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Cronaca

Il circo magico di Antonio Ingroia

Una pagina di Facebook apre uno squarcio sorprendente sul procuratore aggiunto di Palermo. Rinviando a una «segreteria organizzativa» gestita da un personaggio a cavallo fra spettacolo e pompe funebri.

Antonio Ingroia

I due pm Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo

Scrivi il nome Antonio Ingroia su Facebook e appare una pagina a dir poco curiosa: «Antonio Ingroia, segreteria organizzativa». Segreteria organizzativa? Del procuratore aggiunto della Procura distrettuale antimafia di Palermo? Apri la pagina ed ecco una foto della bandiera italiana, un elenco di 4.982 «amici», più informazioni diffuse sul pm palermitano e una carrellata d’immagini che ne ripercorre la doppia carriera, giudiziaria e da conferenziere. Il tutto pare avere i crismi di ufficialità. C’è addirittura scritto: «Profilo Facebook ufficiale della segreteria organizzativa personale del procuratore Antonio Ingroia. Contatto telefonico: Giorgio L. Ghirello». Segue il numero: 346-1700...

La storia è assai strana. Primo, perché Giorgio Ghirello non è un dipendente del ministero della Giustizia. Secondo, perché nella sua autobiografia lo stesso Ghirello, sempre su internet, si descrive come un imprenditore che «da anni si occupa di comunicazione e produzioni artistiche e ha lavorato a fianco di numerosi personaggi dello showbusiness nazionale e internazionale». Continua il curriculum: «Ha collaborato, in qualità di capo ufficio stampa, per conto di politici, in particolare nel 2006 nell’ambito della tornata elettorale. Ha svolto il ruolo di responsabile politico per conto di un partito nazionale di centro e su invito personale del suo segretario nazionale».

Tutto questo, però, è il passato di Ghirello: perché oggi «ha deciso di dedicarsi alla tutela del cittadino e alla lotta contro la criminalità organizzata» e «collabora direttamente a fianco di un noto magistrato antimafia (per l’appunto Ingroia, ndr) e intrattiene rapporti con varie direzioni distrettuali antimafia».

Il mistero cresce, esattamente come la curiosità di saperne di più. Sempre su internet si trovano tracce di una società, la Ghirello production, che sembra avere lavorato nell’ordine per il mago Silvan, a vari spettacoli circensi, e per il cantante Teddy Reno. In un video promozionale della società, visibile su Youtube, Ghirello si rivolge ai giovani che vogliano entrare nel mondo dello spettacolo. Un altro spot della società parla invece ai politici: «Volete comunicare? Vi garantiamo visibilità».

Infine, sulla guida online Pronto imprese il nome di Ghirello viene accostato anche a un’impresa funebre. L’agenzia esiste davvero e Ghirello ne è l’unico titolare. L’impresa si chiama Bertoli e ha la sede (una vetrina sulla strada) nel centro di Conselve, un comune di 10 mila abitanti nella Bassa padovana.

Ma è possibile? È possibile che il titolare di un’agenzia di onoranze funebri di un paesino in provincia di Padova, uno che si è occupato di magia, di attività circensi e di politica, possa fregiarsi di essere il «segretario organizzativo» del magistrato oggi impegnato (tra l’altro) a districare la matassa della presunta trattativa fra Stato e mafia?

Sembra assurdo, invece, a sentire lui, è tutto rigorosamente vero. Giorgio Ghirello è un omone di 47 anni, alto e robusto, stempiato e con il pizzetto. Ha modi composti, la loquela elegante e magniloquente. Panorama lo incontra a Conselve. «Ingroia è per me il fratello che non ho mai avuto» dice con tono ispirato. «È un uomo eccellente, uno straordinario padre e marito, che si adopera per la società e non ha grilli per la testa. Era il mio idolo: l’ho cercato, l’ho trovato, gli sono diventato amico. L’ho invitato a vari incontri sul tema della legalità, poi è nata l’idea di assisterlo in tutta la sua attività extragiudiziale».

Dal suo avamposto padovano, tra un funerale e l’altro, Ghirello si attacca al telefono e gestisce il favoloso mondo di Antonio: viaggi, logistica, convegni, conferenze, presentazioni di libri, ospitate in televisione. Il tutto, ci tiene a precisarlo, esclusivamente per puro spirito di servizio e dedizione alla causa: quella di «ricomporre quel puzzle chiamato Italia e italiani, popolo straordinario e ricco di valori».

