da Singapore
Uno spazzolino con i superpoteri, che va oltre sé stesso, che aggiunge benefici e sensazioni inedite in bocca. Le fa un leggero, gradevole solletico, non per farla ridere, ma per regalarle un sorriso migliore. Uno spazzolino che non è solo uno spazzolino, ma un sistema d’igiene completo della bocca, rotondo nel senso di ampio. Che rende superfluo l’utilizzo del filo interdentale, perché rimuove la placca durante la spazzolatura tramite un idropulsore integrato. Che lascia i denti bianchi e luminosi e pensiona i risciacqui con il collutorio, inserendoli nella routine della pulizia principale. Se non è una rivoluzione, di sicuro rappresenta un cambio di paradigma in un rito quotidiano irrinunciabile.
CameraJet, appena svelato da Dyson inaugurando un’inedita categoria di prodotto, dice tutto con il nome: ha una videocamera integrata al suo interno, capace di individuare gli spazi tra i denti e raggiungerli con un getto di collutorio potente, preciso ma non invasivo, esattamente quando serve. Ha il talento di arrivare con una cocciuta spietatezza nei punti in cui la placca tende ad accumularsi e indurirsi. Quella placca che è un nemico infido e tosto: spiana la strada al tartaro, all’irritazione gengivale, alle carie, a quel saporaccio che è il preludio di un alito cattivo. Lo spazzolino di Dyson è l’arma per combatterla. E sconfiggerla.
La testina dice quando va cambiata
Anche la testina dello spazzolino combina morfologia e tecnologia: un design a doppia setola raggiunge la linea gengivale, solleva le macchie e le elimina, favorendo il candore naturale dei denti. Al suo interno ha un piccolo chip che conta quante volte è stata utilizzata, segnalando il momento in cui è opportuno sostituirla per garantirne la massima efficacia. Così non abbiamo più l’alibi di essercene dimenticati, di non sapere che dovevamo cambiarla.
Dyson è una di quelle poche aziende tecnologiche in grado di reiventare gli oggetti, farli andare oltre sé stessi, renderli uno status symbol. Diventare, nonostante la loro apparente ovvietà funzionale, qualcosa di molto desiderabile. Come prima ha fatto l’asciugacapelli con il suo soffio possente, ora immancabile nella dotazione degli alberghi di lusso; con il purificatore d’aria che porta il bosco in una stanza e piaceva anche alla regina Elisabetta; con il robot aspirapolvere che tutto vede e pulisce, con la scopa elettrica trasformata in un oggetto di design, da esporre con fierezza, ostentando la propria propensione alle faccende domestiche, anziché nasconderla in un armadio.

L’igiene orale come dovrebbe essere
CameraJet rientra nella stessa scia di innovazioni di sostanza ma, sia chiaro, non promette miracoli. Fa quello che una corretta igiene orale dovrebbe garantire. Quella che richiede una particolare dedizione: un minimo di due minuti di spazzolamento prolungati e capillari (quando invece ci fermiamo in media, se va bene, a 45 secondi); quella con il filo interdentale passato dente per dente per eliminare i residui (alzi una mano chi lo usa a sufficienza); quella con i sorsi e i risciacqui di collutorio per eliminare al meglio quanto rimosso.
Pratiche più che opportune, anzi necessarie: 3,7 miliardi di persone nel mondo soffrono di problemi del cavo orale (insomma, la notizia è chi non ne soffre), che possono essere delle concause di malattie cardiache o che colpiscono il cervello, come confermano studi qualificati, diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’università americana di Harvard. Occuparsi di igiene orale non è per Dyson un tema marginale, come non lo era stato rimuovere allergeni, virus e batteri dalle case con i purificatori d’aria.
«Mi ricordo la prima volta che ho usato CameraJet. Non avevo la minima idea di quanto la mia bocca fosse messa male. Devo essere onesto, mi sono spaventato. Ho preso subito un appuntamento con un igienista» racconta ridendo Will Kerr, vicepresidente dello sviluppo dei nuovi prodotti della società. Panorama.it lo incontra a Singapore all’interno della St James Power Station, storica centrale elettrica della città-stato asiatica, prima riconvertita a locale notturno, ora quartier generale di una multinazionale presente in 85 Paesi, che però ha mantenuto l’approccio dell’ossessione per il dettaglio di un’azienda di famiglia. «Il fondatore, James Dyson», ricorda Kerr, «è molto presente su tutti i progetti. Abbiamo degli incontri di aggiornamento con lui più o meno una volta a settimana».

Un lungo dietro le quinte
CameraJet è frutto di sei anni di lavoro di ricerca e sviluppo nei laboratori della centrale elettrica, tra spazi comuni pieni di luce che ricordano un atelier di uno studio di design e camere inaccessibili ai visitatori piene di computer, macchinari, lavagne su cui schizzare idee. Gli ingegneri coinvolti nel progetto sono stati oltre 660, i brevetti depositati 38, alcuni dei quali hanno alimentato le voci nei mesi scorsi sull’arrivo di questa nuova categoria di prodotto, guastando un po’ il gusto della sorpresa. «In Dyson non improvvisiamo, ci prendiamo il tempo necessario. Cerchiamo sempre problemi da risolvere. Ci siamo accorti che, nell’igiene orale, era stata toccato solo la superficie di quanto era possibile realizzare da un punto di vista tecnologico», commenta con Panorama.it Rich Bacon, responsabile dei programmi di prodotto.
Da qui l’intuizione di una videocamera che guardasse nella bocca, come lo specchietto di un dentista, e capisse dove era necessario intervenire. A orchestrarla c’è un software addestrato con 470 mila immagini di denti: puro machine learning applicato. In parallelo, è stata avviata una collaborazione con l’università di Singapore per sviluppare una sostanza della consistenza della placca, capace di imitarne il comportamento. E lo sviluppo della consapevolezza che, per rimuoverla, non servisse un getto diritto come un ago, che la fendeva lasciandone intatti i bordi, ma di un flusso conico, più rotondo, che la eliminasse in blocco.

