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Capire Steve Jobs: ecco i migliori libri da leggere

La nascita del Macintosh, dell'iPod e dell'iPhone, il difficile periodo in NeXT, la scommessa di Pixar ma anche i suoi rapporti con i soci, i colleghi e la famiglia

Copertine di alcuni libri su Steve Jobs e Apple - Credits: Nicola D'Agostino

Sfacciato, geniale, arrogante, visionario, spregiudicato, generoso: sono molti e spesso contraddittori i lati del carattere di Steven Paul Jobs, capace di ispirare e spingere soci e collaboratori verso incredibili traguardi ma anche di criticarli e osteggiarli duramente. A un anno dalla scomparsa del cofondatore di Apple, nel bene e nel male motore dell'evoluzione dell'informatica personale negli ultimi dieci anni, ecco un elenco ragionato di letture disponibili in italiano per chi vuole cercare di approfondirne e capire meglio la figura.

Il punto di partenza obbligato è senza dubbio il monumentale volume "Steve Jobs" , scritto da Walter Isaacson, pubblicato in Italia da Mondadori Editore e disponibile anche in versione digitale per iPhone e iPad . È l'unica biografia autorizzata e, anzi, voluta dallo stesso Jobs, anche per lasciare un ricordo ai suoi figli. Il lavoro di Isaacson svolge un duplice ruolo: funziona sia come storia approfondita di Apple e in parte delle altre imprese (fortunate e non) in cui si è cimentato Jobs, e dall'altro è un testamento intellettuale e spirituale del modo in cui l'imprenditore vedeva e si relazionava con gli altri. Lungo oltre seicento pagine, "Steve Jobs" è ricchissimo di ricostruzioni, dichiarazioni e dettagli, e non risparmia critiche e considerazioni oggettive su scelte e comportamenti.

Nonostante la sua lunghezza, però, la biografia di Isaacson non risulta esaustiva e glissa su alcune parti dell'attività e della vita di Jobs, in particolare sul lungo (e formativo) periodo alla guida di NeXT, a cui sono dedicate meno di venti pagine. La lacuna è colmata da un altro eccellente libro, scritto da Alan Deutschmann e pubblicato anche in Italia da Arcana con il (poco felice) titolo di "I sù e giù di Steve Jobs" . Deutschmann riesce ad essere estremamente avvincente nello svelare il carattere e documentare i rapporti di Steve Jobs negli anni tra il 1985 e il 2000, mostrandolo capace di incredibili slanci empatici come anche di liquidare alcune delle persone che lo avevano seguito lasciando Apple. Scritto in un momento in cui Jobs non era ancora acclamato come oggi, il libro ci mostra insuccessi e difficoltà prima di riemergere agli occhi del pubblico alla guida di Pixar e di Apple, temprato e maturato come imprenditore e dirigente, felicemente sposato ma non necessariamente ammorbidito nel carattere.

Un'altra voce molto importante per capire Steve Jobs è quella del giornalista e scrittore Steven Levy. Purtroppo il suo "Insanely Great", che narra della nascita (e rinascita) del Macintosh è inedito nel nostro paese, ma fortunatamente nel 2007 Sperling & Kupfer ha pubblicato un altro suo libro su Apple, "Semplicemente perfetto. La storia di un'idea geniale" . Il titolo fa ovviamente riferimento all'iPod, di cui Levy racconta le origini e il successo, ed esamina l'impatto sul mercato e soprattutto sulle persone. Delle oltre trecento pagine una buona metà è illuminante sul lavoro di Jobs e quello dei suoi collaboratori più stretti nel decennio scorso come Jon Rubinstein, Phil Schiller, Tony Fadell e Jony Ive.

Dopo il successo di "Steve Jobs, l'uomo che ha inventato il futuro" , l'ex vicepresidente addetto alla risorse umane di Apple, Jay Elliot, ha da poco pubblicato un seguito, sempre per Hoepli , intitolato "Steve Jobs, la storia continua" . In entrambi i volumi, disponibili anche in versione digitale sull'iTunes Store, l'obiettivo di Elliot, con la collaborazione del giornalista William L. Simon, non è quello di scrivere una biografia ma di proporre una guida e una serie di riflessioni sull'innovazione nel management aziendale basato sulle scelte (giuste e non) di Jobs. Per fare questo Elliot, che all'epoca ha lavorato spesso fianco a fianco del cofondatore di Apple, si basa su un mix di ricordi degli anni passati nell'azienda di Cupertino ed eventi successivi, offrendo un punto di vista personale e in molti casi informato sui fatti, anche se prevedibilmente di parte se non proprio celebrativo.

L'attenzione ai dettagli, l'enorme ascendente e l'inseguimento dell'eccellenza nei prodotti e nell'esperienza d'uso da parte di Jobs sono alcuni dei capisaldi su cui verte "Nella testa di Steve Jobs" , pubblicato nel 2009 da Sperling & Kupfer. L'autore è Leander Kahney, collaboratore di Wired (tra le altre cose), e già responsabile dei volumi illustrati "Il culto del Mac" e "Il culto dell'iPod". Come Elliot, anche Kahney si sforza di evidenziare le scelte più innovative ed originali di Jobs, e di trarne delle lezioni, che in questo caso vengono presentate alla fine di ogni capitolo in specchietti riassuntivi.

Estremamente critico è “La mela bacata. Le contraddizioni del sogno di Steve Jobs” , pubblicato lo scorso anno da Editori Riuniti. Il suo autore, il giornalista italiano Fabio De Ponte, prende spunto da alcuni casi emblematici, come il trattamento dei lavoratori nelle fabbriche cinesi in cui si assemblano i prodotti Apple, per passare in rassegna molte delle decisioni più discutibili di Jobs e della sua azienda. De Ponte non si limita ad evidenziare comportamenti scorretti, ma sostiene la tesi di una progressiva perdita dei valori di libertà e anticonformismo di Apple (e di Jobs) a favore di un'enorme avidità condita da abbondanti dosi di ipocrisia.

Il ritratto che emerge dalla lettura di tutte queste fonti diverse è senza dubbio quello di una figura tanto complessa e difficile da inquadrare in maniera univoca, quanto indiscutibilmente significativa nel quadro della cultura contemporanea. Invece di erigere un monumento a Steve Jobs o gettarlo nella polvere, questi libri formano una piccola e preziosa selezione di idee e testimonianze che fa riflettere e mette in guardia dalle interpretazioni troppo semplici.
Buona lettura!

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