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Enrico Deregibus, 'Francesco De Gregori - mi puoi leggere fino a tardi'

Un ritratto inedito e documentatissimo del grande cantautore, una biografia in progress che sfata molti luoghi comuni

Mi puoi leggere

Mi puoi leggere fino a tardi, particolare della foto di copertina – Credits: Foto di Valeria Bissacco

In concomitanza con il quarantennale di Rimmel e con il nuovo tour Vivavoce, un libro appassionante e appassionato racconta la vicenda artistica e umana di Francesco De Gregori. Si intitola come l'ultimo verso di Falso Movimento, l'ultima canzone dell'ultimo album di inediti dell'artista. Un titolo simbolico, multitasking e "un po' paraculo" ammette l'autore, il giornalista Enrico Deregibus. Però bellissimo, che pare fatto apposta per un libro: Mi puoi leggere fino a tardi.

Considerati la complessità e il carattere del personaggio e dell'artista, imbastire una biografia di Francesco De Gregori è un'impresa da maneggiare con cura. Deregibus vi si cimenta da anni con il rigore dello storico, la competenza del critico e la passione del tifoso, accumulando e combinando storie, dati, fatti, aneddoti, interviste, dichiarazioni, testimonianze inedite, documenti, mail, sussurri. Una mole impressionante da cui scaturisce un ritratto cubista del più vivisezionato e sfuggente degli artisti italiani: il Generale Francesco, Principe dei cantautori.

"Ma fatele quando sono morto, le biografie". Così, racconta l'autore, aveva sbottato De Gregori all'epoca della prima edizione di questo libro (2003), rifiutandosi di leggerne anche solo una pagina. Negli anni si è poi ricreduto fino a dichiarare il suo apprezzamento per questa biografia in progress - è già in cantiere un nuovo capitolo dedicato alla storia delle canzoni - costruita in contrappunto tra la storia personale di Francesco De Gregori e la storia del nostro paese.

Ridendo e scherzando, scorre tra queste righe il racconto di più di mezzo secolo, dalla Roma di De Gasperi e Pasolini, Trilussa e Mike Bongiorno, Alberto Sordi ed Enrico Berlinguer, il Folkstudio e gli anni della contestazione, agli Stati Uniti "luogo dell'anima" con Woody Guthrie ed Elvis, Robert Zimmermann e Leonard Cohen. Fino ai tempi nostri di Berlusconi, Renzi e Grillo e, dall'altra parte dell'oceano, ancora i vecchi guru a fare da riferimento: Dylan, da cui De Gregori preleva l'arrangiamento di Rainy Day Women #12&35 per la nuova versione di Buonanotte fiorellino in Vivavoce, e Cohen di cui traduce e canta (anche dal vivo) l'abrasiva Il futuro, chiarendo: "questa è una canzone che dice cose terribili, ma non l'ho scritta io..."

Coprotagonisti del racconto sono i principali artefici della musica italiana dagli anni Sessanta a oggi. A dispetto della fama di scontroso, è foltissima infatti la schiera di colleghi con cui De Gregori ha diviso il palco, progetti discografici, iniziative, amicizie. A partire da Giorgio Lo Cascio, Ernesto Bassignano e Antonello Venditti, con cui andava in giro sotto il vessillo dei Giovani del folk, passando per Fabrizio De André, prima maestro poi collega in Sardegna durante un'indimenticabile estate di bevute e canzoni, e naturalmente Lucio Dalla con ha formato un atipico duo creativamente solidissimo. Ma sono tantissimi: Giovanna Marini e Caterina Bueno, Franco Battiato e Pino Daniele, Ron e Claudio Baglioni, Ivano Fossati e Fiorella Mannoia, Vasco Rossi e Enzo Jannacci, Caparezza e Davide Van de Sfroos. Fino al recente sodalizio con Ligabue, scaturito dalla stima reciproca.

"Sono un figlio del '68 ma oggi sto su un palco non in ragione del '68", ha dichiarato recentemente De Gregori. Fra le pagine del libro è racchiuso il senso di questa affermazione, la sua verità se ne esiste una. È spesso d'istinto che un artista come lui scuote la sintassi e la semantica, dice Deregibus nell'introduzione. Fra incazzatura e mitezza, peso e leggerezza, piano e chitarra, frammenti tangibili e altri impalpabili, l'opera di FdG può essere letta come un chilometrico, elaborato, semicontrollato flusso di coscienza all'interno del quale si materializzano, ogni tanto, agglomerati di parole e suoni misteriosamente capaci di parlare un esperanto emotivo, di scavare nel pozzo dell'anima.

Mentre la musica crea il tappeto alle parole, pensiamo di vedere ciò che ha visto lui. Ma la magia non dura, effimera come ogni promessa d'infinito: perché l'artista crea ma non può promettere niente, l'artista non coincide con il suo personaggio. La verità, appena intravista nel verso di una canzone, è come l'amore nel pomeriggio in cui è lecito, anzi è bellissimo, giurarsi che sarà sempre e per sempre. Ora dopo tanto narrare in terza persona De Gregori ha raccontato questa dinamica su una melodia struggente arrangiata da Nicola Piovani: Guarda che non sono io. Una canzone brutale e delicata, verista e metafisica, al cospetto della quale ogni parola in più rischia di sembrare inutile esercizio retorico.

Felice che lo stesso Francesco abbia affermato di essersi spesso salvato la vita "imbracciando un libro come fosse un fucile", dopo averlo visto di nuovo sul palco del Forum di Assago dispensare energia e calore, e dopo aver versato i consueti lacrimoni sulle note di Atlantide, torno a leggere fino a tardi: scoprirò finalmente perché Alice guardava i gatti...

Enrico Deregibus
Francesco De Gregori - mi puoi leggere fino a tardi
Giunti
352 pp., 16,50 euro

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