico intercontinentale capace di colpire le città degli Stati Uniti sono all’ultimo stadio». 

LE RAGIONI DEL LANCIO
L'ennesima provocazione nordcoreana, secondo gli analisti, è in realtà una risposta alle esercitazioni militari congiunte della scorsa settimana tra il corposo contingente militare americano (forte di 28.500 uomini nella penisola a Sud del 38° parallelo) e gli alleati della Corea del Sud. Il tutto va inquadrato in un momento di grave crisi internazionale, con Pechino - storico alleato di Pyongyang - sempre più insofferente verso i comportamenti irrazionali e imprevedibili di Kim, per il quale la corsa alle armi missilistiche e nucleari sembra diventata ormai una questione di vita e di morte, il suggello del sogno di «volare come potenza militare dell’Oriente che non potrà essere toccata nemmeno dal più forte dei nemici».

L’assassinio a Kuala Lumpur del fratellastro in autoesilio del regime - che sta assumento ogni giorno che passa sempre di più i contorni di una spy story internazionale dove sarebbero indirettamente coinvolti anche i servizi segreti della Cina e, forse, degli Stati Uniti - è un altro sanguinoso capitolo del braccio di ferro in corso ormai da due lustri tra il paranoico regime nordcoreano e la comunità internazionale, per risolvere il quale a poco è servito finora la strategia di «pazienza strategica» messa in campo da Obama e prima di lui da George Bush.

È ancora prematuro capire che cosa farà Donald Trump, che ha finora alternato dichiarazioni muscolari a una finora generica «disponibilità» a incontrare Kim a Pyongyang. È certo comunque che il fattore tempo - per impedire che  il regime nordcoreano possa (dopo i test) effettivamente dotarsi di armi nucleari o missili in grado di colpire gli Stati Uniti - è diventato ormai uno degli elementi chiave di questa nuova crisi internazionale.

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