Valencia sorprende con discrezione, lontana dai riflettori iper-affollati delle capitali del turismo europeo, ma capace di conquistare con un equilibrio raro tra spiritualità, avanguardia architettonica e piaceri gastronomici. Valencia è tutto questo: una destinazione ideale per un weekend lungo in qualsiasi stagione – e in primavera regala il suo volto più luminoso. Se Barcellona è la sorella esuberante e un po’ caotica che tutti conosciamo, Valencia è l’alternativa colta, elegante e a tratti misteriosa.
A poco più di tre ore e mezza di treno da Madrid, o raggiungibile in volo con diverse compagnie low-cost dai principali scali nazionali, Valencia è la terza città della Spagna per popolazione ma capace ancora di sorprendere per la sua autenticità. Non recita per i turisti: li assorbe nella sua quotidianità, nel ritmo lento dei mercati, nell’odore di riso e spezie, nella bellezza senza sforzo della Città delle Arti e delle Scienze. Una città eclettica e imprevedibile. Passeggiare tra i vicoli del centro storico significa attraversare secoli di stratificazioni culturali, mentre pochi minuti dopo ci si ritrova immersi in un paesaggio quasi futuristico: un dualismo raro, seducente e perfettamente riuscito.
La città del Santo Graal: mito, fede e ricerca storica
La città spagnola custodisce uno dei misteri più affascinanti della cristianità: il Santo Graal, conservato nella cappella del Cattedrale di Valencia. Questa reliquia in pietra di agata sardónice che la dottoressa Ana Mafé García — presidente della Commissione Scientifica Internazionale di Studi del Santo Graal — ha catalogato come l’unica coppa di benedizione ebraica intera al mondo databile al periodo del Secondo Tempio, contemporanea a Erode il Grande. “Non c’è la certezza assoluta, ma le evidenze scientifiche dei miei studi lasciano pochi dubbi: di tutti i Santi Graal ipotetici sparsi nel mondo, il Calice di Valencia è l’unico che potrebbe essere davvero la coppa dell’Ultima Cena”, ci ha detto la ricercatrice.
La García ha dedicato oltre vent’anni di ricerca a questa questione. Secondo la sua ricostruzione, la reliquia viaggiò da Gerusalemme a Roma con San Pietro, attraversò i Pirenei nel 258 d.C. grazie a San Lorenzo, e giunse definitivamente nella Cattedrale di Valencia il 18 marzo 1437. Nel 2015, Papa Francesco ha concesso un Giubileo a perpetuità a Valencia per questa reliquia — l’Anno Giubilare in corso (2025 – Ottobre 2026) rende la città uno dei centri spirituali più significativi della cristianità.
Proprio da questa storia nasce il Cammino del Santo Graal, un itinerario di fede e cultura ancora poco conosciuto che merita di essere scoperto. Circa 638 chilometri dai Pirenei aragonesi fino al Mediterraneo valenciano, percorribili a piedi, a cavallo o in bicicletta, con una candidatura già presentata per diventare Itinerario Culturale Europeo. Un cammino che unisce storia, religione e contemplazione, perfetto per chi cerca un turismo lento e significativo.

Storia e futuro: l’equilibrio perfetto della città
Valencia incarna quella difficile sintesi tra rispetto del passato e audacia verso il futuro. Il centro storico — con la Cattedrale, il Mercato Centrale (un gioiello modernista del 1928) e la Lonja de la Seda patrimonio UNESCO — racconta duemila anni di storia. Ma è con la Città delle Arti e delle Scienze di Santiago Calatrava che la città ha compiuto il salto definitivo: un complesso architettonico futuristico sorto nell’antico alveo del fiume Turia, oggi il più grande parco lineare urbano d’Europa. Museo della scienza, planetario, teatro dell’opera, e l’Oceanogràfic. Vista di notte, con i suoi volumi bianchi riflessi nelle vasche d’acqua, è una delle esperienze visive più straordinarie della Spagna.
Le sfaccettature della città sono tante e spesso imprevedibili. Non lontano dal centro, ad esempio, il quartiere marinaro di Cabanyal-Canyamelar — dichiarato Bene di Interesse Culturale — è uno dei luoghi più autentici di Valencia: case di pescatori con facciate di piastrelle colorate, edifici modernisti, una scena artistica underground in piena fioritura. E poi, a quindici chilometri a sud c’è il Parco Naturale dell’Albufera: un lago di tremila ettari circondato da risaie, habitat di oltre 250 specie di uccelli, e culla storica della paella valenciana. Una gita in barca su questo paesaggio lagunare è da inserire necessariamente nel taccuino di viaggio.
Mangiare, bere, dormire
A proposito di cibo: non si può parlare di Valencia senza citare la paella. Ma attenzione, qui la gastronomia è una cosa seria, quasi quanto il Graal. Per un’esperienza che unisce il gusto alla tradizione più verace, il consiglio è prenotare un tavolo al Gastro Trinquet Pelayo. Non è un semplice ristorante, ma un tempio della cultura locale: qui si mangia in modo genuino (la paella è d’obbligo) e si assiste alle partite di Pilota Valenciana, lo sport tradizionale che infiamma gli animi dei “local”. Vedere la pallina sfrecciare mentre sorseggiate un vino locale è un’esperienza impagabile.
La sera, Valencia si veste di glamour. Per una cena sofisticata, il ristorante Tatel è l’indirizzo giusto: atmosfera “di charme”, luci soffuse e una cucina che rivisita i classici con eleganza ed equilibrio. E per chiudere la serata? Si sale verso le stelle all’Atenea Sky, il punto di ritrovo più chic per un drink con vista, dove la città illuminata si stende ai vostri piedi.
Per dormire, due indirizzi opposti e complementari. Il nuovo One Shot Puerta Ruzafa — inaugurato di recente su Calle Colón — è un hotel che celebra il rapporto tra Valencia e la natura: 92 camere con design firmato da Alejandra Pombo, ispirato al ciclo vitale di una pianta, materiali naturali e un rooftop con vista sullo skyline. Posizione perfetta, a due minuti dalla metro. Lo storico One Shot Reina Victoria, invece, è l’indirizzo per chi ama la memoria: i suoi corridoi hanno accolto Ernest Hemingway e Federico García Lorca, e conservano ancora quell’atmosfera d’altri tempi che nessuna ristrutturazione riesce a cancellare.
