Tasse

Imu e Tares, quanto sono costate alle imprese

Gli imprenditori hanno già pagato 9 miliardi di balzello sugli immobili, mentre la tassa sui rifiuti subirà un'impennata del 300% per pizzerie, forni e pasticcerie

L'interno di una pizzeria, tra le attività più colpite dal nuovo balzello sui rifiuti che sostituisce Tarsu e Tia (SERGIO OLIVERIO / Imagoeconomica)

In attesa delle decisioni che prenderà oggi il Consiglio dei ministri su Imu e Tares, gli operatori fanno la conta di quanto già le piccole imprese hanno versato allo Stato.

Partiamo dalla tassa sugli immobili, finita di nuovo al centro del dibattito politico : nel 2012 è costata agli imprenditori 9,3 miliardi di euro. Una cifra pari al 39,1% del gettito complessivo Imu dello scorso anno (23,7 miliardi).

Da gennaio scorso, inoltre, il prelievo è lievitato dell'8,3%, pari a 491,2 milioni di euro di tasse in più per le aziende italiane.

Della Tares, invece, che da quest'anno sostituisce le vecchie Tarsu (tassa sui rifiuti) e Tia (tariffa igiene ambientale), se n'era già parlato a inizio anno, quando la Cgia di Mestre aveva stimato un rincaro per gli italiani di quasi 2 miliardi di euro e un gettito complessivo di almeno 8 miliardi.

Il salasso della Tares
E non è finita. Secondo la Confartigianato, che ha calcolato l'impatto del nuovo tributo su rifiuti e servizi, per alcune tipologie di imprese l'applicazione della nuova tassa sui rifiuti "sarebbe un vero e proprio salasso", con aumenti anche superiori al 300%.

Tra le attività più colpite, l'associazione degli artigiani mette al primo posto le pizzerie al taglio operanti in piccoli Comuni (+301,1%), seguite dai laboratori artigiani di pasticceria, che pagherebbero il 181,7% in più, e dai forni e panetterie (+93,6%).

Per ogni cittadino il rincaro medio è invece di 26 euro, il 17,6% in più rispetto a quanto avviene con l'applicazione di Tarsu e Tia.

Il peso dell'Imu sulle pmi
A stilare la graduatoria dei tartassati dell'Imu, che rispetto all'Ici ha portato un aumento medio fino al 154%, ci ha pensato invece la Cgia di Mestre: in testa spiccano gli albergatori che hanno pagato in media quasi 11.500 euro, seguiti dalla grande distribuzione (7.300 euro in media) e dall'industria (5.750 euro).

Sotto il podio, nell'ordine, i piccoli imprenditori, i liberi professionisti e i commercianti. Minori, invece, gli esborsi per le famiglie, con 663 euro medi per la seconda casa e 330 per la prima, per la quale il Governo prevede la cancellazione totale.

"Una stangata, quella dell'Imu, che pare abbia colpito soprattutto le categorie economiche" ha commentato Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre, secondo cui l'eventuale abolizione dell'Imu sulla prima casa potrebbe provocare dei nuovi rincari in capo alle attività produttive.

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