Per anni il dibattito occidentale sull’intelligenza artificiale applicata ai media si è mosso quasi esclusivamente attorno alla stessa ossessione: la sostituzione. Sostituire i giornalisti, sostituire gli anchor televisivi, sostituire gli editor, sostituire quella sensibilità umana che per decenni ha rappresentato il cuore invisibile di una newsroom con algoritmi capaci di produrre contenuti a una velocità impossibile da sostenere per una struttura editoriale tradizionale. In Corea del Sud, però, la sensazione è che il discorso si sia sviluppato lungo una traiettoria molto diversa, quasi opposta, non perché il paese sia meno avanzato tecnologicamente — anzi — ma perché il sistema mediatico coreano sembra aver deciso di affrontare l’AI non come una scorciatoia industriale, bensì come un’infrastruttura editoriale destinata a convivere con il lavoro umano piuttosto che cancellarlo.
Osservando quello che sta accadendo dentro KBS, il broadcaster pubblico sudcoreano, emerge infatti qualcosa di molto più complesso di una semplice sperimentazione tecnologica. Negli ultimi anni l’emittente ha trasformato la propria newsroom in uno dei laboratori più avanzati al mondo sull’intelligenza artificiale applicata al broadcasting, sviluppando sistemi capaci di analizzare immagini, selezionare contenuti, creare riprese automatiche, generare video e persino apprendere il giudizio editoriale dei giornalisti attraverso processi di feedback continuo che ricordano il reinforcement learning utilizzato nei grandi modelli AI generativi.
E la parola chiave, in tutto questo, è proprio “apprendere”.
KBS e la nascita di un nuovo modello di broadcasting
La Corea del Sud possiede una relazione particolare con la velocità, quasi culturale prima ancora che tecnologica. Basta osservare Seoul per rendersene conto: dalle consegne ultra rapide all’infrastruttura digitale, fino all’industria culturale costruita attorno alla produzione continua di contenuti, il paese vive dentro una logica di accelerazione permanente nella quale il tempo sembra costantemente contratto.
Il broadcasting non fa eccezione.
In un ecosistema mediatico dove notizie, clip verticali, livestream, shorts e contenuti social convivono contemporaneamente, la capacità di produrre materiale in tempo reale è diventata quasi importante quanto il contenuto stesso, e KBS sembra aver compreso prima di molti altri broadcaster che il futuro della televisione non dipenderà soltanto dalla qualità delle informazioni, ma dalla capacità di costruire newsroom sufficientemente veloci da reagire alla velocità del consumo digitale contemporaneo senza perdere controllo editoriale.
Ed è proprio qui che il broadcaster coreano ha deciso di intervenire.
L’obiettivo non è semplicemente “fare più velocemente” ciò che esisteva già, ma trasformare il sapere accumulato da registi, producer e giornalisti in dati addestrabili, costruendo sistemi AI capaci non soltanto di automatizzare compiti tecnici, ma di apprendere progressivamente il modo in cui una newsroom umana prende decisioni.
Per comprendere davvero quanto sia radicale questo approccio bisogna però partire da una tecnologia che apparentemente sembrerebbe appartenere esclusivamente al mondo del K-pop.
Che cos’è Vertigo e perché non riguarda solo il K-pop
Il progetto si chiama Vertigo ed è una delle sperimentazioni più interessanti sviluppate da KBS negli ultimi anni. Nato inizialmente nel mondo dell’intrattenimento musicale, il sistema utilizza AI e telecamere 8K per generare automaticamente riprese multicamera e fancam individuali senza bisogno di operatori dedicati, permettendo a una singola camera di seguire contemporaneamente più performer e creare focus individuali praticamente in tempo reale.
In un’industria come quella coreana, dove programmi musicali come Music Bank producono quantità gigantesche di contenuti verticali, clip social e fancam destinate a circolare immediatamente online, una tecnologia del genere cambia completamente la scala produttiva del broadcasting musicale. Ma ridurre Vertigo a un semplice strumento di automazione significherebbe non cogliere il punto centrale del progetto.
