Quattro tazzine monumentali hanno attraversato i canali di Venezia in occasione della Biennale Arte 2026. È l’ultimo capitolo della illy Art Collection, il progetto con cui illycaffè trasforma la celebre tazzina da espresso in una tela, affidandola all’interpretazione di quattro artisti di fama internazionale. A raccontare la visione culturale dietro l’iniziativa è l’amministratore delegato di illycaffè, Cristina Scocchia, che con Panorama affronta anche le sfide del contesto internazionale: dall’impennata del costo del caffè verde alle tensioni geopolitiche, fino alle strategie messe in campo dall’azienda per sostenere la crescita e il posizionamento globale.
In che modo quest’ultima illy Art Collection, legata al tema della Biennale In Minor Keys, rappresenta una evoluzione del dialogo tra il caffè e il mondo dell’arte?
“Dal 2003 siamo main partner della Biennale Arte: abbiamo scelto l’arte per esprimere la nostra identità e quei valori di eccellenza, di etica, di sostenibilità che caratterizzano il nostro modo di fare azienda. Così questa partnership ci permette ogni due anni di reinterpretare a modo nostro la tematica della Biennale. Il tema di quest’anno, In Minor Keys, ci è piaciuto molto perché è un invito ad andare oltre alla teatralità del presente, per porsi all’ascolto di tutta la realtà che ci circonda e scovare quelle note di bellezza più profonde che di solito sono invece sopraffatte dal rumore”.
Perché avete deciso di coinvolgere quattro artisti che provengono da culture e generazioni diverse?
“L’idea è sempre quella di cercare di mettere a disposizione le nostre tazzine come fossero una tela bianca su cui ogni artista cerca di esprimere i propri valori e la propria visione del mondo, senza filtri. Quindi in ogni edizione della Biennale ne scegliamo alcuni, solitamente quattro, di Paesi, di etnie e di età differenti: l’arte è il linguaggio universale che crea dei ponti tra culture e mondi diversi e vogliamo che le nostre tazzine diventino una tavolozza su cui questi artisti si esprimono”.
Da un’immagine creata con l’Intelligenza artificiale a tazzine oversize reali che hanno attraversato i canali di Venezia. Che significato ha questo passaggio dal mondo virtuale al tangibile?
“Uno dei valori che sta dietro il nostro progetto di illy Art Collection è quello di rendere l’arte il più democratica possibile visto che non tutti possono permettersi di andare alla Biennale di Venezia. E il nostro obiettivo è usare un oggetto semplice e quotidiano, come può essere una tazzina da caffè, per veicolare questo messaggio. Quest’anno c’è stato un passo ulteriore: ispirandoci alle immagini delle tazzine oversize create due anni fa con l’Intelligenza artificiale, abbiamo deciso di realizzarle davvero. Quindi queste tazzine giganti hanno navigato i canali di Venezia. Si tratta di un modo per far uscire la Biennale Arte dai confini stretti dell’evento: si offre un aggancio stimolante affinché le persone si fermino e riflettano”.
Il progetto illy Art Collection, con le tazzine che diventano arte, è nato oltre 30 anni fa. Come ha preso forma l’idea?
“L’idea di queste tazzine è offrire un’esperienza multisensoriale. La nostra missione è offrire il miglior caffè che la natura sia in grado di produrre. Ma oltre al gusto e all’olfatto, per essere davvero un’esperienza multisensoriale abbiamo deciso trent’anni fa, con la prima tazzina disegnata da Matteo Thun, di toccare la vista. Da lì a poco sono nate le illy Art Collection che hanno coinvolto oltre 100 artisti. Così, mentre si gusta un caffè, oltre al gusto e all’aroma, si può allo stesso tempo godere di qualcosa di bello. Poi se, come nel nostro caso, si tratta di un messaggio culturale, allora riusciamo anche a toccare la mente delle persone”.
Come valuta invece il contesto internazionale attuale e le ripercussioni sulla filiera?
