La nuova corsa allo spazio, riaccesa dalla missione Artemis II, ha riportato al centro dell’immaginario collettivo un’idea che sembrava sospesa tra fantascienza e marketing: viaggiare nello spazio come turisti. Ed è proprio in questo clima che Virgin Galactic ha annunciato la riapertura, seppur limitata, delle vendite dei biglietti per i suoi voli suborbitali.
Diciamolo subito, non è un’avventura per tutti. Il costo del biglietto è cosa solo per paperoni che si possono levare uno sfizio esclusivo staccando un assegno di 750.000 dollari, circa 100 mila in più rispetto alle ultime offerte prima dello stop. Un chiaro confine tra sogno e realtà.
L’annuncio dell’azienda fondata da Richard Branson in concomitanza con il ritorno di una missione con equipaggio intorno alla luna, a oltre cinquant’anni di distanza dai tempi del programma Apollo, non sembra affatto una coincidenza, piuttosto una sapiente manovra di marketing.
Il ritorno dopo lo stop
La riapertura arriva dopo quasi due anni di pausa, necessari per riorganizzare il progetto e sviluppare la nuova generazione di veicoli spaziali, i cosiddetti Delta SpaceShips. Questi nuovi mezzi promettono una capacità maggiore, fino a sei passeggeri, e una frequenza di volo più elevata, elementi chiave per rendere sostenibile un business che finora ha oscillato tra entusiasmo mediatico e difficoltà operative.
Sul fronte operativo, il test di volo è previsto per il terzo trimestre 2026, con le operazioni commerciali attese per il quarto trimestre, mentre l’assemblaggio del primo nuovo SpaceShip è quasi completato e i test a terra sono previsti già per questo aprile.
La compagnia punta a quattro voli al mese in fase iniziale, per arrivare a dieci con il consolidamento della flotta. Al momento Virgin Galactic ha aperto una tranche limitata di 50 prenotazioni per i suoi lanci suborbitali, ma diversi osservatori temono che questo business non sia affatto sostenibile. Le quotazione del titolo sono un barometro piuttosto inconfutabile: alla quotazione nel 2022 le azioni valevano 160 euro, ora sono siamo a circa 2 euro.

Una storia costellata di ritardi e rinascite
D’altra parte, Virgin Galactic non è una di quelle storie finanziarie di successo, piuttosto continua ad essere il vezzo di un eclettico imprenditore audace e tenace. Fondata nei primi anni Duemila con la promessa di rendere lo spazio accessibile all’uomo comune, o almeno a una sua fascia benestante, la compagnia ha impiegato decenni per trasformare la visione in realtà. Branson stesso, il vivace miliardario britannico noto per imprese come la traversata degli oceani in mongolfiera, ha effettuato il suo volo spaziale su Virgin Galactic con grande clamore nel luglio 2021, seguito dalla prima spedizione commerciale nel 2023.
Ma i problemi non sono mai stati lontani. Incidenti (con la morte di un pilota), ritardi tecnici, ridisegni dei veicoli, crollo del titolo in borsa: la strada è stata tutt’altro che lineare. Il VSS Unity ha effettuato il suo ultimo volo nel 2024, lasciando le operazioni commerciali in pausa in attesa dell’entrata in servizio delle nuove navi di classe Delta, concepite per costi operativi più contenuti.
Si riaccendono i motori
Ora però i motori si stanno per riaccendere di nuovo e tutti confidano nel definitivo decollo di questa straordinaria avventura spaziale, in modo particolare gli oltre 650 “future astronauts” che si erano già prenotati, per fortuna a tariffe inferiori. Se tutto andrà bene, i voli, della durata di 90 minuti, inizieranno tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.
Artemis II ci ha ricordato che lo spazio sa ancora commuovere, ma questa esperienza di frontiera resta un privilegio per una manciata di multimilionari. Con ticket a prezzi da supercar di lusso, l’esperienza di pochi minuti di microgravità e la vista della curvatura terrestre è riservata a una élite ristretta. Per tutti gli altri, non resta che consolarsi con i grandi racconti di fantascienza e i film che da decenni alimentano l’immaginario collettivo: da “2001: Odissea nello spazio” a “Interstellar”, passando per le avventure di Star Trek. Il cosmo forse è sempre più vicino, ma per ora solo per chi può permetterselo.
