Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua ad aggiungere nuovi capitoli a una vicenda giudiziaria che sembrava definitivamente conclusa e che oggi si trova davanti a uno scenario senza precedenti nella sua storia: da una parte un uomo condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione, Alberto Stasi, la cui difesa si prepara a chiedere la revisione del processo; dall’altra Andrea Sempio, amico del fratello della vittima e unico indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia, per il quale si avvicina la possibile richiesta di rinvio a giudizio.
A riaccendere l’attenzione sono stati soprattutto i filmati recuperati dai dispositivi informatici di Sempio, le sue dichiarazioni televisive, le anticipazioni dei legali di Stasi e una sentenza che riguarda il lavoro giornalistico svolto negli anni sul delitto. Elementi molto diversi tra loro, che alimentano il dibattito pubblico mentre rimane aperta la questione centrale: stabilire quale valore giudiziario possano avere i nuovi accertamenti rispetto alla ricostruzione dell’omicidio avvenuto il 13 agosto 2007.
Andrea Sempio verso il processo: la decisione della Procura di Pavia
Il primo elemento da chiarire riguarda lo stato dell’inchiesta. Dopo aver notificato il 28 settembre un secondo avviso di conclusione delle indagini preliminari, la Procura di Pavia si prepara, secondo le indiscrezioni circolate, a chiedere il rinvio a giudizio di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio aggravato di Chiara Poggi.
La richiesta non risulta ancora formalmente depositata sulla base delle informazioni disponibili al 30 ottobre, ma il quotidiano La Provincia Pavese ha riferito che negli ambienti giudiziari pavesi si parla di tempi stretti, con la possibilità di trasmettere gli atti al giudice entro pochi giorni.
La difesa di Sempio, rappresentata dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, aveva già depositato il 16 ottobre cinque consulenze tecniche destinate a contestare gli elementi valorizzati dall’accusa, dall’impronta palmare numero 33 alla traccia di scarpa individuata sulla scena del delitto, fino alle analisi genetiche e alla ricostruzione medico-legale dell’aggressione.
Per i consulenti della Procura, una scarpa modello Frau numero 42 risulterebbe compatibile con le dimensioni del piede di Sempio, mentre la difesa contesta questa conclusione, sostenendo che l’impronta sarebbe riconducibile a una calzatura più piccola e ricordando che l’indagato indossa il numero 44.
Anche sull’impronta palmare e sulle tracce biologiche rinvenute sotto le unghie della vittima le valutazioni rimangono contrapposte, con interpretazioni tecniche differenti che potrebbero diventare oggetto di un confronto davanti al giudice.
La richiesta di rinvio a giudizio, qualora venga presentata, non determinerà automaticamente l’apertura del processo: sarà il giudice dell’udienza preliminare a valutare se esistano le condizioni per procedere. Sempio continua a respingere ogni responsabilità nell’omicidio e per lui vale pienamente la presunzione di innocenza.
I video di Andrea Sempio recuperati dagli investigatori
A riaccendere l’attenzione mediatica sono stati alcuni video personali di Andrea Sempio, recuperati dai dispositivi sequestrati e confluiti nel materiale esaminato dagli investigatori.
I filmati, diffusi in televisione e ripresi dalla stampa, mostrano l’indagato mentre parla da solo davanti alla videocamera, affrontando argomenti che spaziano dai rapporti con le donne alla sessualità, fino a riflessioni sulla violenza sessuale espresse attraverso affermazioni particolarmente controverse.
Secondo quanto riportato da Repubblica e dalle trasmissioni che hanno mostrato i materiali, negli archivi informatici sequestrati figurerebbero inoltre testi dedicati a criminali violenti, manuali sulle tecniche di aggressione, contenuti pornografici e registrazioni personali.
In uno dei filmati, Sempio descrive lo stupro come una strategia riproduttiva presente in natura, utilizzando argomentazioni che hanno provocato forti reazioni e che sono state successivamente contestualizzate dall’interessato durante un’intervista televisiva.
