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Enrico Ruggeri racconta il suo romanzo: «Le piccole vittorie che danno senso alla vita»

Enrico Ruggeri racconta il suo romanzo: «Le piccole vittorie che danno senso alla vita»
©_ANGELO_TRANI

Ci toglieranno i libri e lo faranno nel nome della felicità. Accade nel futuro distopico di “Il sole d’Europa”, uno dei dieci racconti di Personaggi e interpreti, il nuovo libro di Enrico Ruggeri pubblicato da La nave di Teseo. Nell’Europa del 2070, l’intelligenza artificiale ha trovato una soluzione al dolore umano: far sparire ciò che ci permette di riconoscerlo. Le biblioteche chiudono, milioni di volumi vengono trasferiti in un luogo sconosciuto, i vecchi film scompaiono dalla circolazione. «Perché conservare Nietzsche e Schopenhauer, se continuano a metterci davanti alle ragioni della nostra infelicità? Hanno amplificato dei problemi, li hanno raccontati, li hanno sviscerati. Bisogna farli sparire. L’obiettivo dell’intelligenza artificiale che prende il potere è togliere di mezzo tutte le occasioni di pensiero critico e tormentato».

E proprio a quel tormento Ruggeri dedica le altre vite del libro: al musicista che continua a esercitarsi di nascosto dopo aver rinunciato al proprio sogno. Al portiere della squadra di calcio che aspetta per anni una occasione di riscatto. A chi deve ancora fare i conti con un amore finito. Persone alle quali togliere il dolore significherebbe sottrarre anche una parte della loro storia. «Questo libro ruota intorno alla distanza fra ciò che siamo diventati e ciò che continuiamo a desiderare» spiega. «Tutto quello che trovate nella pagine del libro potrebbe essere la mia storia o quella di qualcuno di voi. Basta rimescolare le carte che ci sono state date all’inizio del gioco e quelle che abbiamo pescato strada facendo» scrive nella prefazione.

Per incontrare uno di questi destini basta una chitarra passata di mano durante un matrimonio. Il protagonista di “Il matrimonio di Maria”, un musicista di Casalmaggiore, (Cremona) aveva detto di aver smesso di suonare. In realtà continuava a esercitarsi di nascosto. Quando alla festa di nozze è chiamato a replicare il leggendario assolo di Highway Star dei Deep Purple, sotto le dita ritrova un desiderio che gli anni non hanno cancellato. Aveva rinunciato a farne una vita, ma non era riuscito a separarsene. «Sto raccontando una generazione, la mia, per la quale certe cose erano fondamentali» dice Ruggeri. «Una generazione in cui uno su due suonava uno strumento: quello che mi ha insegnato i primi accordi adesso è il mio medico di base. Accanto alla passione c’era poi l’ossessione del pezzo di carta», ricorda, pensando alle aspettative dei genitori, alla sicurezza di un diploma o di una laurea. «Continuare a suonare significava anche accettare il rischio di non avere quelle garanzie».

La musica entra nel libro anche attraverso i titoli dei racconti, tutti ripresi dal repertorio di Ruggeri. Il legame si è formato mentre le storie prendevano corpo, e ogni racconto è accompagnato da un’opera di Remo Rachini, artista nato a Cortona nel 1954, diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Tra le pagine di “Speranza”, un anziano editore e una ragazza costruiscono un rapporto fuori dagli schemi. Attorno a loro si muove un mondo pronto al sospetto, alla battuta sottovoce, al giudizio che arriva prima della comprensione.

È un’occasione per guardare con attenzione la fatica di invecchiare: «È il confine fra il desiderio di restare vivi e l’ostinazione a ripetere una giovinezza conclusa. Devi cercare di mantenerti giovane senza fare il giovane. Non è facile. Io sono fortunato perché il palco autorizza ancora una libertà del corpo, un’intensità che altrove potrebbe apparire fuori misura».

Nel racconto, la presenza di un’altra persona restituisce all’attempato editore interesse per lo scorrere dei giorni; gli offre la possibilità di sottrarsi all’idea che tutto sia già accaduto. Ruggeri si sofferma poi sul riserbo con cui ha voluto raccontare quel rapporto: «Mi infastidiscono i libri in cui tutto ruota attorno al sesso, come se l’intimità si esaurisse nella descrizione degli atti, magari accompagnati da un linguaggio volgare e triviale». All’editore del racconto Ruggeri affida anche un pensiero sul lavoro che riconosce come proprio: «Cercare di fare un lavoro piacevole è tre quarti della vita. Un libro, un film, un concerto possono diventare occasioni di lavoro senza smettere di essere piaceri. La libertà consiste anche nel mantenere sempre aperto questo passaggio fra ciò che si ama e ciò che si fa».

Altro racconto, altro personaggio: il portiere della provinciale approdata in serie A negli anni Ottanta è un uomo che ha trascorso molto tempo ad aspettare. Ha accumulato panchine, stagioni da riserva, elogi sulla disciplina e sul carattere che finiscono per diventare un modo cortese di tenerlo fuori dal campo. Poi, inaspettata arriva l’occasione, una partita decisiva, un rigore decisivo. Michele, il portiere, lo para e per un istante, tutto ciò che lo aaveva escluso dalla gloria sembra perdere peso. «Finita quella partita, non si apre però nessuno scenario glorioso. Il suo contratto scade e ce lo immaginiamo tornare alla tabaccheria di famiglia. Ma almeno per una volta potrà ricordare di essere stato all’altezza del proprio sogno». Forse è questo che rende così vicini i personaggi di Ruggeri: il bisogno di riconoscere, dentro ciò che è accaduto, qualcosa per cui sia valsa la pena esserci. Può essere un rigore parato, una chitarra ripresa in mano, l’amore e l’affetto lasciati a qualcuno. Momenti che permettono di guardare indietro e ritrovare la propria vita, invece di sentirla soltanto trascorsa

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