“Si tratta di una tempesta perfetta. Negli ultimi quattro anni non ci siamo fatti mancare nulla: dalle conseguenze della pandemia, alla guerra in Ucraina, fino al conflitto in Medio Oriente dopo il 7 ottobre. Poi si sono aggiunti i dazi, l’inflazione, la guerra in Iran, lo Stretto di Hormuz. Sono situazioni gravi che hanno appesantito il percorso di tutte le aziende. Nel settore del caffè c’è stato un rincaro fuori dal comune della materia prima: il caffè verde, che tra il 2015 e il 2021 si è sempre aggirato intorno ai 100-130 centesimi per libbra, dal 2022 è iniziato crescere in modo esponenziale fino a toccare lo scorso anno 439 centesimi per libbra”.
Nonostante questo, nel 2025 illycaffè ha raggiunto ricavi record pari a 700 milioni di euro.
“Abbiamo sempre creduto che per uscire dalla tempesta si dovesse accelerare. Di fronte a una salita, accelerare è l’unico modo per scollinare. Quindi abbiamo deciso di investire, soprattutto a livello di espansione internazionale: abbiamo investito negli Stati Uniti dove siamo cresciuti del +20% per il quarto anno di fila. E poi a gennaio del 2025 ho deciso di iniziare a investire di più in Europa: in un mondo caratterizzato da dazi e protezionismo, l’Europa può essere un porto sicuro. Il risultato c’è stato: il 2025 si è chiuso con un +23% per i paesi europei. In Italia, che è il nostro mercato principale anche se molto maturo, l’anno scorso siamo cresciuti di +14%. E se guardo all’orizzonte temporale tra il 2022 e il 2025, in quattro anni l’azienda è passata da 500 a 700 milioni di euro”.
È con questa visione sull’Europa che lo scorso anno è stata completata l’acquisizione del distributore svizzero illycaffè AG?
“Sì. Nel momento in cui l’Europa è diventata una priorità, abbiamo deciso di gestire in maniera diretta anche la Svizzera. Il mercato svizzero è piccolo ma è molto Premium e l’acquisizione del distributore ci ha permesso di avere una filiale diretta che sta accelerando la distribuzione e la visibilità del nostro prodotto”.
Invece cosa ci può dire riguardo all’acquisizione di Capitani, l’azienda che produce macchine per il caffè?
“Nel momento in cui si vuole offrire la miglior qualità in tazza possibile, la macchina gioca un ruolo importante. La qualità in tazza dipende infatti da due cose: il caffè della miscela e la macchina con cui lo si fa. Se la macchina non è all’altezza, la miscela rischia di rovinarsi. La decisione di integrarsi a monte ha l’obiettivo strategico di permetterci di controllare tutto il sistema caffè e macchina. Poi c’è anche un obiettivo più tattico. Nel contesto di protezionismo e di dazi, le catene logistiche sono sempre sotto pressione. Avere la possibilità di integrarsi e avere la produzione in Italia invece che in diversi paesi europei ed extra europei, accorcia la catena logistica”.
In che modo lo Stretto di Hormuz sta incidendo sull’intera filiera?
“Dallo Stretto passa l’urea che è fondamentale per produrre i fertilizzanti che a loro volta sono fondamentali nelle piantagioni di caffè: più costa il fertilizzante più costa il caffè verde prodotto nelle piantagioni. Il secondo impatto è ovviamente sulla catena logistica: è aumentato il costo dei container. Mediamente costano tra i 300 e i 400 dollari in più rispetto al contesto pre-crisi, inoltre è più difficile reperirli. E poi il costo dell’energia è in aumento”.
Oltre agli investimenti nei mercati esteri e all’accorciamento della catena logistica, quali sono le principali strategie che illycaffè sta mettendo in campo?
“Puntiamo a uscire dalla crisi internazionale grazie alla crescita. Che significa investire sia nella comunicazione della nostra marca in tutti i Paesi, soprattutto in quelli in cui siamo meno
conosciuti, sia investire in innovazione. L’anno scorso abbiamo introdotto sul mercato le X Caps, con le capsule che sono realizzate in alluminio riciclato all’85%. Sempre nel 2025 abbiamo lanciato Coffee B: sono piccole sfere ricoperte di alginato che, dopo aver preparato il caffè, possono essere messe in giardino o in una pianta e diventano concime”.





