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Flat tax e IRPEF fino a 60mila euro, Tajani riapre il cantiere fiscale: chi potrebbe pagare meno tasse

Flat tax e IRPEF fino a 60mila euro, Tajani riapre il cantiere fiscale: chi potrebbe pagare meno tasse

Antonio Tajani rilancia la riduzione dell’IRPEF fino a 60mila euro e la flat tax sulle tredicesime in vista della Manovra 2027. Ecco cosa potrebbe cambiare per lavoratori, dipendenti e partite IVA

La campagna per la Manovra 2027 è partita con mesi di anticipo e, come spesso accade quando il calendario della politica fiscale è ancora lontano dalla prova dei conti, tornano in scena le grandi promesse che parlano direttamente alla parte più ampia e stressata del Paese fiscale: il ceto medio, i lavoratori dipendenti, le partite IVA, i professionisti e tutte quelle famiglie che negli ultimi anni hanno visto stipendi e redditi rimanere fermi mentre inflazione, bollette e costo della vita continuavano a correre.

Dal palco del Festival del Lavoro di Roma, Antonio Tajani ha riportato al centro due dei temi più discussi degli ultimi anni: l’estensione della riduzione IRPEF fino alla soglia dei 60mila euro e la detassazione delle tredicesime. Due misure che, almeno nelle intenzioni del vicepremier, dovrebbero alleggerire la pressione fiscale e aumentare il potere d’acquisto degli italiani, ma che riaprono immediatamente anche il tema più delicato di tutti: quello delle coperture economiche.

IRPEF fino a 60mila euro: cosa potrebbe cambiare davvero

La proposta rilanciata da Tajani riguarda il secondo scaglione IRPEF, quello oggi tassato al 33 per cento. Con l’ultima riforma fiscale il Governo aveva già ridotto l’aliquota dal 35 al 33 per cento per i redditi compresi tra 28mila e 50mila euro, lasciando invece invariata la soglia oltre la quale scatta il 43 per cento.

L’idea ora sarebbe quella di allargare questo scaglione fino a 60mila euro, consentendo quindi a chi supera i 50mila euro di reddito di continuare a pagare il 33 per cento anziché entrare immediatamente nell’aliquota massima.

Tradotto in termini pratici, significherebbe uno sconto fiscale soprattutto per la fascia medio-alta dei lavoratori dipendenti e dei professionisti, cioè quella che negli ultimi anni è diventata centrale nel dibattito politico sulla pressione fiscale. Non si parla quindi di una flat tax generalizzata, ma di un ulteriore intervento sulla progressività dell’IRPEF per alleggerire il carico sui redditi medio-alti.

Attualmente le aliquote IRPEF 2026 sono divise così:

  • 23 per cento fino a 28mila euro;
  • 33 per cento da 28.001 a 50mila euro;
  • 43 per cento oltre i 50mila euro.

Portare la soglia del secondo scaglione a 60mila euro significherebbe evitare il salto immediato al 43 per cento per una parte di contribuenti che oggi viene considerata “ceto medio produttivo” dal centrodestra.

Il nodo delle coperture resta enorme

Il problema, però, resta sempre lo stesso: tagliare le tasse costa. E costa molto.

L’ultima revisione IRPEF approvata con la Manovra 2026 è costata circa 2,8 miliardi di euro, motivo per cui il Governo aveva deciso di fermarsi alla soglia dei 50mila euro senza spingersi oltre.

Estendere ancora il secondo scaglione richiederebbe nuove risorse importanti in una fase in cui il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti continua a mantenere una linea molto prudente, soprattutto considerando l’incertezza economica internazionale, la crescita debole e i margini di bilancio sempre più stretti.

Ed è proprio qui che la distanza tra annunci politici e sostenibilità finanziaria torna a essere evidente: la fase delle dichiarazioni è quella in cui tutto sembra possibile, ma il momento decisivo arriverà soltanto a fine 2026, quando bisognerà trovare realmente le coperture nella Legge di Bilancio.

Flat tax sulle tredicesime: il ritorno di una vecchia idea

L’altro grande tema rilanciato da Tajani è quello della detassazione delle tredicesime, una proposta che il centrodestra porta avanti ormai da anni e che era già stata evocata dal viceministro Maurizio Leo nel 2023.

Secondo Tajani, intervenire sulla tassazione della mensilità aggiuntiva servirebbe ad aumentare immediatamente il potere d’acquisto dei lavoratori, soprattutto in un momento in cui consumi e stipendi continuano a mostrare segnali di sofferenza.

Il tema è particolarmente sensibile perché le tredicesime, a differenza di altre voci presenti in busta paga, vengono tassate in maniera piena e spesso risultano più “pesanti” proprio per l’assenza di bonus e detrazioni che normalmente alleggeriscono il prelievo fiscale durante l’anno.

Negli ultimi mesi il Governo ha già introdotto una serie di flat tax agevolate su premi di produttività, straordinari e aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali, ma la tredicesima è rimasta esclusa dalle misure strutturali.

Eppure il costo di una vera detassazione generalizzata sarebbe enorme: il valore fiscale delle tredicesime viene stimato attorno ai 14,5 miliardi di euro. Una cifra che rende l’operazione estremamente complessa senza nuovi tagli di spesa o nuove entrate.

Perché il tema fiscale torna centrale

Il ritorno del dibattito su IRPEF e flat tax arriva in un momento in cui il peso delle tasse è tornato a essere uno dei temi più sensibili per milioni di italiani. Non riguarda soltanto autonomi e partite IVA, ma anche lavoratori dipendenti che vedono stipendi erosi dall’inflazione e famiglie che faticano sempre di più a sostenere spese ordinarie.

Per questo le parole di Tajani hanno immediatamente riacceso attenzione online e discussioni politiche: l’idea di pagare meno tasse continua a essere uno dei temi più forti nel consenso elettorale italiano, soprattutto per quella fascia di contribuenti che si sente esclusa sia dagli aiuti sociali sia dalle vere agevolazioni fiscali.

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