Cronaca

"Dalla linea Messina solo parole"

La testimonianza della donna il cui marito e figlio sono morti due anni fa in una collisione con la Jolly Grigio al largo di Ischia ed i loro corpi non sono mai stati ritrovati

Le tragedie dei Jolly: 'Da società Messina solo parole'

La Torre Piloti al Molo Giano di Genova abbattuta dopo lo schianto della Jolly Nero – Credits: Getty Image

“Il dolore è stato travolgente e profondo. Vedere quel gigante di ferro schiantarsi sulla banchina e assistere al crollo della torre è stato come vedere la morte di mio figlio e di mio marito sotto le lamiere della Jolly Grigio”.

Immacolata Ramaglia non trattiene le lacrime quando parla delle mamme e delle mogli che abbracciano i feretri dei piloti del porto morti nella tragedia di Genova. Lei, a distanza di quasi 24 mesi, non è ancora riuscita ad avere una bara sulla quale piangere suo marito di 42 anni e il figlio di 21 ancora dispersi. Sono trascorsi due anni dal giorno in cui la Jolly Grigio ha travolto il peschereccio Giovanni Padre davanti alle coste di Ischia. Una collisione violenta che ha squarciato di due la piccola imbarcazione facendola colare a picco ad una profondità di 500 metri.

Solamente uno dei tre occupanti si salvò. Il marito e il figlio di Immacolata, invece, rimasero intrappolati nel relitto.  

Signora Ramaglia, in questi due anni lei ha detto di aver sentito solo tante parole… perché i cadaveri di suo marito e suo figlio non sono ancora stati recuperati?

“Sono convinta che quelle donne, proprio come è accaduto a me due anni fa, hanno ricevuto la telefonata dell’armatore Messina che si è “presentato” con un “mi dispiace”. Parole di circostanza, vuote, prive di commozione e di sincero rammarico per quanto accaduto. In quell’occasione l’armatore, quando ancora i riflettori dei media erano accesi sul mio dramma, mi promise di riportare alla luce almeno i corpi. Ma quella promessa era vuota come le sue scuse perché poco dopo mi sono sentita dire, sempre dall'armatore, ”non vale la pena recuperare i corpi”. Recuperare il relitto e i corpi è un’operazione costosa che la Linea Messina non vuole accollarsi. Io però non mi sono arresa e ho chiesto anche al Presidente Caldoro. Anche da lui, però, ho ricevuto una risposta sconvolgente: “Non c’è il capitolo di spesa. Poi ho bussato in Procura e mi hanno detto“E’ antieconomico”.
Io comprendo il dolore della madre e moglie del sergente ancora disperso e la sua immensa voglia di riabbracciarlo, anche in un pezzo di legno, per l’ultimo saluto. Ma io, oggi, davanti all'ennesiama tragedia a firma Messina mi faccio anche una domanda: quel cadavere che cosa ha di più di quello di mio figlio e mio marito? Perché come me le istituzioni hanno usato solo parole vuote e non hanno mai fatto niente di concreto? Lui viene cercato giorno e notte, i miei morto no. Per me il tempo da quel giorno si è fermato. Sono qui, in religiosa attesa che qualcuno mi richiami per darmi una notizia, una qualsiasi. Vedere ancora il nome della Linea Messina e quello del “Jolly” mi dilania nel profondo.

Lei è rimasta sola con un altro figlio che pochi mesi fa ha compiuto 18 anni. L’unico sostentamento economico per la vostra famiglia era il lavoro di suo marito…

“Quando il morto che ti appartiene è disperso, e i miei sono due, non hai diritto a niente: né al risarcimento, né alla pensione, né al fondo ministeriale per i marittimi. Per i due anni, perché tanti sono quelli che sono trascorsi e che poi servono ai fini di legge prima che un disperso possa essere definito morto, i familiari non hanno neppure diritto a sopravvivere. Ho vissuto di elemosine dai miei parenti per alcuni mesi.. e non è stata certamente una situazione facile”

Lei è in causa con la Linea Messina. Ha ricevuto almeno un risarcimento?

“Dopo quattro mesi e mezzo di elemosine ho ricevuto dalla società una provvisionale che in parte ho già impiegato per una ricognizione sul relitto a 450 mt di profondità nelle acque antistanti l’isola di Ischia. L’altra parte di qui a poco sarà data ad una società che si è impegnata al solo tentativo di recupero. Io voglio i miei morti. Voglio e ho diritto ad una bara su cui piangere, proprio come i familiari di Genova. Quella provvisionale  che mi ha dato la Messina non potrà essere un risarcimento per me e mio figlio perché sarà usata interamente per ritrovare i miei cari. E questo non è giusto, in particolare, nei confronti dell’altro mio ragazzo. Questo purtroppo è lo scenario con cui si confronteranno i familiari del disperso nel caso non venisse ritrovato. Ma loro nella sfortuna, sono già più fortunati di me. Pensate che la società Messina per liquidarmi la provvisionale di mio figlio Alfonso mi ha persino chiesto un certificato a riprova che fossi io veramente la madre in quanto lo avevo partorito a soli 15 anni e mezzo. Alfonso è stata la mia prima e più grande gioia della vita e purtroppo il più grande dolore ”.

Il Jolly Nero per i 9 morti di Genova e per i loro familiari, il Jolly Grigio per suo marito, suo figlio e lei , hanno “distrutto” nelle due collisioni, tutti i sogni comuni, i progetti…

“Quando l’11 agosto del 2011 la Jolly Grigio della società Ignazio Messina, guidata da un timoniere sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, si scontrava con il motopeschereccio Giovanni Padre, io non ho perso solo mio figlio Alfonso di 21 anni e mio marito Vincenzo di 42 ma con loro ho perduto il senso di tutta la mia vita. Alfonso si sarebbe sposato l’anno successivo mentre con mio marito avevamo programmato un viaggio in Belgio nel mese di settembre. Doveva essere il nostro viaggio dopo una vita di sacrifici immensi. Adesso, sono rimasta sola con mio figlio Umberto, senza più un progetto e soprattutto senza alcuna speranza di piangere neppure su due pezzi di legno”.

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