C’è una differenza sostanziale tra mettere insieme cinque musicisti straordinariamente talentuosi e costruire una band, perché nel primo caso è sufficiente che ciascuno sappia fare molto bene il proprio lavoro, mentre nel secondo bisogna imparare qualcosa che nessuna competizione, per quanto sofisticata, può davvero insegnare: ascoltarsi, riconoscere il momento in cui fare un passo indietro e comprendere che il risultato migliore non coincide necessariamente con la somma delle singole capacità. È una differenza che gli hrtz.wav hanno cominciato a conoscere soltanto dopo essere diventati un gruppo, quando le telecamere di Steal Heart Club si sono spente e la necessità di dimostrare il proprio valore individuale ha lasciato spazio a una domanda molto più complicata: quale musica possono creare cinque persone che, fino a poco tempo prima, avevano immaginato percorsi completamente diversi?
RIAAN, DANE, YOUN YOUNG JUN, KEITEN e HAGIWA sono arrivati alla formazione definitiva degli hrtz.wav dopo aver conquistato il primo posto nelle rispettive categorie del programma di Mnet, portando con sé esperienze, riferimenti musicali e personalità differenti. RIAAN è il cantante, DANE il bassista, YOUN YOUNG JUN il tastierista, KEITEN il chitarrista e HAGIWA il batterista. Tre membri sono sudcoreani, mentre KEITEN e HAGIWA sono giapponesi, una composizione internazionale che aggiunge un ulteriore livello di complessità al loro percorso e che racconta, allo stesso tempo, la trasformazione della musica popolare sudcoreana in uno spazio creativo sempre più aperto a influenze e provenienze diverse.
Dopo il debutto dell’8 aprile 2026 con The First Wave, la band è tornata il 9 settembre con The Second Wave : MOMENTUM, un secondo mini-album che già nel titolo sembra voler definire la direzione di un percorso ancora agli inizi, ma soprattutto la necessità di non fermarsi, di accumulare esperienze e trasformarle in qualcosa che abbia finalmente una forma riconoscibile. Sei brani, da Mind a First Daylight, passando per Sunday Morning, Play My Guitar e Thinkin’ Bout You, accompagnano una title track, ALIVE, che intreccia sonorità synth-pop, suggestioni rétro e l’energia di una formazione abituata a cercare il proprio linguaggio sul palco.
La presenza di SUNGCHAN dei RIIZE in ALIVE apre inoltre una questione interessante per chi osserva l’evoluzione dell’industria musicale coreana: il rapporto tra il sistema degli idol, costruito intorno alla performance, alla precisione e all’identità visiva, e quello delle band, nel quale l’interazione fra strumenti e musicisti introduce inevitabilmente una componente meno prevedibile. Non si tratta necessariamente di due mondi contrapposti, come dimostra proprio questa collaborazione, ma di linguaggi che possono dialogare senza rinunciare alle proprie caratteristiche.
La cosa più interessante, tuttavia, emerge dalle risposte che i cinque componenti hanno affidato a Panorama in questa intervista esclusiva. Si scopre, per esempio, che DANE e RIAAN affrontano la composizione con sensibilità quasi opposte, che KEITEN ha sperimentato per la prima volta il rap proprio grazie alla collaborazione con SUNGCHAN, che la vita quotidiana della band comprende piccoli rituali capaci di trasformarsi in un linguaggio privato e che persino i momenti di disaccordo hanno finito per diventare uno degli strumenti più importanti attraverso i quali i cinque stanno definendo la propria identità.
Emerge soprattutto una consapevolezza condivisa, che forse racconta meglio di qualsiasi definizione promozionale la direzione degli hrtz.wav: la possibilità di diventare qualcosa di più della somma dei propri talenti non dipende soltanto dalla qualità della musica, ma dalla fiducia che si riesce a costruire mentre la si crea.
Gli hrtz.wav sono nati da una competizione nella quale ciascuno di voi è stato scelto come il migliore nel proprio ruolo. Ma essere il migliore in quello che si fa non significa necessariamente essere la persona giusta per una band. Quando avete capito per la prima volta che voi cinque avreste potuto diventare qualcosa di più della somma dei vostri talenti individuali?
