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Raul Montanari, 'Sempre più vicino' - La recensione

Un'investigazione sul tradimento nella Milano contemporanea: un romanzo di straniante profondità

Sempre più vicino

Sempre più vicino, particolare della copertina – Credits: © Valerio Zanicotti Photography

È forse il primo romanzo italiano che deve a Airb'n'b, oltre all'ambientazione condominiale, la riflessione sulle ricadute simboliche, generazionali ed esistenziali che questo servizio ha portato con sé. Casa mia, casa d'altri: dentro le connessioni ambigue fra virtuale e reale, nel girotondo di mazzi di chiavi, lingue straniere e odori meticci Raul Montanari costruisce un thriller che arriva man mano Sempre più vicino al centro oscuro da cui scaturiscono le promesse e gli inganni della vita, le contraddizioni e i paradossi, i sussulti del cuore.

"Come posso ritrovarti se un telefono ha suonato, solamente nel mio cuore". Immerso a capofitto nella lettura di questo inno all'amore tradito con Il suono della voce di Ivano Fossati a farmi da colonna sonora, scopro una cura maniacale nei dettagli psicologici e descrittivi, nelle digressioni narrativamente autosufficienti e tuttavia essenziali alla percezione delle dinamiche interne. Sempre più vicino è un romanzo diabolico per la fluida coesistenza di realtà e sogno, sguardo e veggenza, nitidezza e opacità, profondità e leggerezza. Chissenefrega se la trama è un po' inverosimile, subito ci si trova a parteggiare per Valerio, il giovane protagonista per il quale la vita, ancora, un senso non ce l'ha.

Il regno degli amici, come si intitolava il precedente romanzo di Montanari, anche in questa vicenda costituisce il nucleo affettivo fondamentale. Ma, siamo nella post adolescenza, non è più il branco il punto di riferimento bensì il rapporto a due che unisce Valerio e Simon dai banchi del liceo. Valerio affitta la sua casa, Simon lo ospita in mansarda. Entrambi hanno storie occasionali con delle coetanee e una routine svuotata di aspirazioni. A ventisette anni entrambi lavorano a cottimo presso i rispettivi monogenitori, figli di un precariato divenuto ormai condizione interiore, una catena che rende impossibile ormai ribellarsi all'istituto familiare (la famiglia tradizionale esce a pezzi da questo libro) così come i padri dell'altra generazione avevano fatto.

Mentre l'amicizia che si era creduta invincibile fino alla morte rivela la sua vulnerabilità, complici i soldi e l'attrazione fatale per una quarantenne dal fascino sfuggente, proprio il codice paterno viene messo a nudo nel confronto tra le due figure che si disputano il ruolo di mentore per Valerio: il padre naturale, donnaiolo compulsivo, e un detective goloso di salsa di soia, un bizzarro "dio minore" dal sopraffino istinto, capace di individuare il punto debole del ragazzo - la scarsa autostima, la sensazione di essere sempre fuori tempo - e lavorare sui suoi punti di forza - la bontà d'animo, l'intelligenza - come solo un padre avrebbe potuto fare.

Il segreto per immedesimarsi negli altri è vedere le cose con i loro occhi, spiega il detective. Non diverso è il lavoro di Raul Montanari, narratore capace di moltiplicare i punti di vista e scavar fuori umanità anche dai personaggi più efferati. C'è poi una dimensione fantasmatica in Sempre più vicino che aleggia in sospensione, come nel segreto di un'opera d'arte non finita. Ma d'altra parte il romanzo stesso è pieno di incipit e trame ancora da scrivere, quelle che Simon racconta a Valerio senza poi mai riuscire a concretizzare una riga. Compresa, ovviamente, la trama del romanzo che stiamo leggendo, in una specie di matrioska metanarrativa.

Milano è ancora una volta qualcosa di più di un semplice scenario. Da Porta Venezia alla Chinatown incastonata fra via Sarpi e via Bramante, i suoi luoghi hanno una consistenza concreta, fisica e insieme esistenziale. "Passeggiare a Milano di sera è uno strazio", racconta Valerio alla sua fiamma, perché manca un fiume vero e in fin dei conti non c'è uno straccio di sfondo decente su cui proiettare il proprio sguardo innamorato. Se è un classico milanese la fustigazione della propria città, Montanari lo impugna qui per introdurre il lettore - con ironia e affetto - in stanze segrete come via Panfilo Castaldi con la sua "paella umana di acconciature", lo zoo umano dei giardini Montanelli o il deserto metropolitano di piazza della Repubblica.

Ma le scorribande in scooter dei protagonisti raccontano anche l'evidenza sociale di un melting pot abortito. Gomito a gomito, una fauna multirazziale di modelle tacchettanti, vecchi scacchisti illividiti, ristoratori cinesi, adolescenti in uniforme, rigattieri postindustriali, mamme con carrozzina, hipster barbuti, mercanti neri del corno d'Africa, artisti squattrinati, manager azzimati sulle bici a scatto fisso, pistoleri sudamericani condividono gli stessi metri quadri di metropoli senza mischiarsi davvero mai, se non in istanti di fugace insofferenza, pericolosi come scintille. Finché poi, strada facendo lungo la narrazione, i luoghi stessi diventano più ambivalenti, rarefatti, allusivi.

L'Adda di manzoniana memoria, lungi da essere il fiume che Milano ha sempre sognato di avere, è una borderland da incubo, sorvegliata da un mastino con gli occhi di brace che incarna forse il super io punitore dell'intimità violata ma anche la forza di una natura primordiale e violenta, non circoscritta agli argini imposti dall'uomo: insomma un luogo adatto alle iniziazioni e ai misteri. Infine sull'hic et nunc della vita condominiale si proietta un altrove ancor più depistante: la giungla amazzonica con le paludi di sanguisughe, sublimazione dell'aspirazione esotica, anch'essa un tratto tipicamente milanese. Come se dalla foresta - metropolitana o pluviale o simbolica che dir si voglia - fosse impossibile uscire.

Eppure Sempre più vicino non è un noir claustrofobico, malgrado si svolga in gran parte fra un monolocale e una mansarda. Gli spazi onirici che allargano le maglie del conformismo generazionale portano con sé un'imprevista carica euforica, liberatoria. Mi vengono in mente i versi finali di Punizione, una bellissima, terribile poesia di Seamus Heaney: "io che sarei stato complice / dell'oltraggio civilizzato, / capisco tuttavia l'esatta, tribale / ed intima vendetta". Valerio potrebbe fermarsi qui invece dà gas alla moto, follemente si lascia venire incontro il futuro senza più pensare al tempo come la recidiva di una lunga malattia. Perfino le percosse del suo vecchio somigliano allora alla carezza del vento.

Raul Montanari
Sempre più vicino
Baldini & Castoldi
312 pp., 16 euro

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