Novak Djokovic non è mai stato soltanto un tennista. È stato il campione arrivato dopo, quello che ha spezzato il duopolio emotivo Federer-Nadal, quello che ha vinto più di tutti ma che non sempre è stato amato come gli altri. Il giocatore capace di riscrivere la storia dello sport maschile con numeri quasi irraggiungibili, ma anche una delle figure più complesse, discusse e divisive dell’atletica contemporanea.
Ora quella storia diventa un documentario. Dal 20 agosto su Prime Video sarà disponibile NOVAK DJOKOVIC: Il lupo d’inverno, prodotto da Words + Pictures, Sadoux Productions e diretto da Jason Hehir, regista vincitore agli Emmy e già dietro al successo di The Last Dance. Il film debutterà in esclusiva in oltre 240 Paesi e territori nel mondo e promette uno sguardo senza precedenti sull’uomo dietro i record.
Il campione dietro i numeri
La carriera di Novak Djokovic è già entrata nella leggenda. Ventiquattro titoli del Grande Slam, più di 1.100 vittorie in singolare, una medaglia d’oro olimpica, 428 settimane al numero uno del ranking mondiale e il maggior numero di partecipazioni ai tornei del Grande Slam nell’Era Open.
Sotto il profilo statistico, Djokovic è il più grande tennista maschile della storia. Eppure la sua eredità non è mai stata solo una questione di coppe, classifiche e record. Il documentario parte proprio da qui: dalla distanza tra la grandezza oggettiva del campione e la percezione pubblica di una figura spesso polarizzante, amata e contestata, celebrata e discussa.
«Il tennis mi ha dato tantissimo, ma le battaglie più grandi non si sono mai combattute solo sul campo», ha dichiarato Djokovic. Il film, spiega il tennista, racconta «i dubbi, i sacrifici e il lavoro per evolversi costantemente al di là della storia che tanti credono di conoscere».
Dalla Serbia ai vertici del tennis mondiale
NOVAK DJOKOVIC: Il lupo d’inverno ripercorre anche le origini del campione serbo. Nato in una Serbia segnata dalla guerra e dalle difficoltà economiche, Djokovic è cresciuto in un contesto lontanissimo dall’immaginario dorato del grande tennis internazionale. La sua famiglia ha affrontato sacrifici enormi per sostenere la sua carriera, accompagnandolo in un percorso che lo avrebbe portato dai campi difficili dell’infanzia ai palcoscenici più prestigiosi del mondo.
Quando è arrivato nel circuito professionistico, Djokovic non è stato immediatamente accolto come il nuovo eroe da celebrare. Per molti era l’intruso, il terzo uomo pronto a rompere la rivalità perfetta tra Roger Federer e Rafael Nadal. Dove Federer incarnava l’eleganza e Nadal la furia agonistica nobilitata dal mito, Djokovic portava in campo qualcosa di diverso: intensità, schiettezza, nervi scoperti, emozioni esibite senza filtri.
È anche questa frizione con il pubblico ad aver costruito il personaggio Djokovic. Un campione che non si è limitato a vincere, ma ha dovuto spesso combattere anche contro l’idea che gli altri avevano di lui.
L’accesso esclusivo alla vita privata
Il documentario offre un accesso esclusivo al dietro le quinte dei principali tornei, al programma di allenamento del tennista e ai momenti più intimi trascorsi con la famiglia e gli amici. Al centro non c’è soltanto l’atleta, ma anche il padre, il marito, l’uomo che continua a interrogarsi su cosa significhi restare al vertice quando si è già vinto tutto.
Accanto alla voce dello stesso Djokovic, il film raccoglie le testimonianze della moglie Jelena, della sua famiglia e di alcuni grandi nomi del tennis mondiale, tra cui Rafael Nadal, Andre Agassi, Pete Sampras, Boris Becker e Jim Courier. A loro si aggiungono figure del mondo dei media sportivi come Mary Carillo, Patrick McEnroe, Howard Bryant, Chris Clarey e Matthew Futterman.
Il risultato annunciato è un ritratto stratificato, che non cerca solo di celebrare il campione, ma di capire cosa lo abbia spinto, ferito, motivato e trasformato.
Jason Hehir racconta il GOAT al bivio
Jason Hehir, che con The Last Dance ha raccontato Michael Jordan e l’ultima stagione dei Chicago Bulls, torna così a confrontarsi con il tema dei fuoriclasse assoluti e del prezzo della grandezza.
«Sono sempre stato affascinato da ciò che spinge i più grandi atleti e, in particolare, da ciò che li motiva una volta raggiunto l’apice della loro disciplina», ha dichiarato il regista. Djokovic, aggiunge Hehir, gli ha concesso libero accesso alla sua preparazione fisica e mentale mentre continua a competere ai massimi livelli contro avversari spesso molto più giovani di lui.
Il film lo osserva proprio in questa fase: non alla fine di una storia già chiusa, ma nel momento sospeso in cui un campione ha già conquistato tutto e continua comunque a cercare qualcosa. Non solo un’altra vittoria, ma un nuovo senso del proprio percorso.
Il lupo d’inverno
Il titolo, Il lupo d’inverno, suggerisce l’immagine di un atleta nel crepuscolo della carriera, ma non ancora disposto ad arretrare. Djokovic è raccontato come un campione solo, resistente, istintivo, capace di sopravvivere alle stagioni più dure e di trasformare ogni ostacolo in carburante.
La sua storia, del resto, non è mai stata lineare. È la storia di un bambino cresciuto tra le difficoltà, di un talento accolto con diffidenza, di un atleta diventato leggenda e di un uomo che ha spesso diviso l’opinione pubblica proprio perché incapace di rientrare in una narrazione semplice.
E forse è proprio questo il punto del documentario: Novak Djokovic non è stato soltanto il tennista dei record. È stato il campione che ha costretto tutti a rivedere le categorie con cui si misura la grandezza. Anche quando quella grandezza non è comoda, non è docile, non è unanimemente amata.
NOVAK DJOKOVIC: Il lupo d’inverno sarà disponibile su Prime Video dal 20 agosto.