RIAAN: Quando il gruppo si è formato, non erano ancora stati decisi né la nostra prima esibizione né il brano con cui avremmo debuttato, quindi era difficile immaginare quale sarebbe stato il nostro futuro. Ma dopo la prima esibizione a un festival, vedere negli occhi degli altri componenti un insieme di nervosismo, entusiasmo e desiderio di aver fatto ancora meglio mi ha fatto cambiare prospettiva. Ho capito che avremmo potuto creare qualcosa insieme che andasse oltre le nostre singole personalità e capacità.
DANE: Quando abbiamo cominciato a suonare insieme avevamo tutti personalità molto definite e provenivamo da esperienze differenti, quindi all’inizio non riuscivamo a trovare immediatamente la giusta sintonia, e sinceramente questa cosa mi preoccupava. Ma quando abbiamo iniziato a prepararci per il secondo album sono rimasto sorpreso da quanto fossero migliorate le nostre dinamiche e il nostro lavoro di squadra. Man mano che impariamo a comprenderci e ad adattarci gli uni agli altri, ho la sensazione che noi cinque stiamo gradualmente cominciando a muoverci come un’unica cosa.
YOUN YOUNG JUN: Siamo un gruppo nato attraverso un survival show e non suonavamo tutti insieme fin dall’inizio. Le nostre esperienze e i nostri gusti musicali erano diversi, quindi ci è voluto del tempo per trovare il nostro ritmo come band. Ognuno aveva una propria direzione, ma tutti desideravamo creare buona musica e ottenere dei risultati insieme. Esibirci e registrare tanti contenuti dopo il debutto ci ha aiutati a conoscerci meglio e, man mano che il nostro legame diventava più profondo, abbiamo cominciato a trovare una sintonia anche dal punto di vista musicale. Soprattutto durante i festival, quando il pubblico trasmette un’energia incredibile, riuscivo davvero a percepire come ci alimentassimo reciprocamente di quell’entusiasmo. È stato allora che ho capito quello che avremmo potuto creare insieme.
KEITEN: A essere sincero, fino a poco tempo fa mi chiedevo ancora se fossimo davvero soltanto la somma dei nostri talenti individuali. Ma dopo aver trascorso più tempo insieme durante la preparazione di questo album, credo che siamo diventati realmente un gruppo e, cosa ancora più importante, una famiglia. In ogni singolo impegno, in ogni partenza alle prime ore del mattino, siamo sempre stati presenti gli uni per gli altri, aiutandoci reciprocamente a superare le difficoltà.
HAGIWA: Durante il programma eravamo tutti concentrati sul dare il massimo nei rispettivi ruoli. Nel periodo del debutto mi chiedevo: «Riusciremo davvero a diventare una band, noi cinque, con personalità così definite e radici musicali tanto diverse?». Ma rispettando l’individualità di ciascuno e affrontando insieme gli impegni di ogni giorno, siamo diventati qualcosa di più che semplici compagni di band. Siamo diventati come una famiglia, persone sulle quali poter contare. Suonare ai festival e sentire il pubblico applaudire mi ha fatto capire sempre di più che il sound degli hrtz.wav prende davvero forma soltanto quando suoniamo tutti e cinque insieme. Ho capito che esiste una musica che soltanto noi possiamo creare insieme.
Il vostro EP di debutto si intitolava The First Wave, mentre il nuovo lavoro è The Second Wave : MOMENTUM. Un’onda può trascinarti in avanti, ma può anche travolgerti. Qual è stata la parte più inaspettata dello scoprire quanto rapidamente possa cambiare la vostra vita quando la musica non appartiene più soltanto a voi?
RIAAN: Mi sono reso conto di quanto stessero cambiando le nostre vite osservando gli altri componenti, più che attraverso ciò che accadeva intorno a noi. Il nostro sound è diventato più ricco e abbiamo imparato moltissimo dalle esibizioni. Tutto questo mi ha aiutato a immaginare non soltanto la nostra seconda onda, ma anche tutte quelle che devono ancora arrivare.
DANE: È successo durante il nostro primo festival come hrtz.wav. Dopo tutto il tempo trascorso nella mia stanza a preoccuparmi e a cercare di capire quale strada prendere, sono salito sul palco e mi sono reso conto che c’erano molte più persone di quante mi aspettassi ad ascoltarci e a fare il tifo per noi. Quell’esperienza mi ha dato la spinta per continuare ad andare avanti.
