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Perché l’Iran può resistere mesi all’assedio americano: il report della Cia

Perché l’Iran può resistere mesi all’assedio americano: il report della Cia

Un’analisi riservata rivela che l’Iran conserva il 70% delle scorte missilistiche nonostante i raid. Nel frattempo, nuovi scontri nello Stretto di Hormuz tra Stati Uniti e Iran: il fragile cessate il fuoco vacilla.

Il fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran vacilla nuovamente nel Golfo Persico dopo una nuova escalation militare nello Stretto di Hormuz. Nelle ultime ore Washington e Teheran si sono accusate reciprocamente di aver violato la tregua, mentre missili, droni e attacchi navali hanno riportato la regione sull’orlo di un nuovo conflitto aperto.

Secondo quanto riferito da un alto funzionario americano a Fox News, le forze armate statunitensi hanno colpito il porto iraniano di Qeshm e alcune installazioni nell’area di Bandar Abbas, importante snodo strategico sullo Stretto di Hormuz. Lo stesso funzionario ha però precisato che le operazioni non rappresenterebbero una ripresa formale della guerra. Successivamente, un’altra fonte statunitense ha confermato anche un attacco contro il checkpoint navale iraniano di Bandar Kargan, nella provincia di Minab.

La sfida navale tra droni kamikaze e cacciatorpediniere

La risposta iraniana non si è fatta attendere. L’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, ha sostenuto che la Marina iraniana abbia lanciato missili e droni kamikaze contro tre cacciatorpediniere americani impegnati nel transito nello Stretto di Hormuz. Secondo la versione iraniana, le unità navali statunitensi sarebbero state costrette a ritirarsi verso il Mare d’Oman dopo l’attacco. «I cacciatorpediniere della forza terroristica statunitense stanno fuggendo verso il Mar d’Oman», ha scritto Tasnim, aggiungendo che l’operazione sarebbe stata condotta con «missili e droni kamikaze». Anche il quartier generale Khatam al-Anbiya delle forze armate iraniane ha accusato Washington di aver violato il cessate il fuoco colpendo navi iraniane. In una nota ufficiale, Teheran ha promesso una risposta immediata a eventuali nuovi attacchi: «Risponderemo con la forza e senza alcuna esitazione».

Centcom smentisce la versione iraniana

Dal canto suo il Comando Centrale statunitense (CENTCOM) ha diffuso una versione completamente diversa dell’accaduto. Secondo Washington, le unità americane sarebbero state attaccate «senza provocazione» durante il transito nello Stretto di Hormuz diretto verso il Golfo dell’Oman. Nel comunicato il CENTCOM ha precisato che i cacciatorpediniere USS Truxtun, USS Rafael Peralta e USS Mason sarebbero stati bersagliati da missili, droni e piccole imbarcazioni iraniane mentre attraversavano il canale marittimo internazionale. Gli Stati Uniti sostengono di aver neutralizzato tutte le minacce senza subire danni. «Nessun obiettivo statunitense è stato colpito», ha dichiarato il comando americano, aggiungendo che le forze Usa hanno successivamente colpito siti militari iraniani ritenuti responsabili dell’attacco, compresi lanciatori di missili e droni, centri di comando e strutture di intelligence e sorveglianza. Washington insiste sul fatto di non cercare un’escalation militare. «Il CENTCOM non cerca un allargamento del conflitto, ma resta pronto a proteggere le forze americane», conclude la nota.

