L’ottantesima edizione del Premio Strega arriva alla finale con una particolarità che già racconta molto del momento editoriale italiano: non una cinquina, ma una sestina. Sei libri, sei autori, sei modi diversi di intendere il romanzo oggi. Dal gioco crudele sul tempo di Michele Mari alla biografia romanzata di Matteo Nucci, dalla voce potente di Bianca Pitzorno al confronto tossico e magnetico di Teresa Ciabatti con il male, fino alla discesa mentale di Alcide Pierantozzi e alle donne attorno ad Albert Camus raccontate da Elena Rui.
Il risultato della prima votazione è stato annunciato il 3 giugno dal Teatro Romano di Benevento. In testa c’è Michele Mari con I convitati di pietra (Einaudi), forte di 280 voti. Seguono Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), 242 voti; Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani), 195 voti; Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), 184 voti; Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), 170 voti; ed Elena Rui con Vedove di Camus (L’orma), 163 voti.
La finale sarà a sei perché il regolamento del Premio prevede che, se tra i primi cinque non compare un libro pubblicato da un editore medio-piccolo, acceda alla seconda votazione anche il titolo meglio piazzato di quell’area editoriale. È così che Vedove di Camus entra in finale e allarga il campo.
Michele Mari, il favorito con I convitati di pietra
Il romanzo di Michele Mari parte da una classe, la III A, e da un patto siglato dopo l’esame di maturità. Un accordo nato quasi per scherzo, destinato a legare gli ex compagni fino all’ultimo giorno. Ma il tempo della scuola, che sembra immobile nella memoria, diventa qui una macchina spietata: amicizia, competizione, denaro, sopravvivenza.
Nel libro il passato non è mai davvero passato. Torna, chiama, pretende il conto. La sfida tra gli ex alunni si trasforma in una corsa per restare in vita il più possibile, in un gioco nerissimo sul destino, sull’invidia, sui legami che si dichiarano affettuosi e poi rivelano la loro parte più feroce. Mari arriva alla finale da favorito e con un romanzo corale, comico e cupo, che sembra usare la memoria scolastica come laboratorio morale.
Matteo Nucci, Platone prima di diventare Platone
Con Platone. Una storia d’amore, Matteo Nucci porta in gara un romanzo che guarda all’antichità senza trasformarla in museo. Il protagonista è Aristocle, il ragazzo che diventerà Platone. Lo incontriamo nel 415 a.C., al Pireo, quando è ancora un dodicenne dallo sguardo febbrile, immerso in una Atene in cui la festa convive con l’ombra della guerra.
Nucci segue la formazione del filosofo: la morte del padre, il rapporto con la madre, la sconfitta di Atene contro Sparta, l’incontro con Socrate, il trauma della sua condanna a morte, il viaggio verso Cirene e l’Egitto. Ma il cuore del libro è l’eros, inteso come forza conoscitiva, ferita, passione, ricerca. Platone non viene trattato come una statua, ma come un corpo vivo, attraversato da desiderio, dolore, fallimenti e idee.
Bianca Pitzorno e il destino di Ofelia Rossi
La sonnambula di Bianca Pitzorno ha per protagonista Ofelia Rossi, segnata fin dall’infanzia da svenimenti improvvisi dai quali si risveglia con il presagio di un evento futuro. I genitori tentano di proteggere e nascondere quel dono, immaginando che un matrimonio possa metterla al sicuro. Ma proprio quel matrimonio diventa il luogo più pericoloso.
Ofelia fugge e ricostruisce la propria vita in Sardegna, contando soltanto sulle proprie forze. Nel suo salotto in via del Fiore Rosso si guadagna da vivere offrendo vaticini per cinque lire. Le sue clienti sono donne attraversate da ansie, desideri, inquietudini. La sonnambula le ascolta, simula una trance, impugna la penna e scrive il responso. Pitzorno porta nella finale dello Strega una figura femminile sola e fiera, in bilico tra dono, necessità e sopravvivenza.
Teresa Ciabatti, la scrittrice davanti al superboss
In Donnaregina, Teresa Ciabatti costruisce l’incontro tra una scrittrice e un uomo accusato di rapina a mano armata, associazione a delinquere, associazione mafiosa e 182 omicidi commessi e commissionati. Lui è ’o Nasone, il superboss. Lei riceve da un giornale l’incarico di intervistarlo, pur non occupandosi di criminalità.
All’inizio i due mondi dovrebbero restare separati. Poi qualcosa cambia. Il boss, spietato e insieme vulnerabile, parla di donne perdute, amici morti, affetti familiari, figli con cui non riesce più a comunicare. La domanda che attraversa il libro è velenosa: la sta manipolando? Il confronto diventa un viaggio tra confessioni, proiezioni e ferite private. Quando la protagonista cerca il figlio di Misso nelle strade di Napoli, capisce di cercare anche qualcun altro: sua figlia, che le sta sfuggendo.
Alcide Pierantozzi e il precipizio de Lo sbilico
Lo sbilico di Alcide Pierantozzi entra nella sestina come un romanzo diverso, ossessivo, quasi fisico. La domanda che lo attraversa è radicale: cosa accade quando la realtà si smaglia e lascia entrare l’allucinazione? Il libro racconta la paura, il respiro che si accorcia, il precipizio mentale, quello “sbilico” in cui l’esistenza perde asse e misura.
Non è un romanzo rassicurante. È una discesa dentro un male che riguarda molti, raccontato dall’interno, con una scrittura che urta e insieme tenta di lenire. La sua forza sta proprio nel non addomesticare l’esperienza della frattura.
Elena Rui e le quattro donne di Camus
Vedove di Camus di Elena Rui parte dal 4 gennaio 1960, quando la Facel Vega guidata dall’editore Michel Gallimard si schianta contro un platano in Borgogna. Sul sedile del passeggero c’è Albert Camus, morto sul colpo tre anni dopo il Nobel per la Letteratura.
Il romanzo non racconta Camus dal centro, ma dalle vite delle donne che gli gravitavano attorno: la moglie Francine Faure, l’attrice Catherine Sellers, la pittrice Mette Ivers e Maria Casarès, grande interprete del teatro francese, che Camus definiva “l’Unica”. Quattro voci, quattro ferite, quattro modi diversi di rimanere legate a un uomo scomparso all’improvviso.
La finale dell’8 luglio non sarà soltanto una gara tra libri. Sarà anche una fotografia della narrativa italiana nel suo ottantesimo Strega: romanzo storico, romanzo biografico, memoria scolastica, noir morale, malattia mentale, figure femminili ai margini della grande storia. E in questa corsa a sei, Michele Mari parte avanti. Ma lo Strega, come sempre, ama ricordare che i pronostici esistono per essere smentiti.
