Home » Attualità » Opinioni » Il filo che lega Benedetto XVI e Leone XIV

Il filo che lega Benedetto XVI e Leone XIV

Il filo che lega Benedetto XVI e Leone XIV
MADRID, SPAIN – JUNE 06: Pope Leo XIV arrives for a welcome ceremony at the Royal Palace in Madrid as Pope Leo XIV begins his seven-day visit to Spain on June 6, in Madrid, Spain. Pope Leo XIV is making an apostolic journey to Spain from June 6–12, marking the first papal visit to the country since Benedict XVI visited in 2011. During the trip Pope Leo travels to Madrid, Barcelona, and the Canary Islands of Gran Canaria and Tenerife. Many of his planned engagements center on issues around marginalized people, youth, and migrants, alongside meetings with the Spanish royals, government figures, and church officials. A highlight of the itinerary sees Pope Leo inaugurate the recently completed Tower of Jesus Christ spire at the Basílica de la Sagrada Família in Barcelona, to coincide with the 100th anniversary of the architect Antoni Gaudí’s death. (Photo by Dan Kitwood/Getty Images)

Il discorso di Prevost a Madrid riecheggia quello di Ratzinger a Ratisbona. La sveglia suonata all’Ue: senza il Dna della fede, si perde l’identità del continente.

In un’Europa impegnata a parlare di armamenti, di soldi da spendere in un fantomatico esercito continentale (che non esiste, quindi l’Ue autorizza i governi a indebitarsi per implementare gli eserciti nazionali), in un’Europa che non sa trovare leadership di popolo (Merz, Macron e Starmer non hanno il consenso che la Meloni invece ha), in questo contesto qui c’è un signore che parla di identità, di radici, di tradizioni e del senso che l’Europa dovrebbe tenere in seria considerazione e che invece non fa. Quel signore di bianco vestito si chiama papa Leone XIV e nel giro di poco tempo si è posizionato al centro delle questioni più profondamente attuali.

Lo avevamo lasciato mentre catechizzava sulla Magnifica humanitas, una enciclica epocale (e lo capiremo col trascorrere del tempo) curvata sull’uomo rispetto alle insidie profonde del transumanesimo, sia esso algoritmo, Intelligenza artificiale o robot. E ce lo ritroviamo a Madrid, il giorno del Corpus Domini, come se fosse nella sua Ratisbona, a richiamarci sul senso dell’identità e sulle minacce, le stesse, di chi vuole negare al Vecchio continente quel che gli è proprio. Siamo sempre lì, sebbene con punti di vista apparentemente dissimili.

A Madrid, Leone XIV ha affermato: «Per questo è lecito chiedersi con onestà se il mondo – e in particolare l’Europa – avrebbe forgiato la propria identità senza l’impronta spirituale che ha permeato la sua storia». Aggiungendo: «È davvero possibile credere che l’Europa – che tanto amiamo – sarebbe la stessa senza l’impronta della fede?».

La raffinatezza del Pontefice è la stessa di papa Benedetto che non arriva ad affermarne perentoriamente che l’Europa o è cristiana o non è, ma ci impone l’esercizio di ricostruzione del senso identitario al fine di riconoscere che, alla fine, quella è la tesi. Non a caso ai membri dell’intergruppo Demografia del Parlamento europeo, Prevost ebbe a dire: «Negli ultimi decenni, possiamo vedere che il rifiuto dell’ispirazione cristiana dei padri fondatori delle istituzioni Ue ha portato a un periodo di drastica sterilità, non solo perché troppi sono stati privati del diritto di nascita, ma anche perché non si sono trasmessi gli strumenti materiali e culturali di cui i giovani hanno bisogno». Una netta chiusura verso quelle tendenze che relativizzano la vita, esponendola all’esaltazione del suo opposto.

Da Benedetto XVI a Leone XIV il senso geometrico dell’Europa non si compie senza il contributo della fede nella costruzione dell’identità culturale e sociale del continente. E le tradizioni non sono festeggiamenti esteriori (in una epoca dominata dall’apparenza) ma costituiscono lo stesso elemento di scrittura, al pari delle chiese, dei cammini, delle università, della teologia che la Storia ci ha consegnato. «Il Corpus Domini non è una delle tante feste del calendario liturgico, ma un ritornare alle radici della fede per rinnovare l’amore e la fedeltà a Dio». Una tradizione che, secondo il Pontefice, ha plasmato nei secoli «la pietà, l’arte, la musica, l’architettura e la vita del popolo spagnolo». Ed europeo. E qui siamo esattamente nel solco di Ratzinger che a Ratisbona non ingaggiò un duello contro l’islam ma affermò che il logos greco, il pensiero razionale e la fede cristiana si sono incontrati nella storia europea in modo non accidentale e la separazione delle stesse sarebbe un suicidio culturale. Fede e ragione – era la sintesi di papa Benedetto (con le “subordinate” che conosciamo anche rispetto all’islam) ripresa da Leone in Spagna – devono stare assieme.

Qual è però il passaggio che l’agostiniano Prevost consegna agli europei? «Nessuno può inginocchiarsi al Signore e disprezzare il fratello». Eccoci di ritorno sullo stesso punto della Magnifica humanitas. L’uomo non può essere disprezzato dall’hybris digitale, esposto all’arbitrio dell’aborto e dell’eutanasia, e quindi allo stesso modo non può essere umiliato da chi non capisce che «Non basta difendere la civiltà cristiana se si ridicolizza la carità, non basta invocare le radici se si dimenticano i poveri che stanno alla radice viva del Vangelo». Tutto si tiene insieme.

Se Benedetto XVI a Ratisbona metteva in guardia sul fatto che la minaccia all’identità cristiana europea viene più dal relativismo etico e dal nichilismo che dalle altre religioni, Leone XIV attualizza quella tesi rispetto a quest’epoca di guerre, di Ia, di replicanti robot e crisi demografica, caricandola di tutto il peso dell’eucaristia per salvare la magnifica umanità. In una Europa molle, la radicalità di Leone è una certezza sana.

© Riproduzione Riservata