A partire da sabato 7 novembre a Spoleto, percorrendo tutta la penisola, Veronica Cruciani porta in scena la sua versione de L’Amante del drammaturgo britannico Premio Nobel per la Letteratura Harold Pinter, esaltandone i silenzi, in uno spettacolo intenso e ironico, prodotto da Savà Produzioni.
Il sipario si apre su Sarah e Richard, i due protagonisti, apparentemente una coppia ordinaria della classe media, con un’ordinata vita borghese dalla facciata rispettabile.
Li incontriamo a colazione, e mentre lui si prepara per andare al lavoro, chiede alla moglie Sarah, se oggi il suo amante sarebbe passato a trovarla. Lei lo informa che sì, in effetti passerà e le sarebbe riconoscente se lui, Richard, non tornasse a casa troppo presto.
E senza svelare troppo di Pinter e della storia, Veronica Cruciani, ci fa istantaneamente immergere in un matrimonio fondato sull’ambiguità, fatto di giochi di ruolo e comunicazioni non verbali; uno spettacolo in cui finzione e realtà si confondono, dove la coppia di attori, Giorgio Marchesi e Simonetta Solder, è una coppia anche nella vita.
“Mettere in scena oggi l’Amante di Harold Pinter” – racconta la regista – è un’esplorazione di cosa sia la coppia odierna, di cosa significhi vivere una relazione sentimentale.
Veronica, com’è il tuo “Amante”?
“Inizia come una sit-com, con tanto di sigla e tempi comici. Una sit-comedy che poi si trasforma quasi in un noir, con chiare citazioni a livello cinematografico, tra cui Tarantino, e personaggi vestiti in bianco e nero. Attraversiamo diversi immaginari, finché le parti vengono smontate e ritroviamo Simonetta e Giorgio, l’attrice e l’attore, recitare in qualche modo senza questi ruoli.
Pinter mette in scena un matrimonio, e come in un matrimonio, anche a teatro esistono dei ruoli ben definiti, Sarah e Richard giocano a essere altro da sé. Inscenano un vero e proprio role play per restare uniti. È una coppia in crisi che mette a nudo questo meccanismo. Se Pinter smaschera l’artificio di una relazione, noi in verità sveliamo l’artificio della rappresentazione, cioè quello che di solito resta nascosto allo sguardo del pubblico. Tutti gli aspetti che a teatro vengono generalmente tenuti nascosti: i cambi scena, gli spostamenti del macchinista o della costumista, qui vengono invece mostrati per creare un discorso parallelo.
La scena finale è proprio la caduta di questo dispositivo: la caduta delle scene, la caduta delle maschere sociali, la caduta della costruzione. Lo spettacolo si rivela nella sua contemporaneità.”
Così come Pinter smaschera questo matrimonio, tu smascheri il meccanismo teatrale.
“Esatto, è la mia regia. L’aspetto interessante di Pinter è che si racconta di più con i silenzi che non con i dialoghi. Lui era convinto, e l’ha ribadito svariate volte, che noi comunichiamo bene nei nostri silenzi, in ciò che non viene detto. Quando si parla, e si percepisce chiaramente anche nei dialoghi di questo spettacolo, fuoriescono principalmente tentativi di evasione da se stessi. Si fugge dalla comunicazione, perché entrare nella vita di qualcun altro è qualcosa di molto spaventoso, sosteneva Pinter. Rivelare agli altri quello che noi abbiamo dentro è una possibilità forse troppo terribile.”
Anche se chi si ha davanti è il marito o la moglie con cui si dovrebbe avere una profonda intimità?
“In realtà il problema è proprio questo, che non c’è intimità. E Sarah e Richard ne sono l’esempio. Loro inscenano dei ruoli, inscenano una seconda vita, prestando molta attenzione a tenere ben separati il matrimonio borghese dalla trasgressione dell’amante pomeridiano, ma in verità fanno fatica a comunicare.
C’è un conflitto sotterraneo che viene esplicitato solo alla fine. Loro non si dicono mai cosa realmente pensano, quello che veramente sentono.
Sarà il silenzio a svelare la verità, perché le parole non sono strumenti di chiarimento e di avvicinamento, ma veri atti di potere.”
Il linguaggio viene usato come un’arma
“Questo linguaggio serve a definire le parti, a capire chi in quel momento guida il gioco e chi lo subisce. Ogni battuta è un affondo, ogni frase è una strategia per dominare l’altro e quindi diventa un testo molto feroce. Un testo molto feroce anche se in diversi momenti esce una grandissima ironia.”
Cos’hai sperimentato di nuovo in questo testo rispetto ai tuoi lavori passati?
“In tutti i miei spettacoli ci sono dei temi di cui io sono abbastanza ossessionata; uno di questi è sicuramente il potere, le storie che ci governano, il teatro, la possibilità di cambiare narrazione e come la narrazione possa o meno cambiare la realtà. Mi diverte interrogarmi sul linguaggio teatrale e in questo spettacolo è abbastanza evidente. Gioco continuamente tra la realtà e la finzione, tendendo ad assottigliarne il confine. L’ho fatto per esempio nel mio spettacolo “Quasi grazia” facendo interpretare Grazia Deledda a Michela Murgia, entrambe scrittrici sarde. E questo è anche il motivo per cui ho scelto Giorgio e Simonetta, coppia anche nella realtà, oltre ovviamente all’essere due straordinari attori che stimo.
I temi che mi interessano di Pinter sono molti, ma sicuramente il potere e come questo potere passa attraverso una relazione sentimentale è sicuramente una delle questioni centrali del mio lavoro: sono andata a indagare, a scavare ancora più in profondità questa tematica.
Cosa vorresti che il pubblico si portasse a casa dal tuo spettacolo?
“L’intimità. L’intimità tra le persone, l’essere spontanei e autentici con colui con cui entriamo in una relazione. È qualcosa di molto prezioso e spesso noi fuggiamo dall’intimità per paura, ci mascheriamo, ci difendiamo, entriamo all’interno di ruoli sociali e di una rappresentazione che non ci permette di essere davvero intimi, davvero spontanei.”
La voglia di far cadere la maschera con il proprio partner
“Non solo con il partner, ma anche nell’amicizia e nei i rapporti in generale. Viviamo in una società dove ci sono dei ruoli e delle regole, questo è indubbio, ma la stessa società è sempre più rappresentata, moltiplicata attraverso i social, e spesso diventa difficile incontrare gli altri.
L’intimità è l’unica cosa veramente gratuita che possediamo: è uno scambio che ci si concede con un’altra persona senza chiedere nulla in cambio. L’essere, semplicemente, intimi e autentici. Una dimensione che rischiamo sempre più di perdere.
Quindi mi piacerebbe che il pubblico uscisse con il desiderio di avere un rapporto realmente intimo e autentico, che sia con un amico, un’amica, con il proprio marito o la propria moglie.”