Lo spazzolino che insegna come usarlo
«Quando ci laviamo i denti, siamo convinti di farlo bene. Abbiamo invitato numerose persone a testare il prodotto. La conclusione è che trascuriamo le parti meno facilmente raggiungibili, privilegiando il lato sinistro se siamo mancini, quello destro se non lo siamo», ci spiega Alessandra, una ricercatrice italiana che lavora nella sede di Dyson di Singapore.
CameraJet poggia su diversi automatismi, ma anche sull’intuizione di coltivare una nostra consapevolezza mentre lo stiamo utilizzando. Tramite l’applicazione installata sullo smartphone, possiamo seguire in diretta le fasi della spazzolatura, spostandoci lentamente da una parta all’altra e verso l’interno e guardando il getto raggiungere i denti e lo spazio tra essi. Un’inedita forma di voyeurismo, stemperata dal produttore: per questioni di privacy, le immagini non possono essere salvate e non vengono immagazzinate in nessun server (ma nulla ci vieta di registrare lo schermo e conservarle nella memoria del telefono come archivio, se per qualche motivo ne sentiamo la necessità). Inoltre, come se fosse un videogioco, ci vengono mostrate sul display le aree in cui dovremmo insistere di più, guardando le statistiche dei nostri progressi.

Non fa disastri e funziona da inclinato
Veniamo al dunque, all’utilizzo pratico. Lo abbiamo acceso e abbiamo provato l’intensità dello spruzzo per prima cosa su un polpastrello. È deciso, ma non fastidioso. Ed è ben calibrato, significa che non allaga la bocca, costringendo (ci si perdoni l’ineleganza) a sputare ogni 10 secondi, dilatando a dismisura i tempi dell’operazione. Bisogna prenderci la mano, o meglio la bocca, questo sì, ma il rito procede in modo fluido ed è intuitivo. Inoltre, vista la sua traiettoria, il getto non cola verso il basso e non fa disastri grondanti sul lavandino. Non è chiaramente paragonabile a uno spazzolino statico con della pasta di dentifricio sulle setole, ma la liturgia operativa è ben più complessa.
Per le anime più nerd, CameraJet presenta inoltre diverse chicche che enfatizzano l’impronta di Dyson all’approccio ingegneristico. Ha un serbatoio anti-gravità, ottenuto combinando una pompa a membrana e una camera in pressione. Non vuol dire che è pronto per fare compagnia agli astronauti nello spazio, ma consente di usare lo spazzolino inclinandolo e quasi ribaltandolo, senza temere che il getto perda vigore o efficacia. Inoltre, la capienza del serbatoio stessa, pari a 12,5 ml, è stata voluta per erogare la quantità necessaria di collutorio per una pulizia completa, senza sbrodolare tutto o rimanere a corto di liquido. Ma anche senza sprechi.
Fallire e rialzarsi, come una start-up
A Singapore l’approccio è stato quello di procedere per tentativi ed errori: «Nei primi prototipi», ricorda Bacon, «la camera era stata posizionata proprio nel mezzo della spazzola. Ci sembrava il posto più ovvio dove collocarla. Ma la prima cosa che le persone facevano era metterci il dentifricio sopra, finendo per coprirla. Perciò abbiamo deciso di spostarla più in basso».
A proposito di dentifrici, in Dyson se ne sono inventati anche uno ad hoc da usare con il prodotto, che ha il merito di produrre poca schiuma e quindi non interferire con l’occhio elettronico che deve scrutare la bocca. Il suo gemello è un collutorio pensato per massimizzare l’efficacia di pulitura del getto. Si possono utilizzare i propri preferiti, ma Dyson non può che raccomandare i suoi. Li abbiamo provati dopo una pausa pranzo ricco di cibo infido: noodles e verdurine tagliate fini, che sembrano fatte apposta per infilarsi nello spazio tra i denti. Ebbene, lasciano in bocca una sensazione di freschezza prolungata e superiore rispetto a quella a cui siamo abituati.

Merita quello che costa?
C’è di serie una base che ricarica lo spazzolino e intanto riempie il suo serbatoio. Come aspetto ricorda un po’ la macchina di un caffè, con il collutorio al posto delle capsule. Ovviamente, per portarlo in viaggio, o se non c’è abbastanza spazio sul mobiletto del bagno, lo si collega a un cavo tradizionale.
Il prodotto è già disponibile in due colorazioni: Ceramic Ultra Blue e Ceramic Pink, nomi che evidenziano una voglia di pregio, di preziosità. Nella confezione, oltre allo spazzolino, c’è il sistema di ricarica, la custodia da viaggio, il dentifricio e il collutorio per i primi utilizzi. Ha un prezzo premium: costa 479 euro. Già, quasi 500 euro per uno spazzolino elettrico, il pensiero è inevitabile. Ma non è il solito spazzolino: si può leggerlo come un investimento per il proprio sorriso e la propria salute e per andare meno dal dentista. O, almeno, per evitare di essere sgridati per la nostra fretta e trascuratezza quando ci laviamo i denti. Chissà, magari la prossima volta il dentista ci farà i complimenti.
