Euro

Monti incontra Napolitano mentre gli economisti hanno già dato la loro (triste) sentenza

Per Zingales, Roubini e Mauldin non c'è più tempo. Anche per l'Italia

Mario Monti, premier italiano al Quirinale (Credits: LaPresse)

È sempre più allarme rosso. Passano i giorni, i vertici dei capi di Stato, le riunioni fiume; un altro Eurogruppo è in calendario fra due giorni. Anche oggi è tutta racchiusa lì, in tre cifre: 480 punti. Quelle che lo spread, la forbice, tra i Btp italiani e i bund tedeschi, è tornato a cavalcare. Al Quirinale il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha incontrato il premier, Mario Monti. Hanno parlato (pare) di questione siciliana e di modifiche da apportare ai decreti ancora in Parlamento. Non senza un accenno alla crisi economica e ai prossimi appuntamenti internazionali a partire dal vertice di venerdì.

Per il gotha dell'economia i dubbi sono davvero pochi.

“Se la situazione peggiora l'Italia non ce la fa”, taglia corto Luigi Zingales, docente alla Chicago Booth School of Business. “Il punto – osserva John Mauldin, esperto di mercati finanziari – è che l'Europa ha il problema di essere unione monetaria, non fiscale. Anche qualora i leader saranno in grado di trovare un modo per convertire la maggioranza dei cittadini al credo sull'Unione europea dovremo dire preghiera per loro, che qualsiasi cosa facciano questo avvenga in modo ordinato e non contagi il resto del mondo”. Come dire: signori, giù la maschera. L’euro è spacciato.

L’appuntamento è fissato per venerdì, 19 luglio, a mezzogiorno. In conference call i ministri delle Finanze europei parleranno di Spagna . Dovranno dare il via libera definitivo al memorandum d'intesa che permetterà a Madrid di ricapitalizzare le sue banche. In queste ore è a Roma che la parola paura acquista un senso compiuto. È forte la tensione sui titoli di Stato. Il rendimento del Btp a 10 anni ora è al 5,95%. Il differenziale tra i decennali di Spagna e Germania viaggia sopra i 550 punti base con il tasso dei Bonos al 6,73%. Sono decisamente troppi.

Il Quirinale ha fatto il punto con Monti . Secondo Zingales c’è poco da girarci attorno. ''Già 450 punti di spread sono impossibili per il governo da sostenere nel lungo periodo, difficili nel breve: o lo spread rientra entro i 200 punti, o è veramente difficile che l'Italia riesca a evitare un default. Finché non si risolverà l'incertezza è difficile vedere segnali di ripresa''. Mentre Nouriel Roubini, il professore della New York University che aveva previsto la crisi del 2008, fissa l’ora X al 2013, Mauldin riporta le lancette dell’orologio indietro, convinto che si giochi nelle decisioni che verranno assunte a breve il destino della moneta unica, almeno su tre fronti.

Il primo si chiama debito sovrano ed è eccessivo nei paesi periferici. Il secondo è che “le banche hanno dovuto rinunciare alle loro riserve per sottoscrivere debito pubblico, sia greco, spagnolo o tedesco, in quanto sapevano che i paesi sviluppati non avrebbero potuto andare in default. Eccetto il fatto che ora invece si scopre, che possono farlo”.

E poi infine ci sono loro, gli squilibri commerciali che non vengono affrontati tra l'Europa settentrionale e quella meridionale. Peccato solo che “dalla creazione dell'euro i lavoratori tedeschi siano diventati molto più produttivi rispetto ai greci, spagnoli, italiani o portoghesi e adesso queste distanze debbano essere affrontati, se si desidera che i bilanci vengano equilibrati”.

Quando tutte le pedine torneranno al loro posto non è dato saperlo. “L’unica certezza – conclude Mauldin - è che rimanere nella zona euro ha costi enormi con la Germania che sarà costretta ad aiutare la Spagna e l'Italia oppure a consentire alla Bce, in qualche modo e per un lungo periodo di tempo, di monetizzare i propri debiti”. Un prezzo per l'esperto eccessivamente alto.

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