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Carlo Fiore: «Perché bisogna amare la colonna sonora del male»

Carlo Fiore: «Perché bisogna amare la colonna sonora del male»

Nel suo nuovo libro, «La musica dei cattivi», l’autore analizza il continuo accostamento tra l’opera, le sinfonie classiche e i personaggi malvagi di film e serie tv. Invitando a superare i pregiudizi e tornare a riscoprire l’incanto di certe note sublimi.

«Clavicembalo? Basta la parola per evocare orrore e ragnatele! Wagner no, perché sa di nazismo; Šostakovič neppure perché non abbiamo capito che Fantozzi voleva condannare il conformismo anziché farne una bandiera». È tagliente Carlo Fiore nel raccontare il suo ultimo libro (di una lunga serie). S’intitola La musica dei cattivi, è appena uscito per Neri Pozza, parte dal fotografare un preconcetto, per smentirlo. Per smantellare l’idea che la musica classica sia la colonna sonora della malvagità, almeno nella cultura pop.

Un grande equivoco

Non c’è film o serie tv in cui assassino, terrorista, serial killer, scienziato pazzo, maniaco, megalomane, mafioso, mostro di ogni genere non ami quel genere, non vada volentieri all’opera, quando non suona in prima persona uno strumento. «Di più: se in sottofondo sentiamo un brano di musica classica, possiamo scommettere che sulla scena stia per accadere qualcosa di brutto, o che il personaggio in questione celi un certo grado di malignità. La trovata risale agli albori del cinema ma, sia pur nel mutare di personaggi e ambientazioni, ha finito per attestarsi come luogo comune: un grande equivoco che nel pubblico più assuefatto agli stereotipi dei media visivi ha insinuato, quantomeno, una forma di sospetto nei confronti di quest’arte» si legge nella sinossi del volume.

Fiore, musicologo e art director, insegnante di storia della musica al Conservatorio di Palermo, cita personaggi noti al grande pubblico come Dracula, Sherlock Holmes o Mercoledì Addams, non dimenticando i casi virtuosi.

Carlo Fiore: «Perché bisogna amare la colonna sonora del male»
La copertina del libro di Carlo Fiore

Un imprinting negativo

«Nel libro ho provato a spiegare come mai tante persone siano scettiche rispetto alla musica classica se non addirittura terrorizzate da essa, dagli strumenti e dai luoghi che la simboleggiano» spiega l’autore a Panorama.it, prima di aggiungere: «Oggi che tutto è antico e che un revival tira l’altro, la distinzione netta tra il pubblico dei teatri d’opera e delle sale da concerto e quello che frequenta altri spettacoli è sparita, eppure rimane ancora un pregiudizio; ma invece di studiarlo per l’ennesima volta da un palco o da una platea, l’ho analizzato dal punto di vista di chi resta a casa e accende la tv. Un film oggi, una serie domani, il cinema e la tv più usuali sfruttano da circa un secolo la musica classica come icona sonora del male, del villain, del malaugurio e della tragedia, con l’effetto collaterale di creare nel pubblico un imprinting negativo: musica classica? si salvi chi può! La musica più bella che finisce così per arretrare rispetto al timore subcosciente che possa fare del male come i personaggi che se ne circondano (dai seria killer ai mafiosi, dai super-cattivi ai malvagi “devianti” di ogni tipo, specialmente e istruiti)».

Per fortuna, c’è spazio per un cauto ottimismo: «E se i cattivi veri fossero invece proprio quelli che si privano della musica d’arte senza conoscerla?» conclude Fiore, che anticipa: «Nel finale scommetto proprio su questo e su una possibilità, in gran parte femminile, di salvezza».

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