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Le 5 teorie di Threshing Day che cambiano tutto in Fourth Wing

Le 5 teorie di Threshing Day che cambiano tutto in Fourth Wing

Draghi che mentono, legami forse decisi in anticipo e indizi nascosti. Il nuovo libro di Rebecca Yarros mette in discussione ciò che credevamo di sapere sull’Empyrean.

Attenzione: questo articolo contiene spoiler su Threshing Day e sulla saga Empyrean di Rebecca Yarros.

Nell’universo dell’Empyrean, la verità è sempre stata una questione di prospettiva. Pagina dopo pagina, Violet scopre che la storia insegnata a Basgiath è stata riscritta, che gli archivi possono essere incompleti, che le informazioni vengono nascoste e che persino ciò che sembra una certezza può dipendere da chi la sta raccontando. Threshing Day, però, occupa una posizione particolare all’interno della saga di Rebecca Yarros: è l’unico libro in cui possiamo partire dal presupposto che le informazioni che riceviamo siano vere.

Un dettaglio che cambia inevitabilmente il modo in cui lo si legge. Raccontando lo stesso giorno attraverso prospettive differenti, Threshing Day non aggiunge soltanto nuovi tasselli alla storia di personaggi che conosciamo già. Permette di confrontare versioni, individuare anomalie e, soprattutto, distinguere ciò che accade davvero da quello che nei romanzi precedenti abbiamo imparato attraverso conoscenze inevitabilmente limitate. Ecco le cinque teorie più interessanti che emergono dalla lettura.

I draghi potrebbero mentire

Che i draghi custodiscano informazioni che non condividono con i rider è qualcosa che abbiamo imparato molto presto. Threshing Day, però, sembra suggerire una possibilità più radicale. Non si limiterebbero necessariamente a omettere la verità. Potrebbero mentire.

A insinuare il dubbio è soprattutto Imogen. Il rapporto con il suo drago precede di molto il momento del bonding: lo conosce da quando era bambina. Proprio per questo acquista un peso particolare il momento in cui arriva sostanzialmente ad accusarlo di mentirle. Non è la diffidenza di una rider che sta cercando di comprendere una creatura appena incontrata, ma la reazione di qualcuno che quel drago lo conosce da anni.

La scena mette inevitabilmente in prospettiva tutto ciò che abbiamo imparato sulla specie nei romanzi precedenti. Se i draghi possono mentire, infatti, non basta più domandarsi quali informazioni abbiano deciso di non condividere. Bisogna iniziare a chiedersi quante delle regole che consideriamo certe siano tali soltanto perché sono stati loro a raccontarcele.

Il Threshing potrebbe essere molto meno casuale di quanto Basgiath voglia far credere

Per i cadetti, il Threshing è costruito intorno all’incertezza. Entrano nel campo senza sapere se verranno scelti, quale drago potrebbe interessarsi a loro e persino se ne usciranno vivi. Dal punto di vista dei draghi, però, le cose potrebbero apparire molto diverse.

Threshing Day dissemina diversi indizi in questa direzione. Xaden e Aaric arrivano a interrogarsi sulla possibilità che alcune scelte siano già state compiute. È soprattutto Sawyer a rendere l’ipotesi difficile da ignorare. Dopo essere rimasto senza drago al suo primo Threshing, deve aspettare un altro anno prima di legarsi a Sliseag. Il loro scambio, però, suggerisce che quell’attesa possa non essere stata semplicemente la conseguenza di un fallimento. Il suo drago non era ancora pronto.

A rendere la teoria ancora più interessante è il fatto che alcuni draghi sembrino essere già schierati, o quantomeno molto più vicini alla futura ribellione di quanto sappiano i loro rider. Le loro scelte potrebbero quindi non dipendere soltanto dall’affinità con un determinato cadetto, ma anche dal ruolo che quell’essere umano potrà avere in ciò che sta per accadere.