YOUN YOUNG JUN: La cosa più sorprendente è stata rendermi conto che la nostra musica stava diventando parte della vita di qualcun altro. Con il primo album era già emozionante vedere le persone apprezzare e sostenere quello che facevamo. Durante la preparazione di questo disco, però, abbiamo saputo che le nostre canzoni avevano dato forza o conforto ad alcune persone. Avevamo semplicemente creato musica partendo dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni, quindi sapere che poteva aiutare qualcuno ad affrontare la propria giornata mi ha sorpreso e reso profondamente grato. Adesso non penso soltanto a come costruire una canzone, ma anche ai momenti che le persone potrebbero ricordare attraverso di essa.
KEITEN: Non mi aspettavo che tutti sarebbero stati così affettuosi e pronti a sostenerci! Prima di entrare in questo mondo sapevo che esistono molti ambienti nei quali è facile essere criticati e giudicati, ma credo di essere stato davvero fortunato a trovare una comunità meravigliosa, capace di sostenerti anche quando le cose diventano difficili.
HAGIWA: Per me è stato rendermi conto che la nostra musica stava raggiungendo luoghi dei quali non sapevamo nemmeno l’esistenza. Avevamo provato quelle canzoni innumerevoli volte nella nostra sala prove e improvvisamente c’erano persone, altrove, che le ascoltavano, le cantavano e facevano il tifo per noi. Mi ha fatto capire che, una volta pubblicata, una canzone non appartiene più soltanto a chi l’ha creata. È stato un cambiamento molto più grande del semplice fatto di essere diventati più impegnati.
Il brano principale del nuovo album si intitola ALIVE. È una parola semplice, ma può assumere significati molto diversi a seconda del momento della vita che si sta attraversando. Quando è stata l’ultima volta che ciascuno di voi si è sentito davvero vivo, al di fuori della musica e lontano dal palco?
RIAAN: Dopo una giornata intensa, le piccole conversazioni con gli altri componenti prima di andare a dormire, comprese quelle sul nostro futuro, mi hanno fatto sentire davvero vivo. Quei momenti hanno significato per me più di qualsiasi grande palco o applauso del pubblico.
DANE: Io mi sento decisamente vivo sul palco. Sentire il pubblico che applaude, vedere le persone divertirsi durante lo spettacolo e osservare come riusciamo a creare delle onde insieme attraverso la musica mi fa pensare: «Sono davvero vivo».
YOUN YOUNG JUN: Mi capita spesso di sentirmi vivo nei momenti più ordinari. Da quando abbiamo debuttato abbiamo attraversato anche giornate difficili lavorando insieme, ma persino in quelle occasioni avevo la sensazione che stessimo vivendo dando tutto quello che avevamo. Essere così impegnati mi ha anche insegnato ad apprezzare le piccole cose, come mangiare qualcosa di buono insieme, rilassarci e chiacchierare dopo una lunga giornata oppure semplicemente non fare niente. In quei momenti mi sono sentito davvero felice. Per me sentirsi vivi ha meno a che fare con qualcosa di grande o intenso e molto di più con quei piccoli istanti di una giornata normale che ti fanno capire quanto sei felice.
KEITEN: Per me ogni singolo giorno è una benedizione e cerco sempre di essere grato per tutto quello che ho ricevuto. Quindi direi che mi sento vivo in ogni momento. Quando sono stanco, quando sono triste, quando sono felice, quando ho sonno: credo che tutte queste condizioni siano parte di ciò che ci rende umani, ed è proprio essere umano che mi fa sentire più vivo.
HAGIWA: Mi sento vivo quando finiamo una giornata impegnativa e ci diamo il cinque oppure ci abbracciamo dicendoci: «Ottimo lavoro oggi!». È in quei momenti che improvvisamente penso: «Sono davvero felice adesso». Naturalmente mi sento vivo anche sul palco, ma ultimamente lavorare tanto e condividere questi piccoli momenti con gli altri componenti mi fa sentire altrettanto vivo.
Provenite da esperienze musicali differenti e ogni strumento ha una propria personalità. Quando create una canzone insieme, quali istinti musicali tendono a mettere maggiormente alla prova quelli degli altri? E queste differenze vi hanno mai condotto verso qualcosa che nessuno di voi avrebbe raggiunto da solo?
