Un mix di horror e fantascienza che rimembra da un lato il capolavoro senza tempo Lost, dall’altro i meravigliosi (e inquietanti) racconti di Stephen King. Dalla fusione di queste due eccellenze prende vita From, ambientata in una città situata in un luogo e in un tempo indefiniti, disponibile in Italia su Paramount+.
La giornata trascorre tranquilla per gli abitanti, fra routine consolidate e chiacchiere al ristorante. Almeno fino a quando non cala il sole. In quel momento, la routine si trasforma in un inferno di imprevedibilità. Ed ecco che lo sceriffo Boyd Stevens avvisa tutti di serrarsi immediatamente nelle loro case, munite di amuleti molto particolari che tengono lontano qualsiasi mostro. Eppure, queste entità terrificanti e potentissime regnano indisturbate durante la notte, manipolano pensieri e desideri dei cittadini, danneggiando in modo irreparabile chiunque si sottragga alle loro regole. Ne parliamo con gli attori Catalina Sandina Moreno e Scott McCord (nella serie, rispettivamente, Tabitha Matthews e Victor).
Il rapporto tra Tabitha e Victor è unico: lei è una madre che ha perso un figlio, e lui è un «bambino-uomo» che ha perso la madre. Sentite che i vostri personaggi si siano «adottati» a vicenda per colmare quei vuoti emotivi?
Sì, fin dalla prima stagione si percepisce quanto Tabitha sia calorosa con Victor senza una ragione apparente. Il modo in cui lo tratta è affettuoso, pieno di cura e pazienza. Solo una madre potrebbe trattare un bambino in quel modo. Questa è una delle cose più belle della serie: noi non sappiamo nulla dei nostri personaggi, mentre i creatori sanno tutto. Così iniziano a costruire relazioni fin dall’inizio, così che abbiano senso una volta che avremo le risposte. È la prima volta che Victor prova affetto per qualcuno, quando hanno iniziato a connettersi nei tunnel. Poi, il momento più significativo è quando Tabitha lo abbraccia nella seconda stagione. C’è sicuramente un elemento materno in questo rapporto. E è in quel momento e in quell’abbraccio, che il vuoto a cui ti riferivi è stato colmato.
Cosa pensate che rappresenti davvero il «bambino in bianco» per Victor? È un amico, una guida o forse una parte della sua stessa psiche che cerca di impedirgli di perdere la ragione?
Dopo il massacro, la prima cosa che Victor vide fu proprio il «bambino in bianco». Per lui, è stato un amico e una guida. Ma c’è stato un lungo periodo, prima dell’arrivo della famiglia Matthews (la famiglia di Tabitha), in cui Victor non ha visto il «bambino in bianco». Per questo, si era convinto che fosse tutto un sogno. A ogni modo, la storia tra loro due continua a evolversi. Si può dire che il «bambino in bianco» sia una guida per tutti: appare nei momenti in cui i personaggi hanno più bisogno di aiuto, fornisce loro una direzione in quel posto folle perché non cadano nella più completa disperazione.
Tabitha ha la tendenza istintiva a «riscrivere» la realtà per proteggere i suoi figli. Come hai lavorato su questo tratto per assicurarti che non sembrasse una mera debolezza, quanto piuttosto un meccanismo di difesa derivante dalla perdita di Thomas?
È tutto nella sceneggiatura. Quando hai una scrittura eccellente e un creatore che sa cosa stia facendo, puoi abbandonarti alla scrittura stessa, e quello è già metà del tuo lavoro. Tra me e John Griffin (il regista di From) vi è un grande rapporto di collaborazione; abbiamo avuto lunghe discussioni su come il mio personaggio (Tabitha) avrebbe parlato ai bambini, su come si sarebbe relazionata a loro e sul perché agisca in un certo modo. Non è uno scontro, ma una collaborazione creativa e amichevole in cui costruiamo qualcosa insieme partendo dalle idee di entrambi.
Victor è il cuore tragico di From. Secondo te, la sua conoscenza della Città è un dono che alla fine lo salverà, o è la maledizione che lo terrà legato a quel luogo per sempre?
Penso che sia il fascino dell’intera storia, perché noi non lo sappiamo e non lo sa nemmeno Victor. Credo che lui sia consapevole di queste cose, e viene spinto verso una consapevolezza ancora maggiore da Tabitha, grazie alla fiducia che ripone in lei. I suoi ricordi sono al tempo stesso il suo dono e la sua maledizione. Victor stesso lo ha dichiarato all’inizio della serie, mentre disegnava Juliet: «Non ero sicuro se fossero sogni o no». Quindi quello che vive è un conflitto bellissimo. Ma spero possa uscirne. Sarebbe bello per lui avere una vita normale nel mondo esterno, godersi suo padre, godersi la realtà. Ma nella città di From, non si sa mai cosa potrebbe succedere.
