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Filippo Graziani: “Verso casa” è la riscoperta della mia identità

Filippo Graziani: “Verso casa” è la riscoperta della mia identità
Francesco Prandoni/Getty Images

Il cantautore unisce passato e futuro: dalle sonorità Anni Settanta amate anche dal padre, alla ninna nanna per suo figlio Ludovico

Lo scorso 23 ottobre è uscito “Verso Casa”, il nuovo album di Filippo Graziani, pubblicato da INRI Records. Un album che arriva a distanza di quasi dieci anni dal precedente inedito,  e arriva per una forte urgenza di Filippo di comunicare e raccontare nuove storie.

Un disco che deve la sua nascita a una diversa visione della vita da parte di Filippo, quella di genitore, in questo caso di Ludovico di tre anni e mezzo.

Un album che è la riscoperta di un’identità, un cammino di riavvicinamento artistico – quasi inaspettato – verso il mondo sonoro e i riferimenti musicali del padre Ivan.

Filippo, un album nato da una intensa esigenza di comunicare

“Sono figlio di mio padre anche in questo: lui faceva un disco solo quando sentiva il bisogno di comunicare qualcosa. La stessa cosa vale per me. Finché non diventi padre, rimani figlio. Fino a poco tempo fa ero orgogliosamente solo il figlio di Ivan Graziani, e lo sono ancora, ma quando diventi genitore cambi totalmente visione nei confronti della vita. La nascita di Ludovico mi ha fatto definitivamente abbandonare la mia adolescenza e la mia gioventù, catapultandomi in un periodo della vita che mi sta piacendo tantissimo! Da qui è tornata anche la voglia di aprirmi; mi sono affittato un posto sotto casa, il mio rifugio dove andare a suonare e lì mi sono lasciato andare a descrivere questo momento che mi ha riaperto nei confronti del prossimo.”

Il titolo dell’album è “Verso casa” 

“Confrontandomi con il repertorio di papà, ho capito che quello che piaceva a me, non era così lontano da casa,  ho scoperto un’affinità di gusti con lui, e pian piano è uscita la  mia personalità all’interno delle sue opere. Da lì è stato tutto in discesa. È come se mi sentissi diretto vero casa – da qui il titolo – per ripercorrere i suoni della mia famiglia, aggiungendo e regalando la mia impronta,  le mie passioni musicali, i miei artisti e i periodi storici che mi hanno influenzato di più.”

Quali sono?

“Amo il periodo che va dalla fine degli Anni Sessanta, fino alla fine degli Anni Settanta. Il disco che ha realmente cambiato i miei gusti musicali è stato Revolver dei Beatles, perché mi ha fatto innamorare di quel periodo. Posso sinceramente dire che c’è una mia vita prima e dopo Revolver; questo non significa sia il mio disco preferito in assoluto, però mi ha cambiato l’ascolto.

Musicalmente, l’album si ispira alla straordinaria scena musicale degli anni Settanta –  Bob Dylan, Allman Brothers, The Band, Neil Young, Little Feat, Jim Croce – e a quel territorio folk-rock che ha attraversato anche l’immaginario di Ivan Graziani. Dentro i vinili di papà, ho trovato tanti artisti che avevo scoperto ancora prima di vedere la sua collezione di dischi.”

La copertina del disco è piacevolmente affollata

“È una vita che voglio realizzare una copertina così: metterci la mia famiglia allargata, mio figlio, mia moglie e il suo cane, i ragazzi della band con le rispettive fidanzate. Volevo proprio fare qualcosa che avesse il sapore di casa. E’ quello che vorrei comunicare in questa mia fase nuova della vita, il desiderio di aprirmi.”

Apri le porte di casa anche nel video di “Selvaggio”, il brano che accompagna l’uscita dell’album

“Nel video di Selvaggio mi sono concesso qualcosa che solo quattro anni fa avrei ritenuto impensabile. Ho usato video di famiglia autentici, girati da mio papà e da mio fratello. Sono sempre stato estremamente riservato, adesso invece mi piace condividerli. È una storia privata che trova una sua forma musicale e visiva.”

Il protagonista di questa tua apertura è Ludovico, a cui dedichi la canzone “Nella musica”

“E’ una moderna ninna nanna, dove racconto tutto ciò che vorrei dire a mio figlio per quando crescerà, per quando sarà grande abbastanza da poterla ascoltare. Dentro questa canzone c’è tutto quello che mi sarei voluto sentir dire, ma che non c’è stato il tempo. Quindi, ho voluto farlo adesso, per dare a entrambi questa possibilità. Tutto il disco in realtà è stato scritto con l’intenzione di lasciargli qualcosa da ascoltare quando sarà il momento giusto per lui di farlo, per lasciargli una testimonianza anche di quello che penso.”

A proposito di testamenti, se ne può intravedere uno da nonno a nipote nella canzone “Le tre chiavi”

“Volevo scrivere un pezzo su un’ idea di papà e in una vecchia TDK ho trovato un suo provino. Era una canzone ancora a metà, ma me ne sono follemente innamorato: su questo progetto appena abbozzato, ho plasmato il testo de “Le tre chiavi”. E’ una parabola molto bella e sottile, un po’ come se fosse il nonno a raccontare una storia al nipote.”

Il tour partirà in primavera, giusto?

“Quello ufficiale partirà il 17 marzo a Rieti. A novembre e dicembre
sono previste alcune date dove suoneremo le canzoni in acustico, proprio come sono nate. La prima sarà il 26 novembre a Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia, al Teatro De André. Mi piace l’idea di mettermi a nudo, questa intimità che si crea con la musica e il pubblico. È un po’ quasi come suonare in silenzio e portare le persone in uno spazio tempo sospesi, in una dimensione dove godersi semplicemente il momento.”

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