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MOVE ØN, i produttori coreani che vogliono cambiare le regole del K-pop: «Non vogliamo soltanto creare musica per gli altri»

MOVE ØN, i produttori coreani che vogliono cambiare le regole del K-pop: «Non vogliamo soltanto creare musica per gli altri»

I MOVE ØN raccontano a Panorama il nuovo singolo JUST BLINKED, il loro lavoro nel K-pop e il desiderio di affermare una propria identità artistica.

Nel K-pop siamo abituati a riconoscere immediatamente un artista dalla voce, dal volto o dalle coreografie, molto meno dal nome di chi ha costruito la sua musica, anche quando dietro una canzone di successo ci sono produttori capaci di attraversare generi, mercati e linguaggi musicali con una libertà creativa che difficilmente trova spazio sotto i riflettori. È proprio in questa distanza tra chi interpreta un brano e chi gli dà forma che si inserisce il percorso dei MOVE ØN, team di produzione sudcoreano che lavora tra elettronica, pop, indie e R&B e che, dopo aver contribuito anche al repertorio di altri artisti, ha deciso di mettere al centro la propria identità musicale con JUST BLINKED, un singolo costruito attorno a una suggestione apparentemente semplice: tutto quello che può attraversare la nostra memoria nel tempo necessario a chiudere e riaprire gli occhi.

Il gruppo, che ha lavorato anche a Summer Magic delle ME:I, contenuta nell’album WHO I AM della formazione giapponese, appartiene a quella generazione di produttori coreani per cui la distinzione tra scrivere musica destinata ad altri e sviluppare un progetto artistico personale non rappresenta necessariamente una separazione tra due carriere. Al contrario, le due attività possono convivere, alimentarsi reciprocamente e diventare espressioni differenti della stessa sensibilità musicale, come raccontano i MOVE ØN a Panorama, spiegando che la decisione di pubblicare un brano a proprio nome non costituisce un improvviso cambio di direzione, ma la realizzazione di un progetto presente fin dall’inizio.

«MOVE ØN è nato fin dal principio per racchiudere sia la nostra sensibilità come produttori sia la nostra identità come artisti. Abbiamo creato musica per altri interpreti e amiamo davvero questo processo, ma sentivamo il bisogno di avere uno spazio nel quale mostrare pienamente i nostri colori e la nostra direzione musicale, senza dover partire dalla visione di qualcun altro. Proprio come tutti gli artisti sentono l’istinto di esprimere la propria vera identità, abbiamo deciso che, anziché continuare a rimanere esclusivamente dietro le quinte, questo fosse il momento perfetto per presentare in maniera naturale la nostra energia e la nostra identità senza filtri. JUST BLINKED rappresenta quel punto di partenza».

Una dichiarazione che aiuta a comprendere anche il modo in cui il team interpreta il proprio ruolo all’interno dell’industria musicale coreana, dove la produzione rappresenta da tempo una componente fondamentale della costruzione dell’identità sonora degli artisti e dove la crescente attenzione del pubblico verso gli autori delle canzoni sta progressivamente modificando il rapporto tra chi realizza la musica e chi la ascolta.

JUST BLINKED, quando la memoria diventa musica

Per raccontare questa nuova fase, i MOVE ØN hanno scelto di partire da un’esperienza che appartiene a tutti, quella sensazione in cui ricordi apparentemente lontani riaffiorano uno dopo l’altro, senza rispettare un ordine preciso e senza concederci il tempo necessario per trattenerli. Il titolo JUST BLINKED, letteralmente «ho appena sbattuto le palpebre», richiama proprio la brevità di quell’istante, trasformandolo nel punto di partenza di un brano elettronico che utilizza il linguaggio della stutter house, con le sue caratteristiche frammentazioni ritmiche, per rappresentare il movimento discontinuo della memoria.

«Il titolo JUST BLINKED è nato dall’idea di innumerevoli ricordi che scorrono davanti ai nostri occhi nel brevissimo istante necessario a sbattere le palpebre. È qualcosa di simile all’espressione secondo cui tutta la vita ti passa davanti agli occhi. Piuttosto che concentrarci profondamente su un ricordo specifico, volevamo avvicinarci alla sensazione di diversi frammenti di memoria che appaiono e scompaiono in un istante. Per questo motivo, invece di dilatare una singola emozione, abbiamo strutturato il brano e il suo suono in modo da riflettere il modo in cui emozioni e ricordi differenti si incrociano e si collegano momentaneamente».