Intervenendo a È sempre Cartabianca, il 38enne ha spiegato che quelle dichiarazioni facevano parte di una riflessione più ampia sulle fantasie sessuali e ha negato di aver tentato di pagare qualcuno per eliminarle.
La diffusione dei video ha riaperto inevitabilmente il confronto tra il possibile interesse investigativo del materiale e il rischio di costruire un giudizio sulla personalità dell’indagato prima di un accertamento delle sue responsabilità.
La difesa ha denunciato quella che considera una gogna mediatica. L’avvocata Angela Taccia, intervenendo a Storie Italiane insieme al consulente Armando Palmegiani, ha contestato il modo in cui il suo assistito viene rappresentato pubblicamente, richiamando il trattamento riservato in passato ad Alberto Stasi.
Resta infatti necessario distinguere il contenuto dei filmati dal loro eventuale valore probatorio: affermazioni inquietanti, interessi personali o materiali conservati su un computer non dimostrano di per sé la partecipazione a un omicidio, e il loro significato rispetto all’inchiesta dovrà essere valutato nelle sedi giudiziarie.
Sempio torna a parlare: le accuse alla difesa di Stasi e i video intimi di Chiara
Una nuova intervista televisiva di Andrea Sempio, trasmessa da È sempre Cartabianca, ha riportato al centro del dibattito anche le conseguenze personali e psicologiche della lunga esposizione mediatica dell’indagato.
Sempio ha descritto una condizione di crescente saturazione emotiva e ha attribuito alla difesa di Alberto Stasi un ruolo determinante nel mantenere alta l’attenzione sulla propria posizione, sostenendo che siano proprio le iniziative dei legali dell’ex fidanzato di Chiara a riportarlo continuamente al centro delle indagini.
Nonostante i nuovi interrogativi emersi sulle analisi scientifiche del 2007, il 38enne ha ribadito di non aver modificato la propria convinzione sulla responsabilità di Stasi.
Un altro passaggio dell’intervista ha riguardato i video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi, dei quali Sempio ha nuovamente negato di essere stato a conoscenza prima che la loro esistenza diventasse una notizia pubblica.
Il tema assume rilievo nel dibattito sul possibile movente ipotizzato dalla Procura, che starebbe valutando anche l’eventualità di un approccio sessuale respinto dalla vittima. Si tratta, tuttavia, di una ricostruzione accusatoria contestata dalla difesa e non di una circostanza giudizialmente accertata.
Sempio ha inoltre spiegato perché, pur avendo scelto di non rendere dichiarazioni ai magistrati nella fase conclusiva delle indagini, continui a rispondere alle domande dei giornalisti, sottolineando la differenza tra il confronto televisivo e quello processuale.
Alberto Stasi, la revisione potrebbe arrivare a novembre
Mentre si attende la decisione della Procura di Pavia sulla posizione di Sempio, prende forma anche la strategia difensiva di Alberto Stasi, condannato definitivamente nel 2015 e oggi impegnato a ottenere una revisione della sentenza.
La novità più concreta è arrivata dalle dichiarazioni dell’avvocato Antonio De Rensis, che, ospite di Ore 14 Sera su Rai 2, ha indicato la metà di novembre come periodo previsto per la presentazione dell’istanza.
Il legale, che assiste Stasi insieme a Giada Bocellari, ha spiegato che il deposito potrebbe avvenire indicativamente tra il 10 e il 20 novembre, anticipando che nel documento saranno contenuti elementi ritenuti particolarmente significativi dalla difesa, uno dei quali, a suo giudizio, potrebbe suscitare notevole attenzione.
Non ne ha però rivelato il contenuto, rendendo impossibile valutarne per ora l’effettiva portata giudiziaria.
Sul tavolo rimangono gli accertamenti relativi alle analisi genetiche effettuate nel 2007 sui pedali della bicicletta riconducibile a Stasi, dopo che la nuova inchiesta ha portato alla luce due corse elettroforetiche negative che, secondo quanto comunicato dalla Procura di Pavia, non risultavano inserite nel fascicolo originario.