RIAAN: È difficile indicare una sola persona, ma se dovessi farlo citerei DANE, che riesce a dare unità al nostro sound, e HAGIWA, che sa tirare fuori il meglio da tutti pur occupandosi della propria parte. Ho sempre la sensazione di poter contare su di loro.
DANE: Lavoro molto con RIAAN. Io tendo ad affrontare le canzoni con un approccio più analitico, mentre RIAAN ne ha uno più intuitivo. Lavorare con lui mi porta spesso a pensare: «Non avevo considerato la possibilità di fare così», oppure «Forse esiste una direzione migliore». I nostri approcci differenti ci offrono prospettive nuove e imparo moltissimo da lui.
YOUN YOUNG JUN: Tutti e cinque lavoriamo duramente e abbiamo i nostri punti di forza, ma imparo moltissimo da DANE e RIAAN. Prima degli hrtz.wav erano cantautori e facevano musica insieme già da molto tempo, quindi quando scrivono una canzone lavorano davvero bene insieme. Entrambi sanno esattamente che cosa piace loro e in quale direzione vogliono portare la propria musica. Imparo molto anche soltanto osservandoli discutere delle idee e trasformarle in canzoni. Le nostre esperienze diverse ci aiutano a ispirarci reciprocamente e, grazie a loro, ho scoperto nuova musica e nuovi modi di lavorare. Sono proprio queste differenze ad aggiungere varietà alla nostra musica.
KEITEN: In studio ci sono momenti nei quali siamo tutti d’accordo sulla stessa cosa e altri nei quali ognuno ha un’idea completamente diversa. Ma a volte sono proprio questi contrasti a spingerci a riflettere più profondamente e a diventare più creativi, permettendoci di arrivare a risultati che non avremmo mai raggiunto se fossimo stati tutti d’accordo fin dall’inizio.
HAGIWA: È difficile scegliere una sola persona (ride). Suoniamo strumenti diversi e veniamo da esperienze musicali differenti, quindi possiamo avere idee completamente diverse sulla stessa canzone. È anche questo che rende interessanti gli hrtz.wav. Qualcuno propone qualcosa a cui non avevo pensato, poi un altro componente sviluppa quell’idea e alla fine il brano può diventare completamente diverso da quello che avevamo immaginato inizialmente. Non siamo sempre d’accordo, ma quelle differenze ci aiutano a creare una musica che nessuno di noi sarebbe in grado di realizzare da solo.
NINETEEN vi ha presentati al mondo e c’è qualcosa di particolarmente affascinante nel creare musica in un’età nella quale si sta ancora cercando di capire chi si è davvero. Che cosa pensate che le versioni future di voi stessi sentiranno ascoltando le vostre prime canzoni tra dieci anni?
RIAAN: Ci ho pensato molto e credo che quella canzone riesca a catturare la mia giovinezza in quel preciso momento della vita. Volevo che anche il momento nel quale le persone l’avrebbero ascoltata diventasse per loro un ricordo duraturo. Non è necessario avere diciannove anni. Alcuni potrebbero ripensare alla propria giovinezza, altri al presente e altri ancora potrebbero guardare avanti, immaginando il momento in cui ne compiranno diciannove. Spero che ciascuno riesca a immaginare un istante della propria vita. Magari, un giorno, quella canzone verrà ricordata come parte della loro giovinezza.
DANE: Cerco sempre di dare il massimo quando creo musica, quindi non credo che guarderò indietro con rimpianto. In futuro potrei accorgermi di alcune cose che avrei potuto fare meglio dal punto di vista tecnico, ma penso che sarò comunque felice ricordando il calore di quei momenti nei quali abbiamo condiviso per la prima volta i nostri sogni come hrtz.wav e quell’energia che potevamo catturare soltanto allora. Se tra dieci anni riusciremo a ripensare con un sorriso a quei giorni di giovinezza nei quali stavamo ancora cercando la nostra strada, ne sarò davvero grato.