L’idea prende forma attraverso una costruzione musicale che si apre con un’introduzione luminosa, sostenuta da percussioni dal suono organico, prima di lasciare spazio a un drop decisamente più intenso, nel quale il basso assume un ruolo centrale. Il passaggio tra le due sezioni potrebbe suggerire una progressiva crescita emotiva, ma i produttori spiegano di aver lavorato su un principio differente, nel quale il contrasto non serve a rappresentare due stati d’animo contrapposti, bensì la coesistenza di esperienze diverse all’interno della stessa memoria.

«Non abbiamo affrontato la progressione di questo brano come un percorso che parte da un’emozione piccola per arrivare a una più grande. Quando pensiamo ai ricordi che scorrono in un istante, ce ne sono alcuni tranquilli, ordinari, e altri intensi, ma alla fine sono tutti frammenti che scorrono lungo la stessa linea temporale. L’apertura luminosa e organica e il drop stutter house, pesante e intenso, non raccontano due storie in conflitto tra loro, ma sono il risultato di un arrangiamento musicale di queste diverse tipologie di ricordi. Quel contrasto così netto, quella disparità, rappresentano esattamente la texture della memoria che volevamo esprimere».

È un approccio che permette ai MOVE ØN di trattare la produzione elettronica non soltanto come una questione di ritmo, energia o costruzione sonora, ma come uno strumento narrativo attraverso il quale tradurre in musica qualcosa che, per sua natura, non possiede una forma stabile. La memoria, nella loro interpretazione, non segue necessariamente un percorso lineare e non distingue i ricordi in base alla loro intensità: li mette uno accanto all’altro, lasciando che siano le differenze tra le emozioni a determinarne il movimento.

Il K-pop non è più soltanto un genere musicale

Il lavoro dei MOVE ØN attraversa elettronica, pop, indie e R&B, ma trova spazio anche nell’industria del K-pop, un contesto nel quale la contaminazione tra linguaggi musicali differenti è diventata parte integrante della costruzione delle canzoni e dell’identità degli artisti. È una trasformazione che rende sempre meno immediata la distinzione tra una produzione destinata al mercato coreano e una pensata per la scena pop o elettronica internazionale, soprattutto quando gli stessi autori lavorano contemporaneamente su progetti appartenenti a mercati differenti.

Per i MOVE ØN, tuttavia, il punto non è soltanto riconoscere che i confini musicali si stanno facendo più sfumati, ma interrogarsi sul significato stesso della parola K-pop e sulla possibilità di considerarlo un linguaggio capace di accogliere influenze differenti, piuttosto che un genere definito da caratteristiche sonore immutabili.

«Crediamo che i confini siano quasi completamente scomparsi. Per noi, genere e stile sono due concetti differenti e, in questo senso, il K-pop contemporaneo è meno un genere musicale specifico e più un’enorme piattaforma, oltre che uno stile unico in sé, capace di fondere senza soluzione di continuità i suoni di tendenza provenienti da tutto il mondo. Elettronica, R&B, hip-hop e innumerevoli altri generi già convivono e si mescolano all’interno del K-pop. I generi sono semplicemente ingredienti eccellenti e ciò che conta è il modo in cui riesci a combinarli con flessibilità e originalità. Noi non separiamo realmente la produzione K-pop dalle scene pop o elettroniche globali».

Una posizione che riflette anche il modo in cui il team affronta il lavoro con altri interpreti, perché la possibilità di attraversare generi differenti non comporta necessariamente una continua reinvenzione del proprio metodo creativo. A cambiare, piuttosto, è il punto di vista dal quale si costruisce una canzone e la storia che quella particolare produzione deve essere in grado di raccontare.

Dalle ME:I alla propria musica: «La differenza è capire quale storia stiamo raccontando»

La collaborazione con le ME:I per Summer Magic offre un esempio del lavoro dei MOVE ØN all’interno di un progetto artistico diverso dal proprio, ma rappresenta anche l’occasione per comprendere quanto il team consideri naturale il passaggio tra la produzione destinata ad altri interpreti e la realizzazione di brani pubblicati direttamente a proprio nome.

Non esiste, spiegano, una categoria di idee musicali da conservare esclusivamente per sé, così come non c’è una differenza sostanziale nel livello di coinvolgimento creativo richiesto dalle due attività. Il processo di composizione rimane lo stesso, mentre cambia l’identità di chi deve essere rappresentato attraverso la musica.

«Non pensiamo che esista una differenza fondamentale tra produrre per un altro artista e creare musica per MOVE ØN. L’unica differenza è: quale storia stiamo raccontando? Lavorare con altri artisti significa riuscire a catturare il loro messaggio, mentre la nostra musica contiene le storie che vogliamo raccontare noi. Ma il processo concreto attraverso il quale diamo forma alla musica è esattamente lo stesso».

