Edoardo Frittoli

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Tutto inizia da un grossista ortofrutticolo di Roma, Massimo Cruciani. Quello che sarà il primo grande scandalo calcistico del campionato di calcio italiano (di serie A e B), esplode da una denuncia per truffa nei confronti di alcuni giocatori della Lazio, incontrati tramite un ristoratore suo cliente. I calciatori lo avevano indotto a scommettere pesante su alcuni incontri truccati del campionato 1979-80, non tutti poi terminati con il risultato concordato. Era il 1 marzo 1980. Tre settimane più tardi, domenica 23 marzo, al triplice fischio degli arbitri scattano gli arresti a bordo campo, con gli inquirenti in possesso di diverse prove della frode: pochi giorni prima Giorgio Morini, del Milan, ha infatti consegnato personalmente 20 milioni di lire a Cruciani per comprare il suo silenzio su mandato di Felice Colombo, allora presidente rossonero. La televisione riprende gli arresti dei giocatori coinvolti e per tutti scatta l'illecito sportivo, non essendo allora previsto il carcere per questo tipo di reato.

Poi i processi e le squalifiche, alcune a vita. E le retrocessioni per le società coinvolte nel "totonero", con Milan e Lazio relegate in serie B, mentre penalità di 5 punti andranno a BolognaPerugiaAvellino. Tra i calciatori, le posizioni più gravi risultano quelle di Enrico Albertosi, portiere del Milan, Massimo Cacciatori e Giuseppe Wilson, entrambi della Lazio: per i tre scatta la radiazione. I calciatori Pellegrini e Della Martira, rispettivamente dell'Avellino e del Perugia, vengono invece condannati a 6 e 5 anni di squalifica. Paolo Rossi, allora nel Perugia e coinvolto nello scandalo per la partita contro l'Avellino finita 2-2, riceve invece tre anni di squalifica. Pensa di lasciare l'Italia, ma dopo aver accettato l'invito di Boniperti ad allenarsi con la Juventus, saprà risalire la china sino ai mitici Mondiali dell'82.

Tra i dirigenti delle società, invece, la condanna più dura è per il presidente del Milan Felice Colombo, squalificato a vita, mentre un anno di sospensione tocca al presidente del Bologna Tommaso Fabbretti. Altri dirigenti, tra cui Giampiero Boniperti, vengono invece assolti.

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