YOUN YOUNG JUN: Credo che ricorderemo prima di tutto come eravamo noi in quel periodo, ancora prima della musica. Stiamo ancora cercando di capire chi vogliamo diventare come band e le nostre canzoni riflettono proprio questa ricerca: che tipo di persone vogliamo essere e quale musica vogliamo creare. Tra dieci anni spero che potremo pensare: «Stavamo ancora imparando, ma abbiamo dato davvero tutto». Credo che uno dei nostri punti di forza più grandi sia proprio il fatto che stiamo ancora crescendo.
KEITEN: Sono assolutamente sicuro che il KEITEN del futuro guarderà quello di oggi pensando che era davvero carino. Sto ancora imparando a conoscere un mondo completamente nuovo, del quale non facevo parte fino a un anno fa. Una lingua diversa, persone diverse, cultura e musica differenti. Proprio perché sto ancora cercando di scoprire sempre di più, penso che in futuro guarderò a questo periodo con un sorriso.
HAGIWA: Potrei sentirmi un po’ in imbarazzo ricordando quante cose dovevo ancora imparare (ride). Ma credo che ricorderò anche quanto abbiamo lavorato duramente. Stiamo ancora crescendo come band e abbiamo moltissime esperienze davanti a noi. Le nostre canzoni catturano proprio quella sensazione di essere ancora un progetto in costruzione e l’energia che abbiamo in questo momento. Tra dieci anni spero che riescano a riportarci alla mente non soltanto ciò che provavamo, ma anche i luoghi e i momenti che abbiamo condiviso.
Nel vostro nuovo lavoro compare SUNGCHAN dei RIIZE, una collaborazione che riunisce due identità musicali differenti all’interno dell’industria dell’intrattenimento coreano. Che cosa vi ha insegnato questa esperienza sul vostro sound e che cosa volevate assolutamente preservare come elemento distintivo degli hrtz.wav?
RIAAN: Non ho avuto la sensazione che dovessimo rinunciare al nostro sound. La voce e lo stile di SUNGCHAN si sono inseriti in maniera molto naturale nella nostra musica. Questa esperienza mi ha insegnato che artisti con identità musicali differenti possono unire i propri stili e creare qualcosa di nuovo senza perdere ciò che li rende se stessi.
DANE: Volevamo mantenere intatti la storia e il carattere emotivo dell’album. La collaborazione ci ha permesso di ampliare il nostro spettro musicale e abbiamo prestato molta attenzione anche al mixaggio e alla produzione, per non perdere il nostro sound distintivo o il messaggio centrale del progetto.
YOUN YOUNG JUN: Lavorare con SUNGCHAN mi ha dimostrato che la nostra musica poteva assumere molte più forme di quante ne avessi immaginate. È stato divertente sentire come i nostri stili differenti riuscissero a fondersi con tanta naturalezza all’interno di una stessa canzone. Ci ha anche aiutati a comprendere più chiaramente il nostro sound e la musica che vogliamo creare. Volevamo aggiungere qualcosa di nuovo mantenendo la nostra identità, soprattutto quell’energia e quella sensazione che nascono quando suoniamo tutti e cinque insieme.
KEITEN: Questa collaborazione mi ha fatto capire che il sound degli hrtz.wav non deve essere necessariamente legato a un unico stato d’animo o genere musicale e che possiamo sperimentare suoni e idee differenti continuando a essere riconoscibilmente noi stessi! Per quanto mi riguarda, questa collaborazione mi ha anche portato a mettermi alla prova con il rap per la prima volta, un’esperienza che alla fine è stata davvero molto preziosa e divertente! L’unica cosa che voglio assolutamente preservare come elemento distintivo degli hrtz.wav è la nostra convinzione che non dovremmo mai avere paura di provare cose nuove!
HAGIWA: Lavorare con qualcuno che ha uno stile musicale differente ci ha spinti a domandarci che cosa ci renda davvero quelli che siamo. Vogliamo sperimentare cose nuove, ma allo stesso tempo preservare l’energia e la sensazione di un’esibizione dal vivo che nascono quando suoniamo tutti e cinque insieme. Indipendentemente dalle persone con cui collaboreremo, spero che anche una sola nota possa far pensare a qualcuno: «Questi sono gli hrtz.wav».
A livello internazionale, la musica popolare coreana è stata tradizionalmente associata soprattutto agli idol group dalle coreografie estremamente elaborate, mentre le band propongono un rapporto differente tra musicisti, strumenti e pubblico. Che cosa pensate possa offrire una band come hrtz.wav alla percezione globale della musica coreana contemporanea?
