Calcio

Crisi Milan, 377 milioni in due anni per rischiare di stare fuori dalla Champions

Prima Mirabelli e Fassone, poi Leonardo e Maldini: spese record senza ottenere risultati. Tutti gli errori delle ultime due estati

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Giovanni Capuano

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Il Milan scivola anche a Torino ed esce dalla zona Champions League dopo aver accarezzato il sogno di poterla agganciare. Un mese terribile, quello dei rossoneri, che sono passati dall'euforia del terzo posto a un crollo di prestazioni e risultati difficile da spiegare. La partita spartiacque è stato il derby contro l'Inter del 17 marzo, affrontato dopo una striscia di 5 vittorie consecutive.

Persa (male) la stracittadina è stato il diluvio: ko a Marassi con la Sampdoria, pareggio a San Siro con l'Udinese, caduta in casa della Juventus, successo illusorio con la Lazio e poi pari deludente a Parma e crollo all'Olimpico contro il Torino. In mezzo l'eliminaziona cocente nella semifinale di Coppa Italia per mano della Lazio.

Il conto della crisi lascia poco spazio a interpretazioni benevole: 5 punti conquistati in 7 giornate. Troppo poco per immaginare qualsiasi scenario da Europa che conta, col rischio di restare fuori anche da quella di riserva. Eppure il Milan viene da due anni di forti investimenti sul mercato per costruire una squadra competitiva.

Tutte le spese sul mercato negli ultimi due anni

Dal giugno 2017 al gennaio 2019 il Milan ha riversato sul mercato la bellezza di 377 milioni di euro (fonte Transfermarkt) con una saldo negativo di oltre 250. Non hanno badato a spese i cinesi di Li, con Fassone e Mirabelli alla guida del progetto sportivo naufragato in un anno fino al default e all'arrivo di Elliott.

E anche Singer, per mano di Leonardo e Maldini, ha messo a disposizione fondi importanti con l'aggiunta del bonus extra da 70 milioni nell'ultima finestra di gennaio per rinforzare la rosa di Gattuso inserendo Piatek (al posto di Higuain) e il giovane brasiliano Paquetà. Non è stato sufficiente per garantire il salto di qualità.

C'è un dato che deve fare riflettere. Gli undici titolari contro il Torino sono costati complessivamente 176 milioni di euro senza contare i soldi necessari per l'eventuale riscatto di Bakayoko. Allargando ai panchinari entrati nella ripresa si arriva a 235. Cifre incompatibili con la crisi di una squadra che non riesce a essere superiore ad avversari sulla carta meno dotati per stare nella parte alta della classifica. Vale per il Toro ma anche per l'Atalanta rivelazione di Gasperini.

Due mercati di flop

Da Bonucci, tornato alla Juventus dopo un anno in chiaro scuro, ad André Silva, Kalinic e Higuain l'elenco degli errori certificati è lungo e si fa prima a dire chi sta dimostrando di valere il denaro investito. E' il caso di Piatek, anche se dopo un avvio sfolgorante la sua media gol è crollata (2 nelle ultime 9 giocate), Paquetà per quello che ha mostrato pur dovendo crescere e Bakayoko su cui andranno, però, fatte profonde riflessioni a fine stagione.

Gli altri? Incostanti e mai decisivi Rodriguez (18 milioni), Kessié (28), Musacchio (18), Biglia (17) e Calhanoglu (22). Visti poco anche per problemi fisici Conti (24) e Caldara (35). Bocciati Higuain, il cui prestito per sei mesi è pesato per complessivi 18 milioni sul bilancio già affaticato del club, Kalinic (27), Andrè Silva (38), Bonucci (40 milioni poi riciclati nell'operazione Higuain), Laxalt, Castillejo e Borini, profili non da Milan.

Da salvare Donnarumma e Cutrone, prodotti del vivaio, oltre a Suso e Romagnoli, ovvero l'eredità della gestione Galliani. Troppo poco per giustificare due gestioni economiche e sportive che hanno partorito un 6° posto che poteva anche essere considerato l'avvio di un ciclo e una stagione che sta declinando verso il fallimento.

Nel conto vanno messe anche le scelte sull'allenatore: Montella prima e Gattuso poi. La proprietà cinese decise di tenersi l'Aeroplanino senza troppa convinzione, salvo poi scaricarlo a novembre per promuovere Gattuso dalla Primavera. Milanista doc, uomo di grandi valori, portatore di un rapporto complesso con Leonardo e messo a più riprese in discussione. 

Anche i suoi errori hanno pesato, ma è tutto l'impianto delle ultime due stagioni del Milan che è in discussione. Fuori dalla Champions League significherà dover rifare i calcoli con un rallentamento fisiologico del progetto di crescita per il ritorno ad alti livelli. Sullo sfondo i problemi di Fair Play finanziario e il contenzioso con la Uefa da risolvere al più presto.

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