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Fondi pensione e TFR, dal 1 luglio scatta la riforma: cosa cambia per lavoratori e pensionati

Fondi pensione e TFR, dal 1 luglio scatta la riforma: cosa cambia per lavoratori e pensionati
epa06211879 A calculator shows the Hong Kong dollar price per kilo of waste paper and cardboard at a commercial waste paper recycling station in Sheung Wan, Hong Kong, China, 18 September 2017. Hong Kong’s waste paper recycling industry has been thrown into turmoil by recent news that mainland China has changed its policy on the acceptance of ‘foreign rubbish’, affecting Hong Kong. Since 11 September 2017, the price of waste paper and cardboard has fallen from sixty to fifty Hong Kong cents per kilo, as waste paper piles up around the city with nowhere to go. This has affected a lot of low income people in Hong Kong, including many seniors, who rely on collecting waste paper and flattened cardboard boxes from shops and businesses to sell to commercial recyclers in the city for a tiny profit margin. EPA/ALEX HOFFORD

Nuove regole per chi inizia a lavorare nel settore privato: adesione automatica ai fondi pensione, nuove regole sul TFR e diverse possibilità di riscossione della pensione integrativa

Dal 1 luglio entra in vigore la riforma della previdenza complementare prevista dalla legge di Bilancio 2026. Cambiano le regole sui fondi pensione per chi inizia a lavorare, cambia il destino del TFR (Trattamento di Fine Rapporto) e cambiano anche le modalità con cui, una volta in pensione, si potrà incassare quanto accumulato nel fondo pensione.

Fondi pensione: le tre novità principali dal 1 luglio

Sono tre le grandi novità in vigore dal 1 luglio. Innanzitutto, l’iscrizione automatica ai fondi pensione per chi inizia la prima esperienza lavorativa nel settore privato. Arrivano poi nuove regole sul TFR, con tempi più stretti per decidere dove farlo confluire. E infine ci saranno più modi per incassare il capitale accumulato una volta raggiunta la pensione.

Adesione automatica al fondo pensione dal 1 luglio: chi riguarda e come funziona

Dal 1 luglio i lavoratori dipendenti del settore privato (sono esclusi i lavoratori domestici) che iniziano la loro prima esperienza lavorativa vengono iscritti automaticamente al fondo pensione previsto dal contratto collettivo applicato. Se il CCNL non indica un fondo di riferimento, l’iscrizione avviene in automatico al Fondo Cometa, quello dei metalmeccanici. Se in azienda sono attivi più fondi negoziali, l’iscrizione va a quello con più adesioni tra i dipendenti dell’azienda stessa. Finora il meccanismo era quello del silenzio-assenso a sei mesi, da ora quel meccanismo non esiste più. Il lavoratore può rifiutare l’iscrizione, ma i tempi sono stretti. Ha 60 giorni dall’inizio del rapporto di lavoro per rinunciare, compilando un modulo dedicato. Senza rinuncia formale l’iscrizione resta valida e diventa irreversibile: chi aderisce, per scelta o per automatismo, non può più tornare al vecchio regime del TFR in azienda. In caso di rinuncia invece il TFR maturando può essere indirizzato a un’altra forma di previdenza complementare scelta dal lavoratore, oppure restare in azienda. Attenzione però: se l’azienda ha più di 50 dipendenti, il TFR non resta comunque in azienda ma confluisce nel Fondo di Tesoreria INPS, come già previsto dalle regole generali.  Per chi ha già lavorato in passato non cambia nulla in automatico: restano valide le scelte già fatte su fondo pensione e TFR, salvo nuova decisione del lavoratore. Il datore di lavoro deve comunque informarlo sulle opzioni disponibili e verificare la scelta già effettuata.

TFR e contributi: chi versa cosa e cosa cambia

Con l’adesione automatica al fondo arrivano il TFR maturando, il contributo del datore di lavoro (quando previsto dal contratto collettivo) e, in alcuni casi, un contributo a carico del lavoratore. Quest’ultimo, però, non è obbligatorio se la retribuzione annua lorda è inferiore al valore dell’assegno sociale INPS, fissato per il 2026 in 546,24 euro per 13 mensilità.
Cambia la gestione finanziaria dei contributi: i versamenti dell’adesione automatica non vengono più collocati di default nel comparto garantito, ma in un comparto più coerente con l’età e con l’orizzonte temporale del lavoratore, cioè con quanti anni restano prima della pensione. Un altro cambiamento, in teoria, riguarda la portabilità: dal 31 ottobre 2026 sarà possibile trasferire ad altra forma pensionistica anche il contributo versato dal datore di lavoro, cosa oggi non consentita se si lascia il fondo di categoria.

Pensione integrativa: arrivano più opzioni al momento di incassare

C’è poi una novità che riguarda l’uscita dal mondo del lavoro e si deve decidere come utilizzare il capitale accumulato. Si potrà ancora incassare tutto in un’unica soluzione, ma solo se l’importo maturato non supera una soglia stabilita dalla normativa, che varia in base a genere ed età al momento del pensionamento (per conoscere la propria situazione bisogno chiedere al proprio fondo pensione o a un sindacato). Ma sono possibili altre opzioni da ora: rendite temporanee (un reddito periodico per un tempo definito); prestazioni programmate o frazionate (il capitale viene erogato a rate nel tempo); formule miste (una parte di capitale subito e il resto sotto forma di rendita). Ogni lavoratore potrà scegliere la combinazione preferita per incassare.

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