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Scudo spaziale Usa: come Trump intende cambiare la difesa americana

Scudo spaziale Usa: come Trump intende cambiare la difesa americana

Satelliti, radar e comunicazioni sicure: il programma Sb-Amti mira a eliminare i punti ciechi della difesa americana entro il 2028

Le Forze Spaziali degli Stati Uniti (Ussf) hanno annunciato di aver assegnato all’azienda SpaceX fondata da Elon Musk un maxi contratto del valore di 4,16 miliardi di dollari per accelerare il programma Sb-Amti, sigla che significa «Sistema spaziale per l’individuazione di bersagli volanti».

In un comunicato ufficiale, il Colonnello Ryan Frazier, responsabile ad interim per l’acquisizione di sistemi di rilevamento e puntamento spaziali della più giovane tra i corpi militari statunitensi, ha dichiarato: «Avvieremo immediatamente le attività di sviluppo e integrazione per raggiungere rapidamente gli obiettivi del programma e rispondere alle nuove esigenze di sicurezza nazionale».

Si riferisce con sicurezza alla rete dei sensori progettati per comunicare con il velivolo E-7 Wedgetail dell’Aviazione (Usaf), a sua volta sviluppato per sostituire il vecchio velivolo E-3 Sentry, che trasportava un sistema d’allarme e controllo aviotrasportato. Il passaggio a un sistema spaziale è considerato necessario dalla Difesa di Washington, a causa della costruzione di sistemi anti-accesso e per la cosiddetta «negazione d’area», sempre più sofisticati, che sono ormai a disposizione dei potenziali avversari. Nel comunicato stampa delle Space Forces si legge: «A complemento del tradizionale rilevamento aereo, si rende evidente la necessità di un’architettura di tracciamento stratificata e altamente resiliente».

Il progetto dello scudo spaziale americano

Il programma Sb-Amti potenzia le capacità di difesa spaziale a supporto delle forze congiunte, attraverso la possibilità di rilevare e di tracciare bersagli aerei dallo spazio. La scelta della compagnia SpaceX di Elon Musk è avvenuta tra nove realtà candidate per questo progetto nell’aprile scorso, nell’ambito di un accordo tra pubblico e privato. Sebbene tale iniziativa stabilisca le prestazioni iniziali per il programma, la Space Force prevede di assegnare diversi contratti nel corso del prossimo anno per promuovere un’espansione della diversificazione dei fornitori, migliorando la capacità operativa a disposizione dei comandanti delle forze armate. Si prevede infatti che questo primo contratto consentirà di realizzare una costellazione di satelliti entro il 2028, fornendo alle forze congiunte una capacità tempestiva per eliminare quelli che vengono definiti i punti ciechi operativi.

I numeri e le funzioni dello scudo spaziale

Il bilancio di base della Space Force per l’anno fiscale 2026 non prevede fondi per sistemi di tracciamento di bersagli aerei in movimento; tuttavia, secondo un’analisi condotta da The Aerospace Corporation, il fondo di conciliazione destinato ai programmi relativi all’iniziativa Golden Dome dell’amministrazione Trump include 9,2 miliardi di dollari per apparati di tracciamento dei bersagli, mentre quello della Space Force per l’anno fiscale 2027 prevede la considerevole somma di 7 miliardi di dollari, da impiegare in fondi di riconciliazione per i progetti Sb-Amti. Progettata come un complesso sistema di sistemi, l’architettura Sb-Amti prevede quindi sensori spaziali avanzati, collegamenti di comunicazione sicuri e veloci, e un’elaborazione a terra robusta e sicura. Dovranno quindi essere progettati e costruiti sia satelliti dotati di radar ma anche in grado di colpire le minacce, sia centri di comando e controllo terrestri che li governino.

I progetti di difesa italiano ed europei

Al momento in Europa non esiste ancora nulla di simile. L’Italia alcuni mesi fa ha annunciato «Michelangelo Dome», uno scudo spaziale più simile all’Iron Dome israeliano, ovvero un nuovo sistema di difesa aerea integrata il cui progetto è realizzato da Leonardo, e che utilizzerà l’intelligenza artificiale per unire radar, sensori spaziali e cyber-difesa. Ma, pur avendo un segmento spaziale, è progettato per scovare le minacce che volano nell’atmosfera. L’architettura, infatti, mira a proteggere i cieli europei e le infrastrutture critiche da attacchi missilistici, droni e sciami di velivoli. Attualmente, per «scudo spaziale europeo» si intende l’insieme di due progetti distinti: Iris² per la connettività sicura e lo spazio, e Michelangelo Dome/Essi per la difesa missilistica e aerea integrata. Iris² è una rete di costellazioni satellitari che garantiscono comunicazioni crittografate, connettività Internet per zone isolate e servizi governativi protetti.

Essi (Iniziativa europea per lo scudo aereo), è invece il progetto lanciato dalla Germania, e al quale hanno aderito numerose nazioni per rendere uniforme la difesa aerea terrestre, integrando sistemi come Patriot, Iris-T e Arrow 3, con lo scopo di creare un ombrello protettivo sui cieli europei. Oltre alla Germania, vi fanno parte Italia, Belgio, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Lettonia, Lituania, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Ungheria. Ai quali si sono aggiunte nazioni Nato come Regno Unito, Islanda, Svizzera e Austria.

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