Ci sono alcuni capolavori, il cui solo profilo è in grado di generare sentimenti di pura grazia, meraviglie architettoniche che svelano al contempo solennità, seduzione e mistero.
L’affascinate profilo a illuminarsi sul palcoscenico nell’overture dell’omonima opera popolare è quello della maestosa cattedrale “Notre Dame de Paris”.
Nel 2027, quest’opera, capace di contare oltre diciotto milioni di spettatori al mondo, celebrerà i venticinque anni, e per l’occasione tornerà nei teatri italiani con una lunghissima tournée che partirà giovedì 26 febbraio dal Teatro Arcimboldi di Milano (per ritornarci a giugno) per emozionare via via tutta la penisola: Verona (nella sua Arena), Caserta (nella Reggia), Eboli, Genova, Firenze, Olbia, Palermo – solo per citare qualche città – per poi concludersi il 6 gennaio 2027 a Roma.
“Venticinque anni di Notre Dame de Paris in Italia e trenta in Francia. Io e Luc Plamondon l’abbiamo scritta e musicata semplicemente perché ci piaceva farlo. I produttori sono entrati dopo: la musica è arrivata prima di tutto.” Così Riccardo Cocciante racconta con intensità la sua opera popolare, come ama definirla.
“Quando l’abbiamo composta, non pensavamo al successo, anzi, un così enorme trionfo nemmeno ce lo aspettavamo. E per noi, non era nemmeno importante: è proprio questo il segreto che ha reso lo spettacolo così speciale.”
Cocciante e Plamondon, supportati da regia, costumi, scenografie e al magistrale adattamento di Pasquale Panella, hanno immensamente interpretato tutto lo struggente romanticismo e la tragicità di due amanti impossibili presenti nel romanzo di Victor Hugo, trasformandolo in musica e arte visiva.
Nello spettacolo, la danza unisce con naturalezza stili e linguaggi diversi, dal balletto classico alla breakdance, al flamenco.
La trama di Notre Dame de Paris si intreccia sul personaggio di Esmeralda (interpretata da Elhaida Dani), una bellissima gitana capace di rubare il cuore a Quasimodo (Giò Di Tonno), il gobbo campanaro della cattedrale, la cui deformità ed emarginazione dalla società sono pari alla sua bontà d’animo. Il fascino di Esmeralda non sarà indifferente nemmeno a Febo, il bel capitano delle Guardie del Re (che non esiterà a denunciarla per stregoneria pur di assicurarsi un ricco matrimonio) e all’arcidiacono Frollo, totalmente ossessionato da lei al punto di favorirne la condanna a morte perché non ricambiato.
Scolpita nella pietra di Notre Dame c’è la storia della diversità umana, dell’emarginazione e del peso dei pregiudizi, di quanto sia difficile vivere quando non si è omologati in una categoria, quando non si è come gli altri.
“In Notre Dame si canta dall’interno, si canta il sentimento con la vera interpretazione, voci naturali e non impostate che cantano con impeto, per comunicare in maniera semplice.” – continua Riccardo Cocciante – “Il palcoscenico ha qualcosa di speciale, è come passare da un mondo ad un altro, da un mondo di realtà a un mondo di sogni”. Quel mondo che il maestro Cocciante, in Notre Dame, ci ha saputo regalare in una maniera sorprendente.