Figlio di emigranti veneti partiti negli anni Cinquanta, Ghirello è nato a Epsom, nell’area metropolitana di Londra: qui, sul suo sito, dichiara nel 1984 di essersi laureato in anestesia al West Middlesex University hospital. Quando era bambino, il lavoro dei genitori alle dipendenze di una famiglia della nobiltà (cuoca lei, maggiordomo lui) lo porta a contatto con esponenti di casa Windsor. A Conselve c’è chi dà per certa la sua partecipazione al matrimonio del principe William con Kate Middleton, nell’aprile 2011. Ghirello conferma, ma alla richiesta di esibirne le prove si limita a dire: «Io c’ero». La risposta lascia aperta la possibilità che fosse confuso tra milioni di sudditi, dalle parti di Westminster.

Nei primi anni Novanta Ghirello lascia Londra e si stabilisce in Veneto. A Conselve avvia il business funerario, riuscendo a vincere la profonda antipatia che nutre (e dichiara) nei confronti della Chiesa, ma intanto si mette a gestire alcuni personaggi dello spettacolo. Il primo cliente, dichiara, è il mago Silvan. Conferma tutto lo stesso artista, al telefono con Panorama: «Sì» dice il mago «ho avuto modo di lavorare con Ghirello. È una persona squisita, un professionista attento, preciso, rispettoso e soprattutto onesto. Uno dei pochi, fra i tanti squali che girano nel nostro ambiente».

Dal mitico mago della tv Ghirello passa poi a Teddy Reno, che affianca nella missione di talent scout in giro per l’Italia. Quindi approda alla politica: alle elezioni del 2006 Rita Pavone, la moglie di Reno, si candida nella lista Italiani nel mondo di Mirko Tremaglia, legata al Pdl, e Ghirello diventa il suo spin doctor. La missione fallisce. Ma Ghirello non si dà per vinto: la politica gli è piaciuta. Racconta che, non si sa come né perché, Clemente Mastella (il «segretario nazionale» di cui all’autobiografia sul web) gli affida l’incarico di coordinatore veneto dell’Udeur. Ma presto iniziano i guai giudiziari dell’ex ministro della Giustizia e Giorgio molla il partito. Quando nel 2008 viene arrestata Sandra Lonardo, la moglie di Mastella, Ghirello è già pronto alla nuova avventura pro magistrati.

Oggi l’imprenditore racconta di essere rimasto folgorato sulla strada dell’antimafia il 19 luglio 1992, quando alla radio sentì la notizia dell’uccisione di Paolo Borsellino. È per quel dramma che avrebbe deciso di rivolgere le sue attenzioni a Ingroia, trasformandosi nel suo «addetto stampa». Purtroppo, malgrado ripetuti tentativi di contatto da parte di Panorama, alla ricerca di una conferma ufficiale del diretto interessato, il procuratore aggiunto di Palermo non ha risposto.

Di fronte a uno spritz, intanto, Ghirello si diffonde con Panorama sui suoi grandi principi: parla di libertà, di onestà e della mancanza di invidia. Per dare concretezza a questa incorruttibile Weltanschauung racconta l’episodio della madre cuoca, che trovò per terra un prezioso anello perduto dalla principessa Margaret nella casa nobiliare londinese dove prestava servizio, e lo riconsegnò alla legittima proprietaria.

La filosofia di Ghirello trae ispirazione anche dal circo e dalla magia, le sue grandi passioni prima di conoscere Ingroia. Il circo: «Una famiglia itinerante. Dove la stretta di mano ha il valore di un contratto depositato dal notaio». L’arte magica: «Il top nello spettacolo. Molto difficile, servono intelligenza, capacità di comunicazione, tecnica e impegno».

Ghirello e Ingroia hanno una cosa in comune: i loro due siti internet personali (www.ghirello.it e www.ingroia.it) rimandano direttamente a quello di Patti chiari, un’associazione culturale fondata nel 2009 da Ghirello che punta alla «tutela dei magistrati antimafia che vengono attaccati nel momento in cui fanno emergere nomi eccellenti nel mondo della politica».

Il presidente di Patti chiari, ovviamente, è lui: Ghirello. Il leader spirituale, invece, è Ingroia, continuamente lodato da un piccolo esercito di fan che già inizia a mettere radici sul territorio. Gente senza colore politico né pendenze giudiziarie, come vuole lo statuto. Possono entrare a farne parte soltanto i «giusti»: come Giuseppe Lo Cicero, di Marsala, docente di pianoforte; o come Sergio Vigilante, imprenditore antiracket, il «Libero Grassi» di Portici, vicino a Napoli; o ancora come Antonio Rosolia, psicologo a Conselve e vicepresidente dell’associazione. Sono loro i primi, quasi gli apostoli, l’avanguardia del «circo magico» di Antonio Ingroia, gestito da Ghirello.  

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