La questione diventa particolarmente interessante quando si considera quanto la produzione musicale sia legata anche alla sensibilità personale degli autori, perché sarebbe naturale immaginare che un team impegnato contemporaneamente su più progetti scelga di conservare determinate intuizioni per le proprie pubblicazioni, soprattutto quando queste ultime devono contribuire a definire un’identità artistica riconoscibile.

I MOVE ØN, invece, rifiutano l’idea di una separazione preventiva tra ciò che appartiene al proprio progetto e ciò che può essere destinato ad altri, preferendo considerare ogni composizione come il risultato di un momento creativo irripetibile.

«Non conserviamo deliberatamente idee speciali per le nostre canzoni. Per noi, scrivere un brano è come tenere un diario, una registrazione delle nostre sensazioni e dei nostri pensieri in quel preciso momento. Per questo non facciamo distinzioni e non tratteniamo le idee in base alla persona alla quale è destinata la canzone».

È una concezione della produzione nella quale l’identità dell’autore non si esprime necessariamente attraverso il possesso esclusivo di determinate intuizioni musicali, ma attraverso la continuità di uno sguardo creativo che può adattarsi a interpreti e progetti differenti senza perdere la propria riconoscibilità.

I produttori conquistano il pubblico del K-pop

Per molto tempo, il pubblico internazionale del K-pop ha conosciuto soprattutto i nomi degli artisti e dei gruppi che interpretavano le canzoni, mentre il lavoro dei produttori rimaneva prevalentemente confinato ai crediti degli album e alle informazioni ricercate dagli ascoltatori più attenti. La crescente disponibilità di contenuti dedicati alla costruzione dei brani e l’abitudine di approfondire l’identità di chi partecipa alla loro realizzazione stanno però contribuendo a modificare questo rapporto, offrendo ai produttori la possibilità di costruire un legame diretto con il pubblico anche al di fuori dei progetti ai quali collaborano.

È un cambiamento che i MOVE ØN osservano con particolare interesse, perché permette a un team come il loro di sviluppare una propria riconoscibilità musicale senza dover necessariamente rinunciare al lavoro di produzione per altri artisti.

«Sentiamo sicuramente che è in corso un cambiamento significativo. In passato, i riflettori erano puntati soprattutto sull’artista che interpretava la musica, mentre oggi ci sono molti più fan che approfondiscono chi abbia effettivamente realizzato una canzone, interessandosi allo stile musicale di un produttore e ai suoi crediti come contenuti a sé stanti. È un momento davvero entusiasmante per i produttori che vogliono mostrare la propria identità».

La possibilità di ottenere maggiore visibilità, tuttavia, non viene interpretata dal gruppo come una competizione con gli artisti che continuano a rappresentare il volto pubblico delle canzoni. I MOVE ØN preferiscono considerare produzione e interpretazione come due componenti dello stesso processo creativo, ciascuna con una propria funzione e con la possibilità di sviluppare un rapporto autonomo con gli ascoltatori.

«Non vediamo produttori e artisti come se fossero in competizione per stabilire chi debba farsi avanti. Crediamo che svolgano semplicemente ruoli differenti nel completamento della musica, ciascuno dalla propria posizione. Per questo, rivendicare un posto specifico all’interno della scena musicale non è il nostro obiettivo finale».

Piuttosto che individuare una posizione da conquistare nell’industria, il team guarda quindi alla possibilità di costruire una relazione di fiducia con il pubblico, facendo in modo che il proprio nome diventi progressivamente un elemento di riconoscibilità artistica, indipendentemente dall’interprete o dal progetto al quale è associato.

«Proprio come quando abbiamo formato questo team, vogliamo semplicemente continuare a essere persone che creano musica capace di toccare il cuore. Il nostro obiettivo è crescere fino a diventare un team del quale gli ascoltatori si fidano, al punto da pensare: se questa canzone l’hanno fatta i MOVE ØN, allora voglio assolutamente ascoltarla».

Con JUST BLINKED, i MOVE ØN mettono quindi in pratica una visione della produzione musicale che non richiede di scegliere definitivamente tra il lavoro per altri interpreti e lo sviluppo di un progetto personale, ma permette alle due dimensioni di convivere all’interno di un’identità artistica che il gruppo vuole rendere sempre più riconoscibile. Se il singolo racconta quanto possa accadere nel tempo brevissimo necessario a sbattere le palpebre, il percorso che i suoi autori stanno costruendo guarda invece alla durata, alla possibilità che il nome di chi crea una canzone diventi per il pubblico una ragione sufficiente per volerla ascoltare.

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