La parte davvero affascinante è infatti che il sistema non si limita a tracciare un soggetto in movimento come farebbe una normale telecamera automatizzata. KBS ha lavorato affinché l’intelligenza artificiale imparasse progressivamente il linguaggio visivo dei registi professionisti, osservando movimenti di camera, timing, angolazioni, composizione dell’immagine e logiche di inquadratura normalmente affidate all’esperienza umana maturata nel tempo.
In altre parole, il broadcaster coreano non sta cercando semplicemente di automatizzare una telecamera. Sta tentando di insegnare all’intelligenza artificiale come ragiona un regista televisivo, trasformando anni di esperienza produttiva in una forma di conoscenza addestrabile.
Ed è proprio questa filosofia che oggi viene trasferita anche nel mondo dell’informazione.
Dalle fancam ai telegiornali: quando l’intrattenimento diventa tecnologia editoriale
È qui che emerge una delle caratteristiche più affascinanti della Corea del Sud contemporanea, cioè la continua contaminazione tra entertainment, tecnologia e informazione. In Occidente il K-pop viene ancora spesso trattato come un universo separato rispetto al giornalismo o al broadcasting tradizionale; in Corea, invece, i due mondi dialogano continuamente, condividendo infrastrutture, linguaggi visivi e sperimentazioni tecnologiche.
Le stesse logiche sviluppate per sostenere la produzione massiva dell’industria musicale vengono infatti oggi adattate anche al news reporting, e proprio questa continuità tra cultura pop e informazione rappresenta probabilmente uno degli elementi più interessanti dell’intero ecosistema mediatico coreano.
Ed è esattamente quello che sta accadendo con il disaster reporting AI sviluppato da KBS.
Il disaster reporting AI che analizza migliaia di telecamere in tempo reale
Negli ultimi anni KBS ha sviluppato insieme alla società AI Nota un sistema basato su Vision Language Model capace di analizzare enormi quantità di immagini CCTV durante incendi, tifoni, alluvioni ed emergenze nazionali, trasformando un lavoro tradizionalmente affidato a squadre di producer davanti a decine di monitor in una pipeline semi automatizzata costruita per reagire alla velocità delle crisi contemporanee.
Attraverso collaborazioni con enti nazionali come il Korea Forest Service e la Korea Meteorological Administration, KBS ha accesso a una rete di circa 20.000 telecamere CCTV distribuite su scala nazionale. Secondo quanto illustrato durante le presentazioni tecniche del broadcaster, quando viene rilevato un disastro il sistema identifica automaticamente l’area interessata e raccoglie circa 200 immagini provenienti da un raggio di 2-3 chilometri attorno al luogo dell’incidente, creando in pochi secondi una massa di materiale impossibile da gestire manualmente con la stessa rapidità.
A quel punto entra in azione l’intelligenza artificiale.
Il sistema analizza il materiale, valuta quali immagini possiedano maggiore valore giornalistico e seleziona i contenuti più rilevanti per il broadcast, restringendo centinaia di feed iniziali fino a circa 18 clip considerate realmente utili per raccontare visivamente l’emergenza.
La parte più impressionante, però, è la velocità con cui l’intero processo si compie: nel giro di circa tre minuti, KBS riesce ad avere pronto un pacchetto video di quattro minuti già utilizzabile per il broadcast televisivo, trasformando un lavoro che fino a poco tempo fa avrebbe richiesto producer impegnati molto più a lungo davanti a decine di monitor contemporaneamente in una pipeline automatizzata, rapidissima e ancora supervisionabile.
