Papa Francesco
Cronaca

Il Papa dice sì al processo breve per annullare i matrimoni

La causa dovrà essere introdotta da entrambe le parti e richiederà prove evidenti. A emettere la sentenza sarà il vescovo e sarà previsto l'appello

La riforma del processo matrimoniale, voluta da Papa Francesco, è stata promulgata oggi ed è stata presentata in una conferenza stampa in Vaticano. La riforma, il Motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus contiene una importante novità: il rito breve.

Secondo questa formula, "il giudice unico - ha spiegato il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio consiglio per i testi legislativi, durante la conferenza - sarà il vescovo diocesano.

Le circostanze

Inoltre, la causa, per seguire questo iter, deve essere introdotta da entrambe le parti (quindi non ci deve essere contenzioso) e devono esserci prove evidenti. Tra le "circostanze" in cui è consentito il processo breve "si annoverano, per esempio: quella mancanza di fede che può generare la simulazione del consenso o l'errore che determina la volontà, la brevità della convivenza coniugale, l'aborto procurato per impedire la procreazione, l'ostinata permanenza di una relazione extraconiugale al tempo delle nozze o in un tempo immediatamente successivo, l'occultamento doloroso della sterilità o di una grave malattia contagiosa o di figli nati da una precedente relazione o di una carcerazione, la causa del matrimonio del tutto estranea alla vita coniugale o consistente nella gravidanza imprevista della donna, la violenza fisica inferta per estorcere il consenso, la mancanza di uso di ragione comprovata da documenti medici, ecc".

Il ruolo dei vescovi

Il termine - aggiunge il cardinale - per la celebrazione del processo è di 30 giorni. La sentenza è emessa dallo stesso vescovo, prevedendo comunque l'appello".

Il processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità matrimoniale era rimasto "identico per tre secoli", dai tempi della riforma di Benedetto XIV, Papa Lambertini.

Processi più rapidi

Le nuove "disposizioni" contenute nel Motu proprio, non solo circa il processo breve, ma nella sua interezza, intendono favorire "non la nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi, non meno che una giusta semplicità, affinché - scrive il Papa - a motivo della ritardata definizione del giudizio, il cuore dei fedeli che attendono un chiarimento del proprio stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre del dubbio".

Avendo presente il pericolo che un "rito abbreviato possa mettere a rischio il principio della indissolubilità del matrimonio" il Papa dispone che "in tale processo sia costituito giudice lo stesso vescovo, che in forza del suo ufficio pastorale è con Pietro - spiega il documento pontificio - il maggiore garante dell'unità cattolica nella fede e nella disciplina".

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