La questione riguarda la discordanza tra diversi risultati di laboratorio e la mancata documentazione di approfondimenti che avrebbero potuto chiarirla. I consulenti della Procura avevano evidenziato l’opportunità di ulteriori verifiche già all’epoca, mentre la difesa di Stasi attribuisce alle analisi oggi recuperate una rilevanza potenzialmente decisiva.
Le anomalie documentali, tuttavia, non equivalgono automaticamente alla dimostrazione dell’innocenza del condannato, così come l’eventuale apertura del procedimento di revisione non comporterebbe da sola il superamento della sentenza definitiva.
De Rensis ha descritto Stasi come una persona che sta affrontando questa fase con equilibrio e razionalità, mentre i suoi legali continuano a lavorare per ottenere un nuovo esame delle prove.
Le Iene assolte in appello nel caso Stefania Cappa
Un altro sviluppo giudiziario riguarda uno dei numerosi filoni collaterali nati intorno al delitto.
La Corte d’Appello di Milano ha assolto Riccardo Festinese e Alessandro De Giuseppe, rispettivamente autore e inviato de Le Iene, dall’accusa di diffamazione aggravata nei confronti di Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi.
Il procedimento riguardava lo speciale televisivo trasmesso il 24 maggio 2022, dedicato al caso Garlasco e alla ricostruzione delle indagini su Alberto Stasi, nel quale erano state affrontate anche le dichiarazioni di Marco Muschitta, autore di un racconto successivamente ritrattato.
La decisione dei giudici milanesi ribalta la condanna pronunciata in primo grado nell’aprile 2025, quando i due giornalisti erano stati sanzionati con una multa di 500 euro ciascuno e con il pagamento di una provvisionale alla parte civile.
L’assoluzione riguarda esclusivamente la responsabilità penale dei due giornalisti per il servizio contestato e non costituisce un accertamento di responsabilità sull’omicidio, né modifica la posizione giudiziaria delle persone citate nel programma.
La vicenda riporta comunque al centro un tema che accompagna Garlasco fin dalle prime indagini: il rapporto tra diritto di cronaca, ricostruzione giornalistica e tutela delle persone coinvolte in una vicenda giudiziaria sottoposta a un’esposizione pubblica eccezionale.
Che cosa succederà adesso nel caso Garlasco
La prossima fase potrebbe essere determinante soprattutto sul piano processuale, perché la Procura di Pavia dovrà decidere quando presentare la richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, mentre la difesa di Alberto Stasi si prepara a depositare l’istanza di revisione della condanna.
Sono due procedimenti distinti, ma inevitabilmente collegati dal fatto che riguardano l’attribuzione della responsabilità per lo stesso omicidio, una circostanza che potrebbe porre questioni giuridiche complesse nel momento in cui un eventuale nuovo processo dovesse confrontarsi con una sentenza già passata in giudicato.
I legali di Sempio hanno già prospettato la possibilità di sollevare questioni di legittimità costituzionale o chiedere una sospensione del procedimento in attesa degli sviluppi sulla posizione di Stasi, ma si tratta di iniziative ancora da sottoporre alle valutazioni dei giudici competenti.
Nel frattempo il confronto continua a concentrarsi su elementi che appartengono alle indagini originali, dalle impronte alle tracce genetiche, e su materiali acquisiti soltanto negli ultimi mesi, mentre la discussione televisiva tende sempre più spesso a sovrapporre le questioni scientifiche alle ricostruzioni della personalità dei protagonisti.
Il quadro rimane dunque aperto, con due passaggi giudiziari che potrebbero incidere profondamente sul futuro del caso e una serie di interrogativi ai quali soltanto gli accertamenti processuali potranno fornire risposte.
Al centro rimane la morte di Chiara Poggi, uccisa nella propria abitazione il 13 agosto 2007, e la necessità di distinguere ciò che le nuove indagini possono effettivamente dimostrare da ciò che, per il momento, continua ad appartenere al terreno delle ipotesi, delle controversie tecniche e delle interpretazioni mediatiche. Una distinzione essenziale in una vicenda nella quale, diciannove anni dopo, la ricerca di risposte continua a misurarsi con il peso di una verità giudiziaria già pronunciata.