RIAAN: Vogliamo condividere la musica che sappiamo fare meglio. Dal momento che siamo un volto nuovo, credo che le nostre personalità e la nostra energia possano portare qualcosa di fresco. Il nostro chitarrista, per esempio, salta così tanto durante ogni concerto che a un certo punto si perde il conto. Quell’energia così libera fa parte di ciò che siamo (ride).
DANE: Il K-pop è amato in tutto il mondo per le sue performance curate nei minimi dettagli e per il grande lavoro di squadra. Nelle band, invece, una parte importante del fascino è rappresentata dall’energia più grezza che nasce dall’interazione in tempo reale tra i musicisti e il pubblico. Vogliamo conservare quella dimensione dal vivo anche quando il nostro sound è molto curato. Unendo l’energia potente del K-pop alle emozioni sincere e alla presenza scenica di una band, speriamo di mostrare al mondo un altro lato, altrettanto vitale, della musica coreana.
YOUN YOUNG JUN: Ci sono moltissime cose da apprezzare nel K-pop e noi vogliamo condividere l’energia del live e il dialogo fra gli strumenti che soltanto una band può offrire. Persino la stessa canzone diventa un’esperienza nuova ogni volta che la suoniamo e il pubblico reagisce. Spero che gli hrtz.wav facciano pensare alle persone: «In Corea esiste anche questo tipo di musica suonata da una band».
KEITEN: Credo che siamo particolari proprio perché siamo una band che sta cercando di affermarsi all’interno della scena K-pop. Per me le band possiedono un senso di autenticità e sincerità quasi impossibile da spiegare, ed è proprio questo che considero il cuore della musica suonata da una band. Spero che, andando avanti, riusciremo a esprimere attraverso le nostre canzoni una parte autentica di ciò che siamo.
HAGIWA: Il K-pop offre moltissime cose da apprezzare. Come band vogliamo condividere quell’energia pura che soltanto una formazione dal vivo può trasmettere. Un giorno spero di poter dire con sicurezza che le nostre esibizioni dal vivo rappresentano il nostro punto di forza più grande. Vorrei che i nostri concerti incuriosissero le persone nei confronti della musica delle band coreane e che tutti potessero apprezzare la nostra musica insieme, indipendentemente dal Paese dal quale provengono o dalla lingua che parlano.
Come musicisti ci si aspetta che padroneggiate perfettamente i vostri strumenti, ma come personaggi pubblici vi viene anche chiesto di condividere la vostra personalità con milioni di persone. Esiste una parte di voi stessi che riuscite a esprimere più facilmente attraverso la musica che attraverso le parole?
RIAAN: Cerchiamo di essere sinceri nella nostra musica. Crediamo in ciò che pubblichiamo e prestiamo grande attenzione a ogni fase della creazione di una canzone. Ci scambiamo opinioni chiare e sincere e lavoriamo insieme per capire quale musica vogliamo realizzare. È questo il nostro approccio.
DANE: È difficile esprimere completamente a parole sentimenti come la gioia, la tristezza o l’ansia. Le cose che mi imbarazza condividere oppure che non riesco a spiegare fino in fondo emergono in modo più naturale e sincero quando creo musica. È il modo più semplice che conosco per esprimere quelle parti di me stesso che le sole parole non riescono a raccontare.
YOUN YOUNG JUN: A volte faccio fatica a parlare dei miei sentimenti. Ci sono momenti nei quali nemmeno io sono sicuro di quello che sto provando. Ma creare musica o suonare mi aiuta a mettere ordine in quelle emozioni. Mi permette anche di mostrare lati di me che normalmente non condivido. Riuscire a esprimere cose difficili da trasformare in parole è uno degli aspetti che amo di più della musica.
KEITEN: Credo che la mia personalità emerga soprattutto sul palco. È lì che sono la versione più autentica e sincera di me stesso e sento che le parole non possono davvero esprimere ciò che riesco a comunicare attraverso la mia chitarra e i miei movimenti durante un’esibizione. Credo che la musica sia la forma di espressione e comunicazione più comprensibile.