Il sistema, in realtà, non nasce oggi. KBS lavora su questa infrastruttura AI per il disaster reporting da circa cinque anni, ma il suo utilizzo reale è rimasto finora relativamente limitato, con circa dieci attivazioni complessive. Più che una questione di prudenza tecnologica, il dato racconta anche un altro aspetto: la fortuna di non aver dovuto affrontare un numero elevato di grandi emergenze nazionali tali da richiedere un utilizzo continuo della piattaforma. Proprio per questo, ogni attivazione del sistema diventa quasi un test reale dell’intera infrastruttura, permettendo a KBS di raccogliere dati, perfezionare i processi e continuare ad addestrare l’intelligenza artificiale attraverso il feedback diretto della newsroom.
Come la KBS sta insegnando all’AI a riconoscere il valore di una notizia
La differenza rispetto a un normale sistema di computer vision è fondamentale, perché l’AI non cerca semplicemente fuoco, fumo o immagini spettacolari. L’obiettivo del broadcaster coreano è molto più sofisticato: insegnare all’algoritmo il concetto stesso di “newsworthiness”, cioè il valore giornalistico di una scena.
Per decenni questo tipo di giudizio è appartenuto esclusivamente agli esseri umani. Un producer decide quale immagine possiede abbastanza forza narrativa da aprire un telegiornale, un giornalista sceglie quale dettaglio racconta meglio una tragedia, un editor comprende intuitivamente quale ripresa trasmetta davvero il peso emotivo di un’emergenza nazionale.
Ora KBS sta cercando di trasferire quel processo decisionale dentro l’intelligenza artificiale.
Ed è probabilmente qui che il progetto diventa davvero rivoluzionario.
I giornalisti danno voti all’AI per addestrarla
Dopo aver visionato il materiale selezionato dal sistema, i giornalisti assegnano valutazioni interne — spesso attraverso punteggi da 1 a 5 — giudicando rilevanza, chiarezza, utilità narrativa e valore editoriale delle immagini. Quel feedback non resta archiviato come una valutazione sterile, ma viene reinserito direttamente nel sistema, diventando parte del processo attraverso cui l’AI apprende progressivamente cosa una newsroom considera davvero importante durante un’emergenza nazionale.
Più i reporter valutano il materiale, più l’algoritmo impara.
È un meccanismo che ricorda chiaramente il reinforcement learning utilizzato nei grandi modelli di intelligenza artificiale generativa, ma applicato a qualcosa di infinitamente più difficile da codificare: il giudizio editoriale umano.
Ed è forse proprio questo il dettaglio più sorprendente dell’intero progetto coreano. KBS non sta cercando di eliminare il giornalista dal processo produttivo. Sta tentando di trasformare decenni di esperienza editoriale accumulata da reporter, producer e caporedattori in una forma di conoscenza addestrabile.
Dalla traduzione ai sottotitoli: l’AI che abbatte le barriere linguistiche
Se Vertigo insegna all’intelligenza artificiale come ragiona un regista e il disaster reporting cerca di trasmetterle il giudizio di una newsroom, il sistema di AI Live Translation sviluppato da KBS affronta un problema completamente diverso: la lingua.
Il broadcaster coreano ha infatti sviluppato una piattaforma capace di riconoscere automaticamente l’audio di una trasmissione in diretta, convertirlo in testo, tradurlo e generare sottotitoli sincronizzati praticamente in tempo reale, riducendo drasticamente tempi che fino a poco tempo fa richiedevano ore di lavoro umano.
Per una televisione pubblica che deve gestire breaking news internazionali, conferenze stampa, dichiarazioni di leader stranieri e contenuti provenienti dall’estero, significa trasformare completamente il rapporto tra velocità e accessibilità dell’informazione.
Il sistema funziona attraverso una pipeline quasi interamente automatizzata: riconoscimento vocale, conversione in testo, traduzione multilingue, generazione dei sottotitoli e sincronizzazione video. Durante le dimostrazioni tecniche mostrate da KBS, il processo richiede circa un minuto, motivo per cui il video viene ritardato dello stesso intervallo temporale per mantenere la sincronizzazione dei sottotitoli.
Anche qui emerge la filosofia che attraversa tutto il progetto AI del broadcaster coreano: ridurre il tempo tra la produzione dell’informazione e la sua distribuzione senza eliminare completamente il controllo umano.
