palazzo ducale di Mantova
Cronaca

Musei, riforma Franceschini e sentenza del Tar: cos'è successo e cosa accadrà

Cinque direttori museali destituiti, le polemiche e l'appello al Consiglio di Stato che ha ora rimandato la sentenza al 26 ottobre. Ecco la ricostruzione della bufera sui beni culturali italiani

Nell'estate del 2015 il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini aveva nominato 20 nuovi direttori dei più importanti musei italiani, selezionandoli per la prima volta tramite un bando internazionale. 7 di questi 20 non sono italiani: un afflato cosmopolita sul patrimonio nostrano. Il Tar del Lazio, però, due anni dopo annulla la nomina di 5 direttori, infliggendo un duro colpo alla riforma franceschiniana e suscitando un'ondata di polemiche. 

Sotto il dito dei giudici le modalità della selezione. Tra i punti contestati i colloqui avvenuti tramite Skype e a porte chiuse e la presenza di direttori stranieri. 

Ma il 15 giugno, il Consiglio di Stato ha sospeso la sentenza del TAR rinviando al 26 ottobre l'udienza pubblica per decidere con sentenza le questioni relative alla legittimità delle nomine dei direttori dei musei. Il Consiglio di Stato quindi, "considerata la mancanza di pregiudizio nei confronti dei ricorrenti vittoriosi in primo grado - titolari di incarichi che durante il corso del processo continuano a svolgere - ha deciso, in via cautelare, che i direttori, le cui nomine erano state annullate dalle sentenze del TAR, riprendano a svolgere le loro funzioni in attesa della sentenza, a tutela della loro posizione lavorativa e retributiva".

Franceschini ne ha data comunicazione su Twitter, dopo aver più volte espresso le sue perplessità e il suo rammarico per la sentenza del TAR (vedi più in basso le sue reazioni)

Ecco cosa è successo, punto per punto.


La riforma di Franceschini

La riforma Franceschini ha rappresentato una rivoluzione del sistema museale italiano. In seguito al concorso internazionale, il 25 agosto 2015 è stata comunicata la lista dei magnifici 20, che arrivò come una bomba estiva con poche conferme tra i direttori museali (ad esempio Anna Coliva, rimasta alla Galleria Borghese) e molte sorprese da Nord al Sud della penisola. Ai 20 super musei è stata riconosciuta autonomia organizzativa, scientifica, finanziaria e contabile. 

Tra i nuovi direttori manager alta la percentuale di professionisti cooptati dall'estero. A questi se ne sono poi aggiunti altri 12. I primi 20 hanno iniziato a funzionare nel segno della novità dal dicembre 2015. La polemica, anche politica, non tardò a scoppiare. Tra i critici Forza Italia, Cinque stelle, Lega Nord (Buonanno accusò Franceschini di "vendere l'Italia agli stranieri") e pure Vittorio Sgarbi. A favore Confindustria Cultura e Fai.

In un anno di riforma, i 20 musei autonomi hanno segnato dati positivi: visitatori in aumento del 10% e incassi in rialzo del 19%. 


I tre errori del concorso contestati dal Tar

Il Tribunale amministrativo, nella sezione seconda quater, presieduta da Leonardo Pasanisis, con due sentenze depositate il 24 maggio ha accolto i ricorsi presentati da due partecipanti al concorso, che aveva coinvolto 1.400 concorrenti di tutto il mondo. Contesta le modalità di reclutamento, in tre punti. Eccoli. 

  • Sarebbe poco chiara l'assegnazione dei 20 punti dati durante la prova orale dei candidati. Il Tar sostiene: "Lo scarto minimo dei punteggi tra i candidati meritava una più puntuale e più incisiva manifestazione espressa di giudizio da parte della commissione nella valutazione dei colloqui e nell'attribuzione dei relativi punteggi, piuttosto che motivazioni criptiche ed involute".  
  • Inoltre, secondo quanto denunciato da chi ha fatto ricorso, i colloqui successivi alle prove scritte sono stati svolti a porte chiuse o addirittura via Skype, mentre, evidenzia il Tar, "occorre che durante le prove orali sia assicurato il libero ingresso al locale, ove esse si tengono, a chiunque voglia assistervi e, quindi, non soltanto a terzi estranei, ma anche e soprattutto ai candidati, sia che abbiano già sostenuto il colloquio, sia che non vi siano stati ancora sottoposti, atteso che ciascun candidato è titolare di un interesse qualificato a presenziare alle prove degli altri candidati, al fine di verificare di persona il corretto operare della commissione".  
  • Infine la partecipazione al concorso di candidati stranieri viene contestata perché contraddice l'articolo 38 del decreto legislativo 165 del 2001, secondo cui "cittadini degli Stati membri dell'Unione europea possono accedere ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche che non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, ovvero non attengono alla tutela dell'interesse nazionale". Tale norma escluderebbe ruoli dirigenziali pubblici per i non italiani. Sarebbe stata quindi necessaria da parte del Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) una deroga.
    Questa censura potrebbe ricadere anche sugli altri direttori stranieri. 

In tutto ciò, il paradosso è che nel frattempo uno dei due ricorrenti - l'archeologo Francesco Sirano, dipendente del Mibact dal 1999 - si è aggiudicato il posto di direttore del sito archeologico di Ercolano grazie ad una seconda selezione. 

Chi sono i 5 direttori "bocciati"
I 5 direttori "bocciati" dal Tar del Lazio sono quattro italiani e uno straniero: Carmelo Malacrino del Museo archeologico di Reggio Calabria, Eva Degl'Innocenti del Museo archeologico di Taranto, Paolo Giulierini del Museo archeologico nazionale di Napoli, Martina Bagnoli della Galleria estense di Modena, l'austriaco Peter Assman del Palazzo ducale di Mantova.