HAGIWA: Non credo che nessuno di noi sia particolarmente bravo a esprimere chi è attraverso le parole (ride). Forse è proprio per questo che le nostre canzoni e le nostre esibizioni ci sembrano il modo più naturale per mostrare ciò che proviamo nei confronti della musica e il modo in cui speriamo di contribuire a plasmare il mondo attraverso di essa. Spero che riescano a trasmettere anche quei sentimenti che non siamo capaci di esprimere a parole.
Ogni band finisce per sviluppare un proprio linguaggio, fatto di istinti musicali, battute che soltanto i componenti possono comprendere, disaccordi e cose che non hanno più bisogno di essere spiegate. Qual è un aspetto degli hrtz.wav che soltanto voi cinque potreste capire davvero?
RIAAN: Al di là del palco e della sala prove, viviamo tanti momenti divertenti anche nel dormitorio. Vivere insieme ci aiuta a diventare più uniti e a creare un legame reciproco anche quando non stiamo facendo musica. Una tradizione che abbiamo cominciato è quella di concludere la giornata gridandoci a vicenda «Ottimo lavoro oggi!» a squarciagola.
DANE: Ultimamente riusciamo spesso a capirci anche soltanto con uno sguardo. All’inizio, invece, passavamo molto tempo nella sala prove a discutere persino dei dettagli più piccoli del sound o del tempo musicale. Affrontare insieme quelle differenze, in quello spazio così piccolo, ci ha portati fino a qui. Adesso possiamo cominciare a suonare senza dire una parola e riuscire comunque a percepire come stanno gli altri e che cosa provano.
YOUN YOUNG JUN: Probabilmente sono quei momenti nei quali riusciamo a capire che cosa sta pensando qualcuno semplicemente guardando la sua espressione. Trascorriamo così tanto tempo insieme che spesso comprendiamo i pensieri e gli stati d’animo degli altri senza bisogno di parlare. Abbiamo anche moltissime battute interne piuttosto strane. Qualcosa che a chiunque altro potrebbe sembrare completamente normale può farci improvvisamente scoppiare a ridere tutti e cinque.
KEITEN: Abbiamo moltissime differenze tra di noi e, con il passare del tempo, ci siamo resi conto che non si tratta di stabilire chi abbia ragione e chi torto, ma semplicemente di volersi bene e comprendersi reciprocamente.
HAGIWA: Sempre più spesso ci basta incrociare lo sguardo sul palco per sapere che cosa vuole fare l’altro. Adesso trascorriamo molto più tempo insieme rispetto al periodo del debutto e siamo diventati come una famiglia. Ci sono anche moltissime battute che soltanto noi riusciamo a capire (ride). Credo che tutti questi piccoli momenti ordinari facciano parte degli hrtz.wav. Forse questa comprensione reciproca che continua a crescere, senza bisogno delle parole, è proprio il nostro linguaggio.
Avete già sperimentato la pressione di essere giudicati individualmente in televisione, ma costruire una carriera insieme significa imparare ad affrontare successi e fallimenti come un gruppo. Se uno di voi dovesse trovarsi in difficoltà a causa delle aspettative che circondano la band, che cosa farebbero gli altri quattro?
RIAAN: Se uno di noi stesse attraversando un momento difficile, continuerei a scherzare e a mangiare insieme a lui come facciamo normalmente, lasciandogli allo stesso tempo lo spazio di cui ha bisogno. Se dovesse avere un momento difficile sul palco, sarei lì per sostenerlo. Credo che anche gli altri si comporterebbero nello stesso modo.
DANE: Non siamo una band da molto tempo, ma siamo diventati molto uniti assai più velocemente di quanto mi aspettassi. Adesso ci fidiamo gli uni degli altri e possiamo contare reciprocamente su di noi come in una famiglia. Se qualcuno fosse in difficoltà, credo che gli resteremmo accanto in silenzio, aiutandolo a portare quel peso, piuttosto che cercare parole particolari da dirgli. Finché continueremo a fidarci gli uni degli altri, qualunque cosa ci troveremo ad affrontare non sembrerà così spaventosa.
