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Vacanze, altro che influencer: gli italiani scelgono dove andare seguendo passioni e passaparola

Vacanze, altro che influencer: gli italiani scelgono dove andare seguendo passioni e passaparola

Secondo un sondaggio Omio-YouGov, solo il 6% degli italiani sceglie le vacanze in base ai trend social. Vincono interessi personali e consigli fidati

Per anni ci hanno raccontato che Instagram avrebbe deciso tutto: il ristorante dove cenare, il vestito da mettere, il borgo da raggiungere, la spiaggia da fotografare all’ora giusta. Eppure, quando arriva il momento di scegliere davvero dove andare in vacanza, gli italiani sembrano molto meno manipolabili di quanto piaccia pensare all’industria dell’hype.

Secondo un nuovo sondaggio internazionale condotto da YouGov per Omio, solo il 6% dei viaggiatori italiani dichiara di scegliere la propria destinazione sulla base dei trend social o dei contenuti online più popolari. Una percentuale minima, quasi sorprendente nell’epoca in cui ogni luogo sembra esistere soltanto dopo essere diventato virale. La verità, raccontano i dati, è un’altra: gli italiani continuano a viaggiare seguendo interessi personali, desideri concreti e consigli di persone di cui si fidano.

La vacanza non si sceglie per il feed

Il dato più interessante è proprio questo: i social ispirano, ma raramente decidono. Quando si tratta di programmare una vacanza, il 58% degli italiani intervistati indica gli interessi personali tra i principali fattori di scelta. Più del budget, segnalato dal 50%, e più delle considerazioni pratiche legate alla logistica e alla facilità degli spostamenti, indicate dal 40%.

Tradotto: si parte ancora per ciò che si vuole vivere, non soltanto per ciò che si vuole mostrare. Un museo, un paesaggio, una città legata a una passione, una regione gastronomica, un viaggio costruito attorno a un desiderio personale pesano più dell’ultimo trend visto online.

E non è soltanto una questione di principio. Secondo l’indagine, chi sceglie seguendo le proprie preferenze tende anche a essere più soddisfatto. Il 53% degli italiani dichiara infatti di essere rimasto soddisfatto dell’ultimo viaggio proprio perché costruito attorno ai propri interessi. Per il 40%, quella vacanza è stata persino più significativa del solito perché rispecchiava davvero gusti, passioni e inclinazioni personali.

Meno selfie, più esperienza

Cade anche un altro luogo comune: quello del turista sempre con il telefono in mano, più interessato a documentare che a vivere. Solo il 4% degli italiani afferma di sentire la pressione di dover raccontare e condividere il proprio viaggio sui social. Una quota simile pensa già in fase di pianificazione a come la vacanza apparirà online.

Anche il desiderio di stupire gli altri sembra contare poco. Appena il 7% sceglie una destinazione pensando a quanto possa sembrare suggestiva o invidiabile agli occhi degli altri. Quasi la metà degli intervistati, il 49%, afferma invece di sentire poca o nessuna pressione nel dover visitare certi luoghi o fare determinate esperienze.

È un dato che racconta una piccola disobbedienza contemporanea. In un mondo che spinge ogni viaggio a diventare contenuto, molti italiani sembrano difendere la vacanza come spazio privato, emotivo, persino imperfetto. Non necessariamente spettacolare. Non necessariamente instagrammabile. Semplicemente propria.

Il fascino delle mete meno battute

La stanchezza da sovraesposizione digitale si vede anche nella scelta delle destinazioni. Il 18% degli italiani dichiara di aver evitato mete percepite come troppo affollate o sopravvalutate. La stessa percentuale cerca deliberatamente luoghi meno conosciuti e meno congestionati.

È il rovescio della medaglia del turismo virale. Più una destinazione viene ripetuta, postata, consigliata, fotografata e trasformata in sfondo globale, più una parte dei viaggiatori sente il bisogno di allontanarsene. Non per snobismo, ma per ritrovare qualcosa che somigli ancora a un’esperienza autentica.

L’idea di fare la fila per scattare la stessa foto vista migliaia di volte sui social sembra sedurre sempre meno. Cresce invece il desiderio di viaggi più personali, meno prevedibili, capaci di sottrarsi alla coreografia obbligata dell’over tourism digitale.

Amici e parenti battono gli influencer

Se i social restano una fonte di ispirazione, l’ultima parola spetta ancora alle persone vicine. Solo il 6% degli italiani attribuisce un ruolo decisivo agli influencer o a fonti esterne online nella pianificazione della vacanza. Al contrario, il 18% ha scelto una meta seguendo il consiglio di amici, familiari o colleghi, inserendoli tra i tre principali fattori decisionali dell’ultimo viaggio.

È un ritorno al passaparola, ma in versione contemporanea. Non necessariamente contro internet, ma oltre internet. Si ascolta chi è già stato in quel posto, chi conosce i nostri gusti, chi sa se una destinazione può davvero funzionare per noi. Il consiglio personale continua ad avere un valore che nessun algoritmo riesce del tutto a sostituire.

La Gen Z sente di più la pressione social

Naturalmente, le differenze generazionali esistono. Tra i giovanissimi della Gen Z, il 26% ammette di sentire una certa pressione sociale: quella sensazione di dover visitare i posti giusti o organizzare un viaggio che meriti di essere condiviso. Tra i Boomer, la stessa pressione riguarda il 14%.

Eppure anche tra i più giovani il peso dei social non si traduce automaticamente in scelte concrete. Il 12% ha scelto una destinazione pensando all’effetto che avrebbe fatto sugli altri. Il 13% ha modificato gli orari delle visite per ottenere la luce migliore per le foto. Un altro 13% ammette di pensare già in fase di pianificazione a come il viaggio apparirà sui social.

Numeri significativi, ma ancora minoritari. Anche nella fascia più esposta alla cultura dell’immagine, il viaggio non sembra ridursi completamente alla sua resa digitale.

Viaggiare per sé, non per l’algoritmo

Il sondaggio Omio-YouGov, realizzato su 7.567 persone tra Italia, Spagna, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, restituisce un’immagine meno prevedibile dei viaggiatori italiani. Meno succubi dei trend, meno ossessionati dalla performance social, più interessati a costruire esperienze coerenti con i propri desideri.

Veronica Diquattro, Presidente B2C & Supply di Omio, sintetizza così il dato: il viaggio resta uno dei pochi ambiti in cui le persone resistono alla pressione dei trend e scelgono davvero per sé stesse. I social possono accendere l’ispirazione, ma non sempre guidano la decisione finale.

Ed è forse questa la notizia più interessante: nell’epoca in cui tutto sembra dover diventare contenuto, la vacanza conserva ancora una zona di libertà. Una parte degli italiani guarda, salva, scorre, magari sogna davanti a un video. Poi però sceglie altro. Una meta legata a una passione, un consiglio ricevuto da un amico, un luogo meno affollato, un viaggio che non deve necessariamente piacere agli altri.

In fondo, la vera rivoluzione turistica potrebbe essere proprio questa: partire senza dover dimostrare niente.

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