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La memoria del genocidio degli armeni diventa un film: storia della scrittrice che l’ha raccontato

La memoria del genocidio degli armeni diventa un film: storia della scrittrice che l’ha raccontato
La scrittrice Antonia Arslan (Getty Images)

Terminate le riprese del docufilm su Antonia Arslan. Un viaggio tra memoria armena e vita privata, diretto da Giulia Belluco per Eriadorfilm

Il docufilm Antonia Arslan, prodotto da Eriadorfilm, porta sullo schermo una testimonianza che intreccia vicende personali e storia collettiva. La scrittrice, oggi 88 anni, apre le porte della sua casa per offrire un ritratto inedito. Dalla prima infanzia sulla Riviera del Brenta durante la guerra fino ai soggiorni a New York, passando per le Dolomiti e l’Isola degli Armeni a Venezia, il racconto ripercorre le tappe di una vita estremamente complessa e variegata.

Sullo sfondo, resta la profonda ferita del genocidio avvenuto tra il 1915 e il 1923, mai riconosciuto dai turchi. Arslan ne scoprì la portata da bambina grazie al racconto del nonno, il patriarca Yerwant Arslanian. Quell’evento segnò il punto di partenza per una ricerca personale e intellettuale durata una vita intera.

Dalla letteratura all’impegno sociale

Docente di letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova, la scrittrice ha iniziato a dare forma al proprio percorso riscoprendo e traducendo il poeta Daniel Varujan. La notorietà internazionale è arrivata nel 2004 con La masseria delle allodole, edito da Rizzoli, opera che festeggia 22 anni dalla pubblicazione. Il romanzo, incentrato sul massacro degli antenati in Anatolia, ha conquistato la vittoria al Premio Giuseppe Berto e al Premio Stresa, arrivando in finale al Premio Campiello. Dal libro è stato tratto anche il film diretto dai fratelli Taviani, candidato a tre David di Donatello.

Un progetto culturale a sostegno dell’Armenia

La pellicola non si limita alla narrazione biografica. Il progetto si collega infatti a una serie di iniziative concrete di supporto sociale. Tramite l’associazione Casa di Cristallo, l’opera sostiene l’ospedale Redemptoris Mater di Ashotsk. La struttura sorge a 2040 metri di altitudine nella provincia di Shirak, fra le imponenti e suggestive montagne armene. Fondato nel 1988 per volontà di papa Giovanni Paolo II dopo il terremoto che devastò il Paese, il polo sanitario rappresenta l’unico presidio medico per circa 13 mila persone ed è gestito dal religioso camilliano Mario Cuccarollo, presente sul territorio da oltre 35 anni.

Il lungometraggio vede la regia di Giulia Belluco, impegnata anche come produttrice con Eriadorfilm. Il soggetto e i testi portano la firma di Francesca Visentin, con la collaborazione di Matteo Strukul e Silvia Gorgi. La realizzazione ha ottenuto il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e il sostegno della Regione del Veneto. La presentazione ufficiale al pubblico è prevista in occasione della prestigiosa Mostra del Cinema di Venezia, nel 2027.

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