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Il delitto del terzo piano, Laetitia Casta in trame alla Hitchcock

Il delitto del terzo piano, Laetitia Casta in trame alla Hitchcock

Un’indagine, una riconquista amorosa e un omaggio al cinema del maestro del brivido. Con tanto di scena della doccia…

Sulla scia del cinema di Alfred Hitchcock, di cui il 29 aprile ricorre l’anniversario della morte. Il delitto del 3° piano di Rémi Bezançon è un evidente attore d’amore alle atmosfere del maestro del brivido. Gioca con i codici del cinema di genere, con rispetto, articolandosi su più strati: è un’indagine, ma anche una riconquista amorosa e un omaggio ai cineasti adorati dal regista francese, in Italia già noto per i film Travolti dalla cicogna e Il mistero Henri Pick con Fabrice Luchini. Questa volta invece si è affidato a Laetitia Casta, Guillaume Gallienne e Gilles Lellouche.

Laetitia Casta è Colette, appassionata di cinema hitchcockiano. Gilles Lellouche interpreta suo marito François, celebre autore di thriller. Vivono in un elegante palazzo borghese, immersi in una quotidianità raffinata ma logorata dalla routine. Passano le giornate a scrivere, correggere, limare parole… senza più riuscire a parlarsi davvero. Finché qualcosa cambia. Dalle finestre del loro appartamento iniziano a osservare i nuovi vicini: una coppia inquieta, nervosa, sempre sul punto di esplodere. Quello che nasce come un gioco voyeuristico si trasforma presto in un’ossessione. Una scomparsa improvvisa, un orologio macchiato di sangue, occhiali spia, rumori nel cuore della notte: ogni indizio sembra gridare che qualcosa di terribile sia avvenuto proprio lì, nell’appartamento del 3° piano.

Il delitto del terzo piano, Laetitia Casta in trame alla Hitchcock
Laetitia Casta nel film “Il delitto del 3° piano” (Credits: Jerico Films)

«Ho sempre immaginato i miei film come una sorta di caccia al tesoro, disseminata di riferimenti e di indizi, e anche qui ci sono clins d’oeil più o meno evidenti, non solo a Hitchcock ma anche ad altri cineasti e, in modo più discreto, ai miei stessi film», ha detto Bezançon.

«Hitchcock è stato ovviamente una fonte di ispirazione centrale, in particolare La finestra sul cortile. Bresson diceva che montare un film significa seguire gli sguardi, e Hitchcock porta questa idea al suo parossismo, scegliendo di non uscire mai dall’appartamento del protagonista», le osservazioni del regista de Il delitto del 3° piano (già in sala con Notorious Pictures). «Questo principio del punto di vista mi ha sempre affascinato e ho voluto giocarci a mia volta. Il film è pieno di riferimenti hitchcockiani: alcuni sono evidenti, altri più nascosti. Mi divertiva anche l’idea di deviare certe sequenze iconiche, come quella della doccia, invertendone i ruoli».

Una curiosità? Quest’anno ricorre il centenario di The Mountain Eagle, film muto e perduto di Alfred Hitchcock.

In questa clip in esclusiva un estratto del film Il delitto del 3° piano.

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