Home » Tempo Libero » Musica » Paul McCartney: il ragazzo di Liverpool non ha smesso di sognare

Paul McCartney: il ragazzo di Liverpool non ha smesso di sognare

Paul McCartney: il ragazzo di Liverpool non ha smesso di sognare

Tra memoria, melodie senza tempo e nuove sperimentazioni, l’ex Beatle gioca con il passato e parla al presente

C’è una differenza sostanziale tra nostalgia e memoria. La nostalgia tende a idealizzare il passato; la memoria, invece, lo osserva per quello che è stato, con le sue luci e le sue ombre. È una distinzione che Paul McCartney sembra conoscere bene e che attraversa The Boys of Dungeon Lane, il ventisettesimo album solista di una carriera che, a questo punto, sfugge a qualsiasi parametro convenzionale.

A 83 anni, l’ex Beatle avrebbe tutte le ragioni per vivere di rendita artistica. Potrebbe limitarsi a celebrare il proprio mito, a riproporre una formula collaudata o a trasformare ogni nuova uscita in un esercizio di autocelebrazione. Invece sceglie una strada diversa: tornare alle proprie origini per cercare qualcosa di ancora vivo.

Dungeon Lane è una strada di Liverpool, non lontana da Speke, il quartiere operaio dove McCartney trascorse parte della sua infanzia. È un luogo geografico ma anche simbolico, il punto da cui partire per ripercorrere una vita straordinaria senza trasformarla in leggenda. Nel corso del disco riaffiorano ricordi familiari, amicizie, primi amori, difficoltà economiche e frammenti di una città che continua a vivere nella sua immaginazione.

La cosa più sorprendente è che The Boys of Dungeon Lane non suona affatto come un album di un artista che guarda soltanto indietro. Al contrario, è un lavoro dinamico, spesso imprevedibile. Le ballate convivono con il rock, il pop orchestrale con inattese deviazioni psichedeliche. La collaborazione con il produttore Andrew Watt si rivela decisiva nel mantenere il suono fresco e contemporaneo senza tradire l’identità dell’autore.

Brani come Days We Left Behind possiedono una delicatezza che solo McCartney sembra saper raggiungere con tanta naturalezza. Non c’è enfasi, non c’è ricerca dell’effetto emotivo a tutti i costi. C’è piuttosto la capacità, affinata in oltre sessant’anni di carriera, di trasformare un dettaglio personale in qualcosa di universale. È la stessa qualità che ha reso immortali molte delle sue canzoni migliori.

Altrove emerge il gusto per la sperimentazione che lo accompagna fin dai tempi dei Beatles. Mountain Top gioca con atmosfere psichedeliche e arrangiamenti visionari, mentre Life Can Be Hard recupera quella tradizione melodica che per anni è stata liquidata con sufficienza da parte della critica, ma che oggi appare come una delle firme più autentiche del suo repertorio.

Il momento più simbolico del disco resta probabilmente Home to Us, che vede la partecipazione di Ringo Starr. Più che il valore storico dell’incontro, colpisce la naturalezza con cui i due musicisti condividono ancora il piacere di fare musica insieme. Non c’è nulla di celebrativo o museale: soltanto due vecchi amici che si divertono a suonare.

Naturalmente non tutto funziona alla perfezione. Alcuni episodi risultano meno memorabili di altri e il disco avrebbe probabilmente beneficiato di una maggiore sintesi. Ma sono dettagli che incidono poco sul giudizio complessivo. Quello che resta è la sensazione di trovarsi davanti a un’opera di grande bellezza e respiro, costruita senza l’ansia di dimostrare qualcosa.

La voce di McCartney non è più quella di un tempo. Sarebbe assurdo aspettarselo. Eppure proprio le sue imperfezioni diventano parte integrante del racconto. Ogni inflessione, ogni fragilità, ogni nota affrontata con maggiore cautela ricorda all’ascoltatore che queste canzoni arrivano da un gigante che ha attraversato un’intera epoca della musica popolare e continua a trovare nuovi modi per raccontarla.

Forse è questo il vero valore di The Boys of Dungeon Lane. Non aggiunge nulla al monumento artistico di Paul McCartney, che non ha bisogno di ulteriori conferme. Ma dimostra che la curiosità, il gusto della melodia e il desiderio di creare possono sopravvivere al trascorrere del tempo.

E, in un’epoca in cui molte reunion e molte operazioni nostalgia sembrano guardare esclusivamente al passato, McCartney compie un gesto più raro: usa il passato per continuare a parlare al presente. Come sanno fare i fuoriclasse…

© Riproduzione Riservata