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Facebook, così il nuovo news feed può aiutare le imprese

Il social network darà sempre maggior risalto alle notizie rilevanti e di successo, anche a quelle pubblicate dalle aziende

Ogni volta che un utente apre la pagina principale di Facebook si trova davanti a un corposo flusso di notizie: post pubblicati dai suoi amici, dalle organizzazioni o dai brand su cui ha cliccato «mi piace» e poi foto, video, aggiornamenti altrui di Twitter, Instagram, Foursquare e affini. Una valanga di dati, stimati dalla stessa Facebook in circa 1.500 notizie al giorno per un utente medio. Tanto, forse troppo, al punto che almeno il 43 per cento degli elementi di questo rullo che continua a girare va perduto. Viene sì caricato, ma non mostrato all’interessato che non scorre con il mouse fino all’ultimo aggiornamento disponibile selezionato per lui.

Già, perché quelle 1.500 notizie sono già figlie di un filtro, sono l’effetto di una scrematura dell’immane quantità di materiale postato dai nostri contatti. Facebook, almeno fino a pochi giorni fa, li selezionava in base a fattori ben precisi: la quantità delle interazioni avute con l’amico, l’azienda o l’organizzazione; il numero di «mi piace» che quell’utente ha raccolto in passato, insomma quanto è popolare; quanto noi abbiamo interagito con post di quel tipo – per esempio foto, video e affini – in precedenza; statisticamente quanto quel tipo di post è stato nascosto (basta premere il tasto "x" accanto a ogni news) dalle bacheche degli utenti. Si tratta di informazioni pubblicate sul blog «Facebook for business»  che si rivelano davvero molto interessanti perché dopo tante ipotesi ora si sa con una discreta certezza come funziona l’algoritmo che stabilisce la quantità di notizie che compaiono sulla nostra bacheca.  

La novità, e questo è il vero punto, è che Mark Zuckerberg ha deciso di andare oltre. Di intersecare ancora meglio il criterio cronologico con quello della rilevanza. Di ammettere, se vogliamo vederla così, un certo grado di fallibilità di quel meccanismo inserendo un correttivo per aggiustarlo. Detto in soldoni: se il sistema pensa che un post non sia interessante per me e non me lo mostra, ma a un tratto diventa gettonatissimo tra i miei amici o in generale si fa apprezzare nella piattaforma, può inserirlo anche più tardi nel mio «news feed», nel mio elenco delle notizie. Dove per esempio, subito dopo la foto del gatto della mia migliore amica pubblicato un minuto fa, potrà comparire un contenuto che risale a 10 ore fa, che prima non mi era stato proposto, ma nel frattempo è piaciuto, è stato condiviso o citato da miei contatti o da persone che secondo l’algoritmo in qualche modo sono a me affini. È un «bump», un balzo, come lo hanno definito in modo efficace giornali e blog americani e funziona come mostrato in modo intuitivo qui sotto in un disegno diffuso dalla stessa Facebook.

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I benefici paiono essere significativi: con questo sistema ogni singolo utente dovrebbe riuscire a visualizzare non più il 57 per cento ma il 70 per cento delle notizie selezionate dal social network per i suoi occhi. Inoltre, stando ai primi test, queste storie «recuperate» dall’oblio sono in grado di conquistare dal 5 all’8 per cento di commenti e «mi piace» in più. Come dire, leggendo tra le righe, che si tratta di un usato garantito, capace di fare una certa presa sul destinatario proprio perché passato al vaglio, sotto la lente e l’implacabile esame del mouse del suo pubblico di contatti rilevanti o con interessi affini ai suoi.

Questa lunga premessa era necessaria per spiegare come il nuovo «news feed», il nuovo rullo delle notizie rappresenta un’importante opportunità in più per quelle imprese che sanno usare a dovere i social network. Mark Zuckerberg, è vero, ha messo le mani avanti e nel blog ha fatto scrivere: «Questo meccanismo non impatta sui contenuti a pagamento». Significa, ed era abbastanza ovvio, che gli inserzionisti che pagano per un tot di visualizzazioni per un certo target le avranno comunque assicurate. Ma significa anche che chi sarà bravo a generare clic, like e discussioni, sarà premiato molto più di oggi.

Un caso pratico chiarirà meglio il punto: se con il vecchio sistema il post di un brand, di una società, di un ente e simili finiva nel mucchio cronologico delle cose non viste e perse per sempre, oggi quel post può giocarsela alla pari con tutto il resto per risalire in classifica. Se vogliamo c’è una certa meritocrazia in questo ragionamento, assieme a un’evidente «captatio benevolentiae» verso potenziali inserzionisti che, vedendo aumentare le presenze sulle loro pagine, potranno essere motivati a oliare un po’ più la macchina acquistando qualche visualizzazione a pagamento. Che ora, oltre a valere in sé, ha la capacità di innescare un circolo virtuoso, rastrellare like e mettersi in mostra anche altrove ore dopo il momento della sua prima pubblicazione. L’attimo sarà pure fuggente, ma Facebook ha capito che conviene concedergli una seconda opportunità.

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