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Samsung, quando lo smartphone non rende più

L’escalation dell’iPhone da un lato, quella dei produttori cinesi dall’altro: ecco cosa si nasconde dietro il crollo degli utili del gigante coreano

Cosa succede a Samsung? A giudicare dai risultati dell’ultimo trimestre (crollo del 60% degli utili operativi) e da quelli fatti registrare in tutto il 2014 (in netta controtendenza rispetto al 2013), c’è da credere che qualcosa stia iniziando a scricchiolare fra gli ingranaggi della grande macchina da guerra coreana. Ma quando si parla di un’azienda da 327 miliardi di fatturato e quasi mezzo milione di dipendenti nel mondo, i bilanci finanziari raccontano solo una parte della storia.

Di certo si può dire che le vendite dei prodotti che fino a ieri trainavano l’intera carovana del business di Seul - gli smartphone - abbiano vissuto tempi migliori: il Samsung Galaxy S5, il modello che sulla carta doveva contendere all’iPhone lo scettro del best seller dei telefonini top di gamma, sembra essersi un po’ impantanato: dopo le 18 milioni di unità del primo trimestre (il secondo quarto dell’anno), le vendite sono scese a 12 milioni nel terzo quarto (fonte Bloomberg), per un totale di 30 milioni di pezzi nei primi sei mesi. Non molto se si considerano i 40 milioni di pezzi venduti nello stesso periodo dal precedente modello (il Galaxy S4)  e soprattutto il confronto con l'avvio folgorante dell’iPhone 6:10 milioni di unità vendute solo nella prima settimana.

Il nemico arriva da Oriente
Ma la vera minaccia per Samsung arriva dalla Cina e dai mercati emergenti. Laddove, ormai è un dato di fatto, le redini sono sempre più nelle mani di tutti quei produttori – è il caso di Xiaomi, Huawei e Lenovo – capaci di confezionare dispositivi mobili dallo strabiliante rapporto qualità prezzo. L’aggressività di questi player da un lato e la fiducia incondizionata di cui gode il marchio Apple fra le fasce più abbienti della popolazione, sembra aver messo Samsung in un angolo. Soprattutto sul piano del profitto. Se si sommano tutti i dispositivi venduti dalla divisione mobile della società (che da sola genera circa il 70% dell’intero profitto del gruppo), ciò che emerge non è tanto il calo nel numero di unità vendute (anzi in crescita) quanto quello del prezzo medio di vendita. Rispetto a qualche anno fa, insomma, Samsung non riesce più a mantenere i cartellini dei suoi prodotti di punta ai livello di quelli di Apple.

Display flessibili e semiconduttori: così Samsung vuole tornare a stupire 
La via d’uscita a una situazione che comincia a farsi delicata passa ancora una volta dall’innovazione. I massicci investimenti effettuati negli ultimi due anni nel settore dei display flessibili, sostengono gli analisti, potrebbero cominciare a dare i loro frutti a partire dal prossimo anno. Il grande clamore mediatico suscitato al recente IFA di Berlino, dal Galaxy Edge, il primo smartphone con un doppio display (di cui uno arrotondato) è di certo di buon auspicio per il futuro di Samsung. Lo stesso dicasi per ciò che riguarda l’impegno sul versante dei semiconduttori, settore che insieme ai display raprresenta una delle eccellente tecnologiche dell’azienda. L’annuncio di un nuovo progetto da 15 miliardi di dollari per la creazione di un megastabilimento per lo sviluppo e la realizzazione di microprocessori destinati alla sua gamma di prodotti e a quella della concorrenza (Apple compresa), dimostra - caso mai ce ne fosse bisogno - che Samsung ha la volontà, e soprattutto le risorse, per continuare a recitare un ruolo da protagonista.

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