C’è qualcosa di unico nei Sex Pistols. Quasi cinquant’anni dopo la pubblicazione di Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols, Steve Jones, Paul Cook e Glen Matlock possono ancora attraversare l’Europa e riempire festival e arene suonando quasi esclusivamente le canzoni contenute in quell’unico album. Nessun nuovo disco da promuovere, nessuna raccolta di successi costruita in decenni di carriera: soltanto un pugno di brani che continuano a resistere al tempo.
Il tour europeo che il 26 giugno farà tappa anche in Italia a Milano lo dimostra in maniera evidente. Al fianco dei tre ex Pistols, c’è Frank Carter, cantante capace di affrontare questo repertorio senza cadere nella trappola dell’imitazione del vocalist storico, Johnny Rotten come ha dimostrato la prima data del tour al Nova Rock Festival 2026 (Nickelsdorf, Austria, qui sotto le immagini del concerto)
La scaletta proposta nelle recenti date europee è quasi una fotografia di Never Mind the Bollocks. Da “Holidays in the Sun” a “Pretty Vacant”, da “Bodies” a “No Feelings”, passando per “Problems”, “E.M.I.”, “God Save the Queen” e la conclusiva “Anarchy in the U.K.”, il concerto procede come un viaggio dentro uno dei dischi più influenti della storia del rock britannico.
Foto: Courtesy of Henry Ruggeri
Le uniche deviazioni arrivano attraverso alcune cover storicamente legate all’universo dei Pistols. “I’m Not Your Stepping Stone”, scritta per Paul Revere and the Raiders resa celebre dai Monkees nel 1966, è da tempo parte del loro repertorio dal vivo. A questa si aggiungono “No Fun” degli Stooges, omaggio a una delle band fondamentali per la nascita del punk, e la celebre “My Way”, entrata nell’immaginario collettivo grazie all’irriverente interpretazione di Sid Vicious. Per il resto non ci sono sorprese: il repertorio è quello che tutti conoscono e che il pubblico continua a chiedere.
Ed è forse questo l’aspetto più sorprendente. Molte band storiche sopravvivono grazie alla nostalgia. I Sex Pistols, invece, sopravvivono grazie alle canzoni. A quasi mezzo secolo dalla loro uscita, quei brani conservano una sintesi, una forza melodica e un’immediatezza che continuano a parlare a pubblici diversi. Il tour del 2026 non celebra soltanto una leggenda del punk: ricorda quanto possa essere duratura l’energia di un album che, pur restando l’unico della band, non ha mai davvero smesso di essere contemporaneo.






