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Calcio

Roma-show, ecco come Di Francesco ha cancellato il ricordo di Spalletti

Dalle perplessità estive al trionfo contro il Chelsea: difesa, identità di gioco e il recupero di El Shaarawy tra i meriti del tecnico ex Sassuolo

Non era scontato ritrovare la Roma ad altissimi livelli così in fretta. Non era scontato che Eusebio Di Francesco fosse capace in tre mesi di cancellare dubbi e perplessità sul suo standing da allenatore di una grande squadra e dimostrare di essere cresciuto professionalmente in fretta.

La notte trionfale contro il Chelsea in Champions League ha accelerato il processo e convinto anche gli scettici sulle potenzialità della Roma e del suo tecnico: i giallorossi non sono una meteora nella stagione e daranno fastidio a tutti quelli che progettano scudetto o qualificazione europea in campionato mentre è a questo punto molto probabile il passaggio agli ottavi di finale.

Che tutto accada dopo un'estate di cessioni (Szczesny, Rudiger, Paredes e Salah più l'addio di Totti al calcio) e con il cambio di panchina dal guru Spalletti all'esordiente ad alti livelli Di Francesco è un dato di merito ulteriore oltre che il frutto di un lavoro iniziato nella tournée americana e non ancora concluso. Il bilancio, però, è fin qui positivo anche se la partenza a razzo delle big della Serie A sta causando il paradosso per cui la Roma oggi sarebbe fuori dalle prime quattro posizioni. 

Il confronto numerico con Spalletti

Con una squadra indebolita sulla carta dal mercato, Di Francesco sta facendo un piccolo capolavoro. In termini numerici la sua partenza è stata eccellente pur scontando la doppia sconfitta casalinga contro Inter e Napoli in campionato: due match giocati benissimo dalla Roma per lunghi tratti ma alla fine portati a casa da Spalletti e Sarri grazie ai colpi dei propri campioni.

Un anno fa dopo l'11° giornata i giallorossi erano secondi in classifica con 23 punti, uno in meno di quanti ne hanno adesso con una gara da recuperare a Marassi contro la Sampdoria. La Roma di Di Francesco segna meno (17 gol contro 26) ma subisce anche un numero inferiore di gol e con 5 è al momento la migliore difesa del torneo.

Il confronto numerico regge anche con le prime 10 panchine di Spalletti nell'inverno 2016 dopo l'esonero di Garcia. Allora il toscano aveva messo insieme 25 punti avviando la rimonta che si sarebbe chiusa con il terzo posto, oggi Di Francesco è a quota 24 e perfettamente in linea.

Difesa di ferro e identità di gioco

Il merito maggiore del nuovo corso è stato dare in fretta un'identità di gioco alla squadra pur abbandonando alcuni dei canoni scelti da Spalletti. Per qualche settimana si è discusso, anche internamente allo spogliatoio, sulle posizioni di Nainggolan e Dzeko. Il risultato finale è che il bosniaco continua a segnare con regolarità e il belga, seppure a strappi, è il solito leader tecnico e caratteriale in campo.

I margini di miglioramento ci sono e su quelli Di Francesco sta lavorando per far fare un ulteriore salto di qualità. A colpire è la tenuta difensiva di un progetto basato sull'aggressione e il pressing a difesa alta. In estate si era visto l'abbozzo del lavoro con qualche passo a vuoto. Adesso tutto funziona a meraviglia e la difesa incassa poco con straordinario equilibrio: 5 gol presi in 10 partite di campionato di cui 3 in un'unica occasione contro l'Inter.

Coraggio e mentalità europea

Poi c'è il rendimento in Champions League che soprende considerata la scarsissima esperienza di Di Francesco in Europa. L'avventura del suo Sassuolo si era fermata dopo il girone anche a causa dei tanti infortuni. La Roma sta uscendo alla grande in un girone complicatissimo nel quale non sarebbe stato innaturale immaginarla come vaso di coccio in mezzo a Chelsea e Atletico Madrid.

Anche qui il processo di crescita è stato evidente. Il debutto all'Olimpico contro i colchoneros ha rappresentato il momento della resistenza: pareggio fortunato e strappato con i denti per evitare di mettersi subito spalle al muro. Poi la sfida col Qarabag con tante luci e qualche ombra e, infine, il doppio show con il Chelsea di Antonio Conte che ha incassato 6 reti in 180 minuti dai giallorossi.

Un percorso che ha cancellato critiche e sorrisini. Di Francesco si è preso definitivamente la Roma e ora avrà il tempo che serve per completare la sua opera. Non sarà semplice, perché il ritorno di Schick lo costringerà a immaginare movimenti diversi in una squadra che funziona bene. La riesplosione di El Shaarawy e l'utilizzo di Defrel nel ruolo che è stato di Salah confermano, però, come la stoffa e la capacità di variare sul tema siano uno dei punti di forza del tecnico.

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