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Le isole del vino

L’Italia è una penisola fondata sulla vite; isole comprese. Dimenticandoci per un attimo delle grandi realtà, anche qualitativamente parlando, di Sicilia e Sardegna, e poniamo l’attenzione, e il bicchiere, verso quel nutrito gruppo di piccole aziende in grado …Leggi tutto

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L’Italia è una penisola fondata sulla vite; isole comprese. Dimenticandoci per un attimo delle grandi realtà, anche qualitativamente parlando, di Sicilia e Sardegna, e poniamo l’attenzione, e il bicchiere, verso quel nutrito gruppo di piccole aziende in grado di dare vita, anche con pochi ettari e in condizioni disagiate, a etichette di assoluto valore.

Le vere isole del tesoro non sono soltanto quelle che producono i passiti, secchi e non, ma anche quell’insieme di territori che, combattendo quotidianamente contro l’erosione da ombrellone, cercano di difendere i propri spazi.

Troppe parole e pochi esempi? Eccone alcuni, scelti in ordine sparso e con il solo metro che vuole mettere in risalto la perseveranza di coloro che cercano di farci capire, attraverso un’etichetta, come le piccole isole italiane difetteranno anche di ettari, ma non mancano certo di personalità e carattere enologico.

Come non citare allora l’ischitano Passito Secco Giardini Arimei prodotto dalla famiglia Muratori con l’ausilio di Francesco Iacono oppure il sapido llagiù Elba bianco Doc 2011 dell’azienda Arrighi.

Produttori di carattere che imprimono nell’uva le caratteristiche del territorio, rendendo al tempo stesso i propri vini ancora più personali grazie all’utilizzo di varietà autoctone, come Biancolella e Forastera nel primo caso, e grazie all’assemblaggio di varietà ‘indigene’ elbane nel secondo. La regola che domina queste produzioni pare essere grandi sapori in piccole quantità.

Forse 4.223 bottiglie vi sembrano molte per un vino prodotto nella laguna di Venezia?

«A nectar from an hectar» direbbero di là dall’oceano, pensando al Vino d’Oro prodotto sull’isola di Torcello dalla famiglia Bisol. Venezia un tempo non era solo cartoline e fotografie con i piccioni. Sulla piccola isola lagunare Bisol ha riscoperto la varietà chiamata Dorona, già molto nota all’epoca dei Dogi. Un grappolo che non teme l’acqua alta, pur annegando le proprie radici in antiche tradizioni enologiche isolane.

 

 I MIEI CONSIGLI

 Muratori Giardini Arimei Passito Secco

Da uve raccolte surmature, un passito che racchiude il calore del sole e le tipicità di due autoctoni coltivati su terrazze. Riposa per 12 mesi in carati di rovere. Colore giallo dorato. Bouquet con note esotiche di frutta e spezie. In bocca non ha solo morbidezza, ma anche una bella sensazione acida che lo slancia.

 www.arcipelagomuratori.it

 

 Arrighi llagiù Elba Bianco Doc 2011

Blend di uve autoctone tra cui Procanico (Trebbiano Toscano), Biancone, Ansonica e Riminese (vitigno assimilabile al Vermentino). Colore paglierino. Il naso ricorda i fiori di campo appassiti, la frutta a pasta bianca e le erbe aromatiche. La bocca, in virtù dei terreni dell’isola, è sapida e fruttata. Impareggiabile in abbinamento ai piatti tipici elbani, come la ‘sburrita di baccalà’.

www.arrighivigneolivi.it

 

 Venissa Vino d’Oro di Torcello 2011

Prodotta su di un’isola, quasi deserta, visto che conta soltanto sedici abitanti! Colore oro, neanche a dirlo visto il nome, brillante. Naso complesso con note fruttate (susina e agrumi), accompagnate da sensazioni salate. L’influsso del mare c’è e si sente anche all’assaggio, che viene completato da note di miele, mandorla e finale lievemente fumè.

 www.venissa.it

 

 

 

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