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Addio parassiti della vite: il vigneto del futuro nasce in Trentino

Addio parassiti della vite: il vigneto del futuro nasce in Trentino

La Fondazione Edmund Mach sperimenta una tecnica di difesa della vite che usa il suono per confondere gli insetti

C’è un istituto nel cuore del Trentino che da oltre un secolo studia la vite, il vino e tutto ciò che li riguarda. La Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, erede dell’Istituto Agrario fondato nel 1874, è da decenni uno dei centri di riferimento per la spumantistica italiana. Fu proprio questa istituzione, negli anni Ottanta del Novecento, a sviluppare le basi tecniche e scientifiche che trasformarono il Trentodoc da fenomeno di nicchia a denominazione di eccellenza riconosciuta a livello internazionale. I ricercatori di San Michele formarono una generazione di viticoltori consapevoli del potenziale del loro territorio per le bollicine di montagna. Il nome dell’ente rimanda a Edmund Mach, il suo fondatore, enologo per vocazione e convinto assertore delle tecniche di spumantizzazione.

Oggi quella stessa istituzione lavora su un fronte diverso, ma non meno impellente: come proteggere i vigneti dagli insetti senza ricorrere agli agrofarmaci.

La piaga della Flavescenza dorata

La Flavescenza dorata è senza dubbio una delle fitopatie più pericolose per la vite europea. Si tratta di una malattia causata da un agente patogeno, trasmessa da un insetto vettore: la cicalina Scaphoideus titanus. Questo piccolo ma temibile omottero si nutre della linfa della vite e, durante la suzione, inietta il patogeno nella pianta. Il risultato è un progressivo disseccamento dei grappoli, l’arrotolamento delle foglie e, nei casi più gravi, persino la morte della pianta. Nei vigneti del Nord Italia, della Francia e della Svizzera la malattia ha già causato danni ingenti. Combatterla significa, innanzitutto, contenere la diffusione della cicalina.

Il metodo tradizionale prevede trattamenti insetticidi obbligatori, efficaci ma con un costo ambientale evidente. Da qui nasce l’interesse della Fondazione Mach per un approccio radicalmente diverso.

Come combattere questo parassita della vite

Gli insetti comunicano attraverso le vibrazioni. La cicalina, prima di accoppiarsi, emette segnali vibrazionali che percorrono il fusto e i rami della vite: una specie di dialogo silenzioso, invisibile all’occhio umano ma essenziale per la riproduzione della specie. L’idea dei ricercatori di San Michele è piuttosto semplice nella sua logica: se si inonda il vigneto di vibrazioni di disturbo, i segnali degli insetti vengono mascherati, l’accoppiamento non avviene e la popolazione non si riproduce.

Dal 2017, la Fondazione Mach gestisce il primo vigneto vibrazionale al mondo, installato nello storico appezzamento Weizeicher. In quella parcella di circa un ettaro e mezzo sono stati collocati emettitori capaci di generare vibrazioni artificiali che si propagano attraverso la pianta, interferendo con la comunicazione della cicalina. I risultati positivi ottenuti, negli anni, hanno incoraggiato la prosecuzione della ricerca.

Una nuova generazione di tecnologia anti-parassitaria

Nell’estate del 2026, il progetto ha compiuto un passo avanti significativo. Il vigneto Weizeicher è stato completamente rinnovato con una nuova generazione di emettitori, più robusti e affidabili rispetto ai predecessori. Parallelamente, è stato allestito un secondo impianto in un vigneto sperimentale a Telve, in Valsugana: anche qui circa un ettaro e mezzo di superficie trattata.

I nuovi dispositivi risolvono alcune criticità emerse nelle stagioni precedenti. Tanto per cominciare, reggono meglio alle alte temperature estive, un fattore determinante nei vigneti di pianura e fondovalle. Sono dotati inoltre di batterie che garantiscono il funzionamento continuo durante l’intera notte, quando l’attività degli insetti è intensa. Il sistema di alimentazione solare è stato potenziato per funzionare anche in condizioni di ridotta radiazione, come nelle giornate nuvolose tipiche della montagna.

Lo sviluppo della ricerca al di fuori del Trentino

I due vigneti della Fondazione Mach fanno parte di una rete coordinata che include anche appezzamenti in Piemonte, dove il progetto viene sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino. I partner, peraltro, condividono protocolli sperimentali e dati di campo, con l’obiettivo di raccogliere evidenze solide sull’efficacia del metodo su scala geografica più ampia.

E la ricerca non si limita a misurare la riduzione dell’accoppiamento tra gli insetti. I ricercatori studiano anche come la vite risponde all’esposizione prolungata agli stimoli vibrazionali e quale sia l’impatto complessivo sulla diffusione della malattia nell’intero vigneto. Un approccio multidisciplinare che attraversa entomologia, fisiologia vegetale ed epidemiologia, e che punta a dare una svolta decisiva per rendere innocua la terribile Flavescenza dorata.

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