Il sangue potrebbe essere parte del bonding

È uno dei dettagli più piccoli del libro e proprio per questo uno dei più difficili da ignorare una volta notato. Durante il Threshing, il sangue continua ad apparire. Sawyer si morde la lingua e ne sente il sapore metallico. Bodhi scopre piccoli fori sanguinanti sui polpastrelli. Imogen affonda le unghie nei palmi fino a procurarsi minuscoli tagli. Aaric si ritrova con un graffio sanguinante sulla mano.

Ferite minime, quasi irrilevanti rispetto alla violenza che circonda i personaggi. Eppure Yarros si prende il tempo di raccontarle. Non una volta, ma attraverso prospettive differenti. Poi arriva Dain.

Anche lui si fa male durante il Threshing. Sbatte la testa contro il pomolo e la cintura gli scava nelle mani. La narrazione, però, sembra quasi preoccuparsi di sottolineare ciò che non accade: la cintura stringe, ma non arriva a tagliarlo. Non viene descritto sangue. Potrebbe essere una coincidenza narrativa. Ma la ripetizione dello stesso elemento nelle altre storie rende almeno legittima una domanda: e se sanguinare fosse parte del bonding?

Il sangue potrebbe rappresentare una componente inconsapevole del processo attraverso cui viene stabilito il legame tra drago e rider, una sorta di passaggio che i cadetti compiono senza sapere di farlo. Ed è qui che Dain diventa ancora più interessante. E se quello del sangue fosse un test per scoprire chi possiede sangue venin? La sparizione della madre di Dain ha contorni molto più oscuri?

Il bracciale di Brennan potrebbe essere lo stesso che indossa Mira

Uno degli indizi più sottili di Threshing Day non passa attraverso ciò che vediamo, ma attraverso un odore. Quando Papa Sorrengail raggiunge Brennan, il bracciale che gli ha regalato viene associato a un profumo molto preciso, quello della pergamena. Preso da solo potrebbe sembrare semplicemente un dettaglio capace di evocare il padre e il suo lavoro da scriba. Il problema è che non è la prima volta che quell’associazione compare.

Quando Violet vede il bracciale al polso di Mira, percepisce anche in quel caso odore di pergamena. La coincidenza è abbastanza precisa da aprire una possibilità: Brennan e Mira potrebbero possedere lo stesso bracciale. A quel punto, però, la domanda diventa inevitabile. Perché?

Papa Sorrengail è diventato progressivamente uno dei grandi enigmi della saga. Le sue ricerche andavano oltre ciò che Violet conosceva da bambina e sappiamo ormai quanto alcune delle informazioni raccolte prima della sua morte possano essere importanti per comprendere la storia dei draghi e di Navarre.

I signet erano già tutti lì, prima ancora di manifestarsi

Forse uno degli aspetti più divertenti di Threshing Day è accorgersi che conosciamo già il futuro dei personaggi che stiamo osservando. E Rebecca Yarros sembra sfruttare continuamente questo vantaggio.

Prima ancora che i loro signet si manifestino, infatti, affermazioni, paure e reazioni dei cadetti sembrano anticipare i poteri che svilupperanno. Non necessariamente attraverso riferimenti espliciti, ma mettendo in evidenza proprio quella caratteristica o quella necessità dalla quale il signet finirà per nascere. È un meccanismo particolarmente significativo nell’universo dell’Empyrean. Il signet non è un potere assegnato casualmente dal drago, ma qualcosa che riflette il rider, la sua natura e ciò di cui ha bisogno. Threshing Day ci permette quindi di osservare quelle necessità quando ancora non hanno assunto una forma magica.

Ed è qui che torna anche un’altra stranezza del comportamento dei draghi. Sgaeyl parla del potenziale di tutto ciò che il suo interlocutore potrà diventare. Marbh parla già delle battaglie che verranno vinte insieme. Chradh sembra quasi contare sulle difficoltà future di Garrick. Quando Liam sostiene di essere pronto, la risposta che riceve sposta quella certezza nel futuro: non lo è ancora, ma lo saranno. Stiamo assistendo a un futuro già scritto?

A questo punto, forse, il vero mistero dell’Empyrean non è più soltanto ciò che Violet deve ancora scoprire. È quanto di ciò che credevamo di sapere fosse vero fin dall’inizio.

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