YOUN YOUNG JUN: Vorrei che quella persona sapesse di non dover affrontare tutto da sola. Abbiamo cominciato questo percorso insieme, quindi sia i momenti belli sia quelli difficili sono qualcosa che dobbiamo condividere. Mi prenderei del tempo per ascoltarla e, se necessario, farei una pausa insieme a lei. Non riusciremo sempre a fare tutto nel modo giusto, ma se gli altri quattro rimarranno accanto a chi sta attraversando un momento difficile, credo che potremo ricominciare ad andare avanti.
KEITEN: A questo punto ci fidiamo così tanto gli uni degli altri che, se qualcuno di noi deve ancora migliorare in un determinato ambito, sappiamo che farà tutto il possibile per riuscirci. Quindi tutto quello che devono fare gli altri è semplicemente offrire il proprio sostegno, se serve aiuto, perché è soltanto questione di tempo prima che quel componente migliori!
HAGIWA: Comincerei semplicemente con l’esserci, piuttosto che cercare qualcosa da dire. Abbiamo tutti attraversato l’esperienza del survival show, quindi sappiamo quanto possa essere difficile continuare ad andare avanti sotto pressione. Ma adesso siamo un gruppo di cinque persone, anziché essere giudicati individualmente. Quando uno di noi è in difficoltà, gli altri quattro possono sostenerlo e, quando sono io ad aver bisogno di aiuto, posso appoggiarmi a loro. Voglio che continuiamo a essere questo tipo di gruppo.
Immaginate che qualcuno in Italia scopra gli hrtz.wav per la prima volta, senza sapere nulla di Steal Heart Club, delle vostre esperienze precedenti o delle circostanze nelle quali avete debuttato. Qual è l’unica cosa che vorreste che quella persona capisse di voi semplicemente ascoltando la vostra musica?
RIAAN: Non mi aspetto che tutti abbiano una reazione particolarmente forte alla nostra musica, soprattutto se i loro gusti musicali sono molto diversi dai nostri. Quello che sembra giusto a noi non sarà necessariamente giusto per tutti. Accetterei qualsiasi reazione. Se riuscissero a riconoscere anche un solo elemento che sia inequivocabilmente nostro, per me sarebbe sufficiente.
DANE: Non hanno bisogno di conoscere le nostre esperienze precedenti o di sapere come abbiamo debuttato. Anche se dovessero ascoltare per caso la nostra musica mentre camminano per strada, spero che possa trasmettere loro una sensazione familiare e rassicurante e smuovere qualcosa, anche soltanto un po’, nel loro cuore.
YOUN YOUNG JUN: Spero semplicemente che la nostra musica riesca a emozionarli anche soltanto un po’. Anche se non sanno chi siamo o da dove veniamo, se pensano «Mi piace questa canzone» oppure «C’è qualcosa di energico in questa musica», sarei felice. Stiamo ancora esplorando la musica che vogliamo creare, ma spero che l’energia che proviamo e che cerchiamo di esprimere riesca ad arrivare, indipendentemente dalla nazionalità o dalla lingua di chi ci ascolta.
KEITEN: Vorrei che capissero che siamo un unico sound e un gruppo davvero unito.
HAGIWA: Spero che riescano a percepire quanto ci divertiamo tutti e cinque a fare musica. Non hanno bisogno di sapere quale programma ci ha fatti incontrare o come abbiamo debuttato. Anche senza capire i testi, se la nostra musica o le nostre esibizioni li portassero a pensare «È divertente» oppure «Voglio ascoltarne ancora», sarei davvero felice. La musica può attraversare confini e lingue e spero che anche la nostra riesca a farlo.
Un’ultima domanda per ciascuno di voi: riuscite a definirvi con una sola parola?
RIAAN — Regista. Direi «regista cinematografico». Mi considero una persona che utilizza la musica per trasformare sia le nostre storie sia le tante storie che già esistono nel mondo in qualcosa di simile a un film, che le persone possano vivere come un’esperienza.
DANE — Puzzle. Sto ancora cercando i pezzi e provando a metterli insieme per comporre l’immagine più grande della mia vita. Essere parte degli hrtz.wav è come completare un pezzo importante e significativo di quel puzzle.
YOUN YOUNG JUN — Momentum. Voglio continuare ad andare avanti. Ho ancora moltissime cose da imparare, ma credo che, se continuerò a muovermi, riuscirò ad accumulare sempre più slancio lungo il percorso.
KEITEN — Amore. Amore!
HAGIWA — Entertainer. Entertainer.