La diplomazia del “colpetto” e la resistenza di Teheran

A incendiare ulteriormente il clima è stato il presidente Donald Trump, intervenuto prima in un’intervista ad ABC News e poi con un lungo messaggio pubblicato su Truth Social. Il presidente americano ha definito gli attacchi contro obiettivi iraniani un «semplice colpetto», sostenendo che il cessate il fuoco resti comunque formalmente in vigore. Trump ha poi celebrato il passaggio delle tre unità navali americane attraverso Hormuz parlando di una «vittoria totale» contro le forze iraniane. Secondo il presidente, missili e droni lanciati contro i cacciatorpediniere sarebbero stati distrutti senza difficoltà. «Gli attaccanti iraniani hanno subito danni gravissimi. Sono stati completamente distrutti insieme a numerose piccole imbarcazioni», ha scritto Trump, aggiungendo che i droni iraniani sarebbero stati «inceneriti in volo». Il presidente americano ha inoltre rilanciato la pressione su Teheran sul dossier nucleare. «L’Iran è guidato da pazzi e, se potesse ottenere un’arma nucleare, la userebbe senza esitazione», ha dichiarato, ribadendo che Washington agirà «in modo molto più duro e violento» se la Repubblica islamica non accetterà rapidamente un accordo.

L’Iran puo’ resistere mesi all’assedio

Le difficoltà di Washington emergono però anche da una valutazione riservata della Cia anticipata dal Washington Post. Secondo l’intelligence americana, l’Iran sarebbe in grado di resistere al blocco navale imposto dagli Stati Uniti per almeno tre o quattro mesi prima di subire conseguenze economiche realmente critiche. L’analisi sostiene inoltre che Teheran conserverebbe ancora circa il 70% delle scorte missilistiche disponibili prima della guerra e il 75% dei lanciatori mobili. Secondo fonti d’intelligence, il regime iraniano sarebbe inoltre riuscito a riattivare gran parte dei depositi sotterranei danneggiati durante gli attacchi e a riprendere la produzione di alcuni sistemi missilistici, alimentando i timori di un conflitto molto più lungo del previsto. La crisi nel Golfo continua intanto ad avere pesanti ripercussioni sul traffico commerciale internazionale. Il segretario generale dell’Organizzazione marittima internazionale, Arsenio Dominguez, ha dichiarato che circa 1.500 navi e oltre 20 mila membri degli equipaggi risultano ancora bloccati nel Golfo Persico a causa delle restrizioni imposte dall’Iran nello Stretto di Hormuz. Nel frattempo cresce anche la pressione politica interna negli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Arabia Saudita e Kuwait hanno eliminato le limitazioni introdotte nelle ultime settimane all’utilizzo delle proprie basi militari e dello spazio aereo da parte delle forze americane dopo l’avvio dell’operazione «Project Freedom».

Il dispiegamento regionale e le esplosioni nella notte

La decisione, riferiscono fonti statunitensi e saudite citate dal quotidiano americano, rimuove uno degli ostacoli principali che avevano rallentato la missione navale statunitense destinata a garantire il passaggio delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Nel frattempo la tensione si è estesa anche ad altre aree della regione. L’agenzia iraniana Mehr ha riferito dell’attivazione dei sistemi di difesa aerea nella zona occidentale di Teheran, mentre poco prima della mezzanotte sono state segnalate esplosioni anche ad Abu Dhabi. Nelle ore precedenti diversi media iraniani avevano parlato di misteriose esplosioni nel sud-est del Paese, vicino allo Stretto di Hormuz. L’agenzia Fars, vicina alle Guardie Rivoluzionarie, ha riferito inizialmente di detonazioni nei pressi di Bandar Abbas e dell’isola di Qeshm, parlando poi di «scambi di fuoco tra le forze iraniane e il nemico». Secondo un altro rapporto, il molo di Bahman, sull’isola di Qeshm, sarebbe stato colpito direttamente durante gli attacchi. Tasnim ha infine attribuito le esplosioni a «attività ostili degli Emirati Arabi Uniti» nella zona portuale dell’isola. Il nuovo confronto militare riporta dunque lo Stretto di Hormuz al centro della crisi internazionale. Nonostante le dichiarazioni ufficiali sul mantenimento del cessate il fuoco, la situazione sul terreno appare sempre più instabile e il rischio di un’escalation regionale resta altissimo.

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