XR, ICVFX e il broadcasting immersivo
L’intelligenza artificiale non è l’unico fronte sul quale KBS sta ripensando il futuro del broadcasting. Parallelamente il broadcaster coreano sta investendo anche nelle tecnologie XR e ICVFX, cioè quei sistemi di produzione virtuale che combinano LED wall, ambienti digitali in tempo reale ed effetti visivi integrati direttamente sul set.
ICVFX — acronimo di In-Camera Visual Effects — è la stessa tecnologia diventata famosa a Hollywood con produzioni come The Mandalorian, ma in Corea del Sud il suo utilizzo sta assumendo una dimensione molto più trasversale, che va oltre la fiction e coinvolge informazione, intrattenimento e contenuti live.
Attraverso ambienti XR, studi virtuali e rendering in tempo reale, il broadcaster può creare scenografie digitali immersive senza dover costruire fisicamente enormi set tradizionali, riducendo tempi di produzione e aumentando enormemente la flessibilità visiva del broadcast.
Ma anche qui il punto non è soltanto tecnico.
La Corea del Sud sembra aver compreso che, nell’ecosistema mediatico contemporaneo, la battaglia non si gioca più soltanto sulla velocità dell’informazione, ma anche sull’impatto visivo dell’esperienza televisiva. E proprio per questo tecnologie nate inizialmente nel cinema o nell’intrattenimento vengono oggi integrate dentro il linguaggio del broadcasting quotidiano.
In un certo senso, anche XR e ICVFX fanno parte della stessa filosofia che attraversa Vertigo e il disaster reporting AI: trasformare il broadcasting in una piattaforma sempre più fluida, automatizzata, immersiva e adattabile ai linguaggi digitali contemporanei.
L’AI auditing: il broadcaster coreano vuole controllare gli algoritmi
In Corea del Sud il dibattito sull’AI sembra infatti partire da un presupposto molto diverso rispetto a molte aziende occidentali. L’intelligenza artificiale non viene presentata come sostituzione totale dell’essere umano, ma come sistema che deve restare supervisionato, controllato e continuamente valutato.
Per questo KBS sta sviluppando anche strutture interne di AI auditing progettate per monitorare accuratezza, affidabilità e coerenza editoriale degli output generati dagli algoritmi, costruendo una sorta di controllo qualità permanente dell’intelligenza artificiale stessa.
Persino la velocità viene trattata come parte integrante di questo equilibrio.
Durante le simulazioni di disaster reporting, il sistema mantiene infatti circa dieci secondi di standby prima del broadcast finale, una finestra minuscola ma simbolica nella quale i producer possono ancora verificare audio, immagini e qualità del contenuto prima della messa in onda. È un dettaglio apparentemente tecnico, ma racconta perfettamente la filosofia della newsroom coreana contemporanea: automatizzare il più possibile senza eliminare completamente l’uomo dalla stanza.
Perché la Corea del Sud sta seguendo una strada diversa dall’Occidente
Osservando insieme Vertigo, il disaster reporting AI, i sistemi di feedback editoriale, le piattaforme di traduzione automatica, e le infrastrutture di auditing emerge una conclusione molto chiara: la Corea del Sud non sta costruendo una newsroom senza giornalisti.
Sta costruendo una newsroom nella quale i giornalisti diventano gli insegnanti dell’intelligenza artificiale.
Ed è forse questa la differenza più profonda rispetto a gran parte del dibattito occidentale. Mentre molte piattaforme tecnologiche parlano soprattutto di automazione, il broadcasting coreano continua a ragionare in termini di supervisione, training umano e responsabilità editoriale, cercando di trasformare l’AI non in un sostituto della sensibilità giornalistica, ma in una sua estensione.
La domanda, quindi, non è più se l’AI sostituirà il giornalismo. La vera domanda è chi insegnerà all’AI cosa significa davvero fare giornalismo.