Tra loro non c'è il tedesco Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Paestum, ma solo perché il ricorso che lo riguarda è stato escluso per un vizio di forma.

Le reazioni al verdetto del Tar
Il ministro Franceschini aveva accolto la notizia con shock e stupore. A suo dire è uno stop al cambiamento. "La selezione internazionale per i direttori del musei italiani all'epoca fece il giro del mondo, il bando fu pubblicato dall'Economist, in questi tre anni non c'è stato Paese che non abbia tributato grandi riconoscimenti all'Italia per questa rivoluzione", ha detto alla Stampa. "La notizia negativa, la battuta d'arresto, adesso avrà la stessa eco enorme e sembrerà che in Italia qualsiasi innovazione è impossibile. È una cosa dolorosa, al di là della decisione d'appello". 

Attonito, Franceschini sostiene: "Trovo incredibile che la sentenza parli di stranieri quando in realtà i direttori sono europei: è una cosa che contrasta con la Corte di Giustizia Europea e il Consiglio di Stato". A stupirlo sono anche le critiche all'operato della commissione giudicante, dove si contavano alte personalità, dal presidente Paolo Baratta al direttore della National Gallery di Londra Nicholas Penny, fino a Claudia Ferrazzi, che in Francia Macron ha voluto sua consigliera culturale

Secondo il MIbact i Tar del Lazio avrebbe applicato in modo molto restrittivo la legge sul pubblico impiego "ignorando quindi i progressi fatti con la successiva giurisprudenza sia italiana che comunitaria".

Franceschini ha il sostegno di tutto il Partito democratico. Il segretario Matteo Renzi via social è stato severo contro il Tar: "Non abbiamo sbagliato perché abbiamo provato a cambiare i musei: abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare il Tar".

Peter Assmann, il direttore austriaco destituito, ha commentato al Messaggero: "Penso che la riforma di Franceschini sia stato uno dei progetti culturali più importanti degli ultimi anni. Vedremo come finirà questa storia. Spero che non venga buttato tutto, perché, mi creda, avevamo fatto un miracolo. Per esempio in un anno abbiamo aumentato i visitatori del Palazzo ducale del 51%". E ancora: "Mi aspettavo tante cose ma non questa. Anche perché mi sembra un'anomalia tutta italiana. Nel resto d'Europa non ci sono problemi per i direttori che vengono da altri Paesi. 

Il direttore degli Uffizi di Firenze, lo storico dell'arte tedesco Eike Schmidt, contro la cui nomina era stato presentato un ricorso respinto dal Tar, commenta: "Se il pronunciamento dei giudici dovesse bloccare la riforma Franceschini rischieremmo la paralisi. Uno stop ora sarebbe tragico per la cultura italiana e, in generale, per l'economia visto che la cultura è uno dei principali traini".

Ma ci sono studiosi anche contenti del verdetto del Tar. Secondo lo storico dell'arte Tomaso Montanari, da sempre critico sulla riforma Franceschini, si tratta di una sentenza che dimostra "che non basta fare, bisogna fare bene. La riforma è stata affrettata e fatta tecnicamente male". Stesso giudizio di Sgarbi, che parla di "riforma sbagliata" e ritiene la decisione del Tar "impeccabile".

La sentenza del Consiglio di Stato

Con una sentenza pubblicata il 15 giugno, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del ministero e sospeso i due provvedimenti del Tar in attesa della sentenza definitiva prevista per il 26 ottobre. Dunque i direttori sospesi tornano in servizio: sono Paolo Giulierini del Mann, il museo nazionale archeologico di Napoli, Eva Degli Innocenti, direttrice del MarTa di Taranto, Carmelo Malacrino direttore del Museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, Peter Asman, direttore del Palazzo Ducale di Mantova e la direttrice delle Gallerie Estensi di Modena Marta Scalini.

Degli Innocenti è felicissima di riprendere il suo lavoro al MarTa. "In questi giorni ho avuto il sostegno della città, che si è stretta intorno al museo, questa è stata la mia più grande vittoria", confida all'ANSA. Entusiasta anche il collega di Reggio Calabria, Malacrino, che sottolinea però la battuta d'arresto provocata nei progetti dallo stop del Tar: "Pronto a riprendere, ora rimbocchiamoci le maniche".

E la soddisfazione contagia anche Peter Assman, il direttore del Palazzo Ducale di Mantova, che pure sottolinea il "danno" dovuto ai giorni di sospensione dall'incarico. Così come Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi di Modena, che si dice "molto felice, per me, ma soprattutto per chi in questi mesi ha creduto in bei progetti". Il direttore del Mann di Napoli, Paolo Giulierini, dice di essere "immensamente felice di tornare al lavoro e di essere al servizio del Mibact, del Mann e di Napoli". Mentre da Firenze, il direttore degli Uffizi Eike Schmidt - che era stato graziato dalla tagliola del Tar - dichiara solidarietà ai colleghi: "sono tutti bravissime persone, e sono molto felice che possano riprendere con il loro lavoro e portare avanti i progetti purtroppo sospesi dopo il provvedimento del Tar del Lazio. Fortunatamente adesso potranno andare avanti con le loro ottime attivita'", confida anche lui all'ANSA.

Cosa accade ora

I direttori dei musei possono tornare a lavoro ma il giudizio definitivo è solo "sospeso". È dunque importante attendere il prossimo 26 ottobre per sapere come si chiuderà tutta la vicenda.

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