Cronaca

Terrorismo, cosa rischia l'Italia

Può incidere sulla sicurezza del nostro paese il flusso migratorio alle frontiere d'Europa? Lo spiega l'esperto di intelligence Gianluca Ansalone

Poco dopo le ore 9 di questa mattina, solo uno dei valichi di frontiera fra Croazia e Serbia, quello di Bajakovo, era ancora aperto alla circolazione. Gli altri sette, chiusi. Ma per tutta la notte e nelle prime ore di questa mattina, è continuato incessante l'afflusso in Croazia di migranti e profughi provenienti dalla vicina Serbia.

Secondo i media a Belgrado, 30 autobus carichi di profughi sono giunti nella notte, altri quattro stamane. I nuovi arrivati si vanno ad aggiungere agli oltre 12 mila che erano giunti fino alla tarda serata di ieri.

I migranti arrivano dal confine serbo-ungherese, invalicabile dopo la costruzione del muro, da Belgrado e direttamente da Presevo, nel sud della Serbia dove prosegue incessante il flusso da Grecia e Macedonia. Intanto, nelle stesse ore, in Olanda c’è stato nuovamente un allarme terrorismo e ancora su un treno. La polizia olandese sta indagando sull'arresto di un uomo trovato rinchiuso nel treno Thalys, nella stazione di Rotterdam. Secondo le prime foto postate su twitter dai media olandesi, l'uomo fermato è un giovane, capelli scuri, pantaloni e giacca nera. 

Gianluca Ansalone, esperto di intelligence e strategie internazionali, il rischio di attentati terroristici aumenta con il l’aumentare dei flussi migratori   incontrollabili?
Non c’è evidenza, ad oggi, di un pericolo terrorismo legato ai flussi migratori. Dal monitoraggio degli sbarchi a Lampedusa, ad esempio, non è mai emerso un concreto pericolo terrorismo legato alla presenza, tra i migranti, di cellule legate ad al Qaeda o Isis. Purtroppo l’aumento delle masse migratorie in tutta Europa, come stiamo vedendo in Ungheria, Croazia, Serbia, non può non far crescere il rischio. Ma ripeto, al momento, non ci sono stati riscontri che possono collegare il rischio di attentati nel nostro Paese alla massa migratoria che sta entrando sul territorio europeo.

Secondo lei può rivelarsi efficace la costruzione di muri, barriere e chiusura di valichi di frontiera?
Assolutamente no. E’ una soluzione inutile ed effimera. E’ necessaria una vera e propria “governance” dei flussi migratori in quanto questo fenomeno è solamente all’inizio. Basta fare un conto algebrico delle popolazioni residenti nelle aree di crisi per capire che se non vengono stabilizzati i loro Paesi d’origine, queste barriere ai confini non potranno risolvere in alcun modo il problema. In particolare l’Europa deve porre la sua attenzione sulla Libia e sulla Siria. Questi due Paesi, più degli altri necessitano di un intervento importante da parte dell’Unione europea che deve elaborare anche un serio accordo di cooperazione allo sviluppo.

Possono essere risolutivi i raid aerei in Siria?
La Libia ha insegnato moltissimo. Credo che l’Europa non deve commettere lo stesso errore ma non può neppure pensare di fare interventi “spot” che alla fine non producono nessun risultato utile. Dall’altro lato, l’Europa non può neanche pensare di effettuare un intervento militare massiccio con bombardamenti e uomini sul territorio perché questo tipo di intervento sicuramente porterà ad una rivolta del mondo arabo contro quello occidentale con conseguenze davvero non controllabili. Dunque nessun intervento timido, ma neppure su larga scala. E’ necessaria una via di mezzo, probabilmente molto difficile da trovare, ma che rimane comunque l’unica soluzione possibile per tentare di stabilizzare quei Paesi. L’Europa, comunque, si deve dimenticare quei bombardamenti “chirurgici” che non portano assolutamente a nessun risultato.

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