«C’è una sola regola nel mio mestiere: non lasciare mai che l’artista si metta al di sopra di quel che stai cercando di fare, e cioè una buona fotografia. La mia arma di difesa è sempre stata una battuta secca, tagliente, che non lascia spazio a repliche» racconta Alessio Pizzicannella, fotografo, sceneggiatore e autore che nel suo curriculum ha migliaia di scatti per Rolling Stone, Vanity Fair e New Musical Express, la “bibbia” british della musica contemporanea. «Ricordo un pomeriggio a Oslo con i Coldplay. Usavano il tempo delle prove prima del concerto per scrivere le canzoni del nuovo album. Non si fermavano mai e io lì ad aspettare per fotografarli. A un certo punto il manager li richiama all’ordine e Chris Martin mi dice “ ti bastano tre minuti?”. E io: A te bastano tre minuti per scrivere una buona canzone? “No”, è stata la sua risposta, e finalmente si sono messi in posa» ricorda.
B.B. King, Iggy Pop, Gwen Stefani, Lady Gaga (foto Alessio Pizzicannella)
Viaggia nella memoria Pizzicannella passando dalle giornate in un hotel sul lago di Como a immortalare Gwen Stefani mentre girava un videoclip, al sottopalco del Festival di Glastonbury per ritrarre Lady Gaga un attimo prima che diventasse una superstar mondiale. «Si esibiva di pomeriggio e l’ho colta in una posa scomposta, per niente plastica, lontana dalla perfezione formale degli spettacoli di oggi. Gwen è stata gentilissima, smentendo ancora una volta le classiche raccomandazioni dello staff che circonda le popstar: “Stai attento, è un tipo difficile, basta poco per farla innervosire”. In realtà abbiamo scherzato tutto il tempo sulle sue lontane origini italiane, pare di Civitavecchia. Ricordo che un certo punto si sono presentati a sorpresa sul set Tony Kanal dei No Doubt, il suo ex fidanzato, e Gavin Rossdale, suo marito, cantante dei Bush, un gruppo rock americano» racconta.
«Oggi con il digitale si scatta a raffica, prima lo scatto era pensato, atteso, quasi solenne. Per esempio, quella di Iggy Pop è una cartina geografica più che una foto, una cartina geografica che al posto dello spazio mostra il tempo, i decenni di vita rock vissuta pericolosamente incisi sulla pelle. Idem per lo scatto di B.B King che cattura l’espressione e la postura di quando “sparava” una delle sue note tirando al limite le corde della chitarra» spiega.
«Ci sono foto che realizzano sogni. Un giorno a Berlino mi ritrovo nel“mirino” gli idoli della mia adolescenza: i Metallica. Un pomeriggio esilarante a ridere e a sparare cazzate. Ricordo che il cantante James Hetfield scherzava sul fatto che gli avessero tolto la pelle dal sedere per curare le ustioni sulle braccia causate da un effetto pirotecnico sul palco che aveva rischiato di bruciarlo vivo». Da una leggenda rock all’altra: Jimmy Page e Robert Plant dei Led Zeppelin: Scarlett, una fotografa inglese, mi invita al concerto di suo padre in un piccolo club di Londra. Mi presento pensando “che buffo avere un padre ultracinquantenne che suona rock nei locali” Poi, all’improvviso realizzo che di cognome Scarlett fa Page… E quindi mi ritrovo a vedere due Led Zeppelin in una sorta di concerto segreto con poche centinaia di persone».
Concerti segreti e concerti privati, come quello di Gianna Nannini: «Indimenticabile: Gianna al pianoforte a casa sua a Milano, che comincia a suonare e a cantare Amandoti, una bellissima canzone dei CCCP. E io scatto…». E, infine, Marco Mengoni davanti allo specchio del camerino «che finge di essere infastidito dalla mia presenza. Un gioco venuto bene». Il presente di Pizzicannella è un romanzo, E lui sarà Levon (edizioni Jasa) che parla di mercificazione dell’immagine: «C’è un fotografo che si lamenta con il giornale che gli chiede sempre gli stessi scatti agli stessi personaggi. La sua reazione è: “se devono esseri cloni, allora che lo siano per davvero”. E inizia a immortalare soltanto impersonator». Come quelli che mimano Elvis a Las Vegas…




