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A qualcuno piace caldo: la commedia per eccellenza rivive a teatro

A qualcuno piace caldo: la commedia per eccellenza rivive a teatro

Al Teatro Manzoni di Milano va in scena uno dei capolavori del cinema che ha visto tra i suoi protagonisti il trio Lemmon-Curtis-Monroe

“Questo spettacolo non è né un’imitazione, né una replica, anche perché sarebbe impossibile copiare sia Billy Wilder, uno dei più grandi geni della cinematografia mondiale, sia i tre iconici interpreti.

Ho però la fortuna di disporre di un cast eccezionale: Giulio Corso e Gianluca Ferrato, con cui ho già lavorato e che si cimenteranno rispettivamente nei ruoli che furono di Tony Curtis e Jack Lemmon, e Euridice Axel che mi ha sorpreso fin da subito dichiarando di non voler “fare” Zucchero, ma di voler essere Marilyn.”

Così Geppy Gleijeses, ultimo allievo prediletto di Eduardo De Filippo, racconta la sua versione di “A qualcuno piace caldo”, basato sull’adattamento di Mario Moretti, in scena al Teatro Manzoni di Milano dal 17 al 29 marzo.

Un’Euridice Axel pronta a interpretare uno dei suoi idoli, senza la presunzione di essere davvero Marilyn, ma con la convinzione che l’unica, o perlomeno la miglior direzione da intraprendere, fosse quella di continuare ad amarla avvicinandola sempre di più a se stessa.

Del resto, “Zucchero” è un personaggio che è stato cucito addosso a Marilyn: la sua ingenuità, il suo candore nel credere nell’amore, inciampando sempre negli stessi sbagli. Modernizzarlo avrebbe significato snaturarlo rendendolo lontano da quella sincera sognatrice, suonatrice di Ukulele che ha saputo incantare intere generazioni.

Sul palcoscenico funziona benissimo anche la complicità tra “Dafne” (Gianluca Ferrato) e “Josephine” (Giulio Corso).

Con loro, un nutrito gruppo di caratteristi, perché il teatro di Geppy Gleijeses è un teatro fatto con dovizia di scene, con bei costumi e soprattutto con un numero importante di attori, dove la gente può entrare mentalmente in un contesto

Un regista che ha diretto i propri attori facendoli in primis divertire, per godersi uno dei capisaldi del teatro: il travestimento, permettendo loro di essere liberi e senza rigidismi.

“Abbiamo preso la commedia delle commedie, i personaggi dei personaggi cercando però di dimenticarci dell’enorme caratura dei protagonisti originali per poterli interpretare senza paura di paragoni – spiega Giulio Corso – fidandoci che ciò che stavamo realizzando fosse qualcosa di nuovo, per non offrire al pubblico una semplice copia. Una favola raccontata a modo nostro.

A noi il duro compito e al pubblico l’ardua